Lug
9th

SONDAGGIO:Perchè bevete acqua in bottiglia? Lo chiediamo a voi!

Scrivi un commento a questo post e spiegaci perchè bevi acqua in bottiglia!!

In questo primo anno di vita, abbiamo riportato notizie di ogni genere riguardanti il mondo dell’acqua.  Abbiamo visto come viene sprecata, spesso dispersa nelle reti di distribuzioni. L’abbiamo ammirata nelle forme d’arte che l’anno utilizzata. Abbiamo imparato che è già una delle maggiori cause di guerre nel mondo.

Tra le tante notizie, molte si occupavano della sua commercializzazione. Designer che si contendevano la nuova forma di una bottiglia, e Imprenditori virtuosi che cominciavano ad avere a cuore il pianeta, cercando di trovare soluzioni non inquinanti almeno per le bottiglie utilizzate. Ogni anno in italia si consumano 10 miliardi di bottiglie.

Questo ci ha fatto porre una domanda: Perchè gli italiani bevono acqua in bottiglia? Aiutateci a capirlo, aggiungendo un commento. Spiegateci perchè.

Dicci Perchè bevi acqua in bottiglia

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Set
4th

Possono le nuvole salvare il pianeta?

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Navi «spruzzanuvole» contro il riscaldamento globale: uno scienziato britannico vuole spedire negli oceani centinaia di navi fantasma, capaci di creare giorno e notte delle scie d’acqua nebulizzata che riflettano meglio il calore del sole - ciò dovrebbe fermare il riscaldamento dell’atmosfera. La tecnica si rifà all’idea di un inventore tedesco - ha però i suoi rischi.


«FAR BRILLARE LE NUVOLE» - L’incredibile idea spicca se non altro per i bassissimi costi: per neanche 100 milioni di euro all’anno un terzetto di scienziati intende preservare il pianeta da un collasso climatico. Stephen Salter, dell’Università di Edimburgo, assieme a due colleghi ha progettato vascelli azionati da una tecnologia a motore rotante e robotizzati che durante il tragitto negli oceani spruzzano in aree specifiche minuscole goccioline d’acqua di mare nelle nuvole sovrastanti per 365 giorni all’anno, 24 ore su 24. Le goccioline spruzzate da questa flotta senza equipaggio agirebbero da nuclei di condensazione e dovrebbero far diventare le nubi sopra gli oceani le più chiare possibili. In pratica, le goccioline aumenterebbero la superficie in modo da «far brillare le nuvole» e riflettere più radiazioni del sole nello spazio; in questo modo si contrasterebbe il riscaldamento causato dai combustibili fossili.

COSTI - Salter è convinto che l’idea possa funzionare. «Sono necessarie 1.200-1.500 navi», ha spiegato il ricercatore. Queste misurerebbero circa 45 metri di lunghezza e peserebbero 300 tonnellate. Stando alle stime di Salter, i costi per questo cosidetto progetto di Geo Engineering, ovvero l’intervento umano nel sistema Terra, sarebbero del tutto modesti. «Per provare la fattibilità tecnica servirebbero circa 5 milioni di euro», ha detto lo scienziato. L’ulteriore sviluppo avrebbe costi attorno ai 20 milioni di euro. Una volta che le navi saranno in acqua potranno anche operare come laboratori scientifici galleggianti per raccogliere dati su meteo e inquinamento e informazioni sulle acque dell’oceano, sulle popolazioni marine e sui parametri chimici delle acque.

RAFFREDDARE L’ARTICO - «Dovrebbero essere costruite 50 navi all’anno, che poi sarebbero in azione per 24 ore su 24 per tutto l’anno», ha detto Salter. «Cinquanta navi all’anno basterebbero, secondo i nostri calcoli, per preservare lo status quo. La bellezza di questo sistema», continua Stephen Salter, autore di un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Philosophical Transactions della Royal Society, «è che funziona con vento e acqua marina. Si può applicare localmente, per raffreddare l’Artico o i mari attorno alle barriere coralline. Potremmo addirittura concederci di tornare indietro a una piccola era glaciale. Gli effetti possono essere attivati o interrotti completamente in caso dovesse accadere qualcosa di inaspettato».

EFFETTO MAGNUS - La tecnica delle navi spruzzanuvole si rifà a un’idea dell’ingegnere aeronautico tedesco Anton Flettner (1885-1961) - i rotori Flettner, una forza rotazionale aerodinamica sperimentata già 80 anni fa. Questi rotori sono costituiti da un cilindro ad asse verticale con pale fisse o mobili, che creano un momento motore che fa ruotare il cilindro intorno al suo asse verticale e un risucchio come intorno all’ala portante di un aereo. La spiegazione di questo effetto rimanda all’effetto Magnus. Esempi tipici sono i tiri a effetto, per esempio, nel gioco del calcio: colpendo la palla di taglio il calciatore le imprime una rotazione sull’asse che determina la più o meno accentuata incurvatura della traiettoria. Nel 1926 una nave che sfruttava la forza rotazionale, progettata da Flettner attraversò l’Atlantico, ma poi la tecnologia non fu sviluppata a causa della Grande depressione del 1929. Materiali moderni e aumento dei costi energetici hanno spinto a una rivalutazione del sistema.

GOCCIOLINE - Per Salter i rotori Flettner sono l’ideale perché si adattano benissimo per un controllo computerizzato. Le navi potranno muoversi a una velocità di crociera compresa tra 8 e 24 nodi e useranno turbine a elica anche per i generatori di nebbioline. L’acqua del mare verrebbe filtrata prima di essere spinta attraverso dischi del diametro di 15 centimeti perforati con un miliardo di buchi minuscoli, in modo da produrre una nebbia di goccioline ognuna più piccola di un micron. Queste gocce sarebbero poi sparate in cielo con ventilatori montati all’interno dei cilindri dei motori: le «navi creanuvola» saranno teleguidate da una centrale operativa. Nel mondo accademico l’idea Salter sembra convincere: «Potrebbe verosimilmente funzionare», ha detto Oliver Wingenter del New Mexico Institute of Mining and Technology di Socorro. Una delle conseguenze di questa forma di Geo Engineering, spiega lo scienziato, potrebbe però essere una diminuzione delle precipitazioni. Anche Salter ammette che, a livello regionale, queste navi fantasma potrebbero effettivamente influenzare il clima in maniera radicale.

Da “Corriere della sera”

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Set
4th

61ma conferenza ONU per il diritto all’acqua

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È cominciata oggi la 61esima edizione della Conferenza delle Nazioni Unite Dpi/Ong che, a differenza di quanto succede ogni anno, non si svolge a New York ma Parigi ed è dedicata ai diritti umani. Nel corso del seminario sul “Diritto all’Acqua” Guido Barbera, presidente del Cipsi – coordinamento di 46 Ong e associazioni di solidarietà internazionale - nel suo intervento ha dichiarato: “Non vogliono riconoscere il diritto all’acqua. Questo incontro tra Nazioni Unite e Ong a Parigi intende celebrare il 60esima anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, adottata a Parigi nel 1948. Ma c’è poco da celebrare. I diritti troppo spesso non sono riconosciuti e le stesse Nazioni Unite hanno rifiutato di riconoscere il diritto all’acqua nel mese di marzo 2008. Lanciamo una lettera aperta-appello alle Nazioni Unite per conoscere i motivi concreti per cui non vogliono riconoscere il diritto all’acqua. Le cifre parlano chiaro – osserva -: 3,4 milioni di persone muoiono ogni anno per non aver accesso all’acqua potabile e 2,6 miliardi di esseri umani, quasi la metà della popolazione mondiale, non hanno accesso a nessun servizio idrico e igienico”.

Riccardo Petrella (fondatore del Comitato internazionale Contratto mondiale dell’acqua e presidente Ierpe) in particolare ha sottolineato che “è urgente creare un’autorità mondiale per l’acqua e modificare la priorità della finanza mondiale a favore di investimenti in linea con il principio dell’acqua bene comune. Le agenzie che oggi esistono sono agenzie internazionali, non rappresentano l’umanità ma gli Stati membri e sovente gli Stati forti. Sono nate dopo la seconda guerra mondiale e sono sotto l’influenza del mondo economico e finanziario occidentale. Ma deve finire questa storia di una generazione di agenzie internazionali che da cinquant’anni servono solo a garantire gli interessi dominanti. È chiaro che l’agenzia che proponiamo noi non risolverà d’incanto tutti i problemi. Ma è necessario – prosegue – avere una nuova visione della mondialità con agenzie, non internazionali ma a nome dell’umanità, per garantire l’interesse generale dell’umanità nel campo dell’acqua come bene comune mondiale. I potenti si stanno già organizzando - ha continuato Petrella nel suo intervento -. Non posso mettere la mano sul fuoco ma credo che fra tre - cinque anni le grandi compagnie multinazionali che dipendono molto dall’acqua dolce come Nestlè, Danone, Pepsi, Coca Cola e le aziende dei settori che utilizzano l’acqua si metteranno d’accordo per gestire il problema dell’acqua secondo i meccanismi del mercato. E avremo un’autorità oligopolistica mondiale dell’acqua. C’è chi si sta organizzando per gestire quello che prima che un diritto universale sembra essere considerato una risorsa da sfruttare. Infatti – conclude – il presidente del World Economic Forum, Klaus Schwab, ha dichiarato che è necessario un patto mondiale dell’acqua. E subito Coca Cola e Pepsi si sono unite al coro. Dobbiamo lasciare che siano le multinazionali private a fare un patto mondiale per l’acqua? Il Patto mondiale devono farlo i cittadini non le multinazionali”.

La 61esima edizione della Conferenza è stata aperta dal Segretario Generale Onu Ban Ki-moon in video-conferenza. La promotrice dei diritti umani, Simone Veil, ha accettato di essere la relatrice principale. All’apertura della Conferenza hanno partecipato anche il Presidente dell’Assemblea Generale e il direttore generale dell’Unesco. Scopo della Conferenza è di evidenziare strumenti efficaci attraverso i quali la società civile, in collaborazione con gli altri attori, possa contribuire alla promozione dei diritti umani a livello internazionale, regionale, nazionale e locale.

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Set
2nd

Acqua alle stelle

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Nel giro di 5 anni il prezzo dell’acqua in Italia è aumentato di oltre il 35 per cento. In 12 mesi di quasi il 5 per cento, superiore al tasso d’inflazione.
A Bologna, ad esempio, i costi idrici sono tra i più alti del mondo.

In Italia l’acqua che consumiamo si paga in media il doppio degli americani ma la metà dei servizi. Tutto ciò emerge dal Rapporto internazionale sull’acqua Nus Consulting Group che da il quadro della situazione idrica nel nostro Paese e in altri 13 paesi del mondo.

Sempre a Bologna, per l’approvviggionamento idrico si pagano oltre 188 centesimi al metro cubo; segue Palermo con 157 centesimi, poi Firenze con 137 centesimi. A Roma invece nel 2008 il costo dell’acqua è di 90 centesimi al metro cubo ma è a Milano che si trova l’acqua più a buon mercato con poco più di 23 centesimo a metro cubo.

Via “blogosfere”

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Set
2nd

Con Waterboard l’acqua digitale diventa interattiva

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Waterboard è un progetto interattivo che simula le reazioni che può avere un fluido come l’acqua in base alle azioni compiute dall’utente.


Link diretto al video su Youtube

Via “trickblog

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Ago
28th

Italia sprecona 2

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Riassumiamo riportandovi un articolo del Corriere della Sera, i valori relativi all’acqua che consumiamo quotidianamente; non solo quella che beviamo ma anche tutta quella utilizzata per realizzare i prodotti che normalmente usiamo.

Ogni volta che beviamo un bicchiere di vino consumiamo 120 litri d’acqua. Se mangiamo un uovo, 135 litri. Per indossare una maglietta di cotone ne abbiamo utilizzati 2 mila. E se per pranzo ordiniamo un hamburger da 150 grammi, dobbiamo sapere che è «costato » 2.400 litri. Possibile? La risposta può essere intuitiva. Basta pensare a quanta acqua è servita per irrigare la vite, per far crescere la gallina, per coltivare il cotone e per sfamare e dissetare un manzo macellato all’età di 3 anni.

Acqua «virtuale»

È la nuova prospettiva scientifica presentata dal Wwf durante la Settimana mondiale dell’acqua che si è conclusa qualche giorno fa a Stoccolma. Obiettivo: mettere in relazione l’utilizzo dell’acqua con i consumi delle persone. Gli esperti parlano di «acqua virtuale», quella nascosta nei cibi, nei vestiti e nei servizi. Ogni italiano usa in media 215 litri di acqua reale al giorno, per bere e per lavarsi, ma il consumo è 30 volte superiore se consideriamo anche l’acqua virtuale impiegata per produrre ciò che mangiamo e indossiamo. Fanno più di 6.500 litri a testa, ogni giorno. Il valore più alto al mondo dopo quello degli Stati Uniti. E solo il 30 per cento di quell’acqua proviene da risorse italiane. La gran parte (70 per cento) arriva dall’estero, incorporata nei prodotti che viaggiano sulle rotte del commercio internazionale. Il nostro Paese è il quinto importatore d’acqua del pianeta.

L’acqua «trasportata»

Prendiamo la carne di manzo. Un bovino medio vive tre anni prima di essere macellato per ottenere circa 200 chili di carne. In quei tre anni però l’animale avrà consumato 1.300 chili di grano, mais e soia, più 7.200 chili di fibre, tra pascoli e fieno. Avrà bevuto 24 metri cubi di acqua. E altri 7 metri cubi saranno serviti per l’igiene e i servizi dell’allevamento. A conti fatti, in un chilo di carne di manzo sono «nascosti» 15.500 litri d’acqua. Facciamo infine l’ipotesi che l’animale venga allevato in Argentina e poi venduto nelle macellerie italiane. Tutta l’acqua che quelle bistecche portano con sé attraversando l’oceano è virtualmente importata. «Moltissimi prodotti che consumiamo ogni giorno—spiega Michele Candotti, direttore generale del Wwf Italia — provengono da aree del mondo in cui le risorse idriche sono già in crisi». Gli unici Stati che importano più acqua dell’Italia sono Brasile, Messico, Giappone e Cina. I vettori di trasporto più importanti sono i prodotti agricoli, in particolare riso, grano e mais.

L’«oro blu»

Gli scienziati hanno scelto il termine «impronta» di un Paese per definire il volume di acqua necessario per produrre beni e servizi consumati dagli abitanti. Dipende da quattro fattori fondamentali: quantità e tipo di consumi, clima, tecniche agricole. Per fare un solo esempio: una dieta vegetariana comporta un consumo virtuale di 2 mila litri d’acqua al giorno, se invece mangiamo carne si può arrivare a 5 mila litri al giorno. Secondo la ricerca Water footprints of nations (2007), ogni italiano consuma 2.332 metri cubi d’acqua all’anno (equivalenti a 2 milioni e 332 mila litri). Sul nostro livello Spagna e Grecia. Davanti ci sono solo gli Stati Uniti (2.483 metri cubi). La media mondiale è 1.243, mentre nella maggior parte dei Paesi poveri i consumi scendono sotto i mille metri cubi. «Il petrolio viene trasportato direttamente con le navi—riflette Silvana Galassi, ordinario di Ecologia all’Università Statale di Milano —. L’acqua è incorporata nei cereali o in altri prodotti. Ma non c’è dubbio che stiamo sottraendo risorse ad altri territori ». Un caso paradossale è l’importazione di frutta dalla Spagna, un Paese che l’anno scorso è stato costretto a comprare acqua dalla Francia per la scarsità dei propri bacini. Produrre un’arancia nella penisola iberica «costa» 50 litri d’acqua. «Nei Paesi sviluppati non c’è più terra coltivabile — continua Silvana Galassi —quindi utilizziamo il suolo e l’acqua di altri luoghi. Ma il pianeta è un sistema unico, va considerato nel suo insieme. Abbiamo già superato il livello di sostenibilità».

L’emergenza italiana

Estate 2003, una delle stagioni più calde negli ultimi due secoli. L’Italia scopre nel giro di poche settimane che la paura per la scarsità d’acqua può colpire anche uno dei bacini più ricchi del pianeta, la pianura padana. Ricorda la docente di Ecologia: «Siamo arrivati ai conflitti d’uso, come quello tra centrali idroelettriche e agricoltura, che credevamo esistessero solo nei Paesi con pochissima acqua. In futuro i cambiamenti climatici tenderanno ad aggravare questi eventi. E purtroppo siamo abituati a muoverci solo nell’emergenza, senza mai cercare di prevenire e governare le possibili crisi ». Il Nord Italia è ricco di acqua di altissima qualità, che è stata fortemente inquinata in passato e continua a essere utilizzata spesso senza freni oggi. Il Sud e le isole hanno risorse scarse destinate a diminuire sempre più nei prossimi anni e altissime percentuali di perdite nella rete degli acquedotti. Tutto questo all’interno di un quadro che il direttore del Wwf descrive così: «Il prezzo di mercato non riflette in alcun modo il valore dell’acqua e i sussidi frenano la spinta verso nuove tecnologie. È qui la chiave: se il prezzo non rispecchia l’importanza e la scarsità del bene, nessuno si preoccupa dei consumi eccessivi, né degli sprechi».

L’inquinamento

C’è un’altra realtà che viene trascurata, anche se è sotto gli occhi di tutti. L’acqua italiana potrebbe essere bevuta nella maggior parte dei casi senza alcun trattamento. Ma in passato abbiamo utilizzato male il suolo e inquinato le falde, così ci troviamo oggi a sostenere costi enormi per la depurazione. Secondo la cultura ambientalista questa lezione non è stata assimilata. «Si parla giustamente di Co2 ed effetto serra — sintetizza il Wwf — ma lo stesso senso di urgenza dovremmo averlo per la questione idrica ». I dati delle nuove ricerche sono utili per riflettere sui nostri consumi: un pomodoro «costa» 13 litri d’acqua, un foglio di carta A4 10 litri, una fetta di pane 40, un paio di scarpe di cuoio addirittura 8 mila. Ma quanto inquinamento provoca la produzione di quei beni? Quantificarlo sarà la nuova frontiera per gli studiosi. Che fin da ora però assicurano: importare acqua sotto forma di prodotti significa consumare in Europa e lasciare ai Paesi d’origine l’impatto ambientale.

Senza legge

Il Wwf elenca una serie di interventi per ridurre la nostra «impronta» sul pianeta. Primo: lavorare sulla produttività dell’acqua per uso agricolo. «Senza colpevolizzare i coltivatori—avverte Candotti— sappiamo che il miglioramento delle tecnologie per l’irrigazione e la raccolta dell’acqua nei campi è una leva fondamentale per contenere l’uso e lo spreco». Una cultura diffusa della buona alimentazione può incidere in maniera altrettanto massiccia, ad esempio riducendo i consumi di carne. Oltre ai «peccati» di produttori e consumatori, l’Italia paga una grave arretratezza dal punto di vista delle leggi. La direttiva della Comunità europea sull’acqua risale al 2000: è stata recepita, ma non ancora attuata. Non esiste così una legislazione che regoli la domanda, l’offerta e la gestione dell’acqua. Conclude il Wwf: «Se chiediamo sforzi a chi produce e a chi consuma, dobbiamo pretendere che ci sia anche una sorta di “carta costituzionale” che tuteli l’acqua come bene pubblico».

Da “Corriere della sera”

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Ago
28th

40 fotografi per salvare l’acqua

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Oltre un miliardo di persone nel mondo ogni anno non ha la possibilità di accedere all’acqua potabile, circa un sesto della popolazione mondiale. Più di due milioni di persone nei paesi in via di sviluppo (la maggior parte bambini), muore ogni hanno in seguito ai disagi dovuti alla mancanza d’acqua e alle cattive condizioni igieniche di essa: uno ogni quindici secondi.

Negli ultimi dieci anni, la dissenteria provocata dall’inquinamento dell’acqua ha ucciso un numero di bambini superiore al numero complessivo di morti causati da tutti i conflitti armati che si sono succeduti nel pianeta dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi.
Questi numeri rappresentano una parte importante di un bellissimo volume fotografico, Blu Planet Run, scaricabile gratuitamente sul sito di Amazon, appena pubblicato dall’organizzazione no profit Blu Planet Run che dal 2002 è impegnata a cercare di sollecitare la popolazione mondiale a non dimenticare questa immane tragedia. Le immagini sono state scattate da 40 grandi fotoreporter in giro per il mondo, che per un mese hanno fissato con l’obiettivo i particolari di questa crisi globale, realizzando autentiche opere d’arte.

Le peculiarità di questo volume, hanno dichiarato gli autori, sono due: risvegliare le coscienze di ognuno di noi davanti a questo dramma e lanciare un messaggio di ottimismo e speranza perché si tratta di una battaglia che si può facilmente vincere. In sintonia con il messaggio del volume, la fondazione fa sapere che per ogni albero utilizzato per la produzione del libro altri due saranno piantati e il 100 per cento del ricavato dai diritti d’autore verrà devoluto per i progetti legati all’acqua potabile.

Da “Panorama”

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Ago
27th

Boa eolica per l’energia

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IMPIANTO PILOTA IN PUGLIA La società Blue H Group ha installato al largo di Tricase il primo prototipo al mondo di turbina eolica galleggiante: 80 kw, fissato a una piattaforma fluttuante che entro il 5 agosto sarà ancorata in fondo al mare. Il primo gruppo con potenza di 2,4 Mw dovrebbe essere completato entro la primavera 2009. Poi la costruzione di un parco eolico galleggiante entro il 2012. L’amministratore delegato Neal Bastick anticipa a Panorama che la società anglo-olandese sta stipulando accordi anche in Sicilia. In progetto due parchi flottanti da 350 Mw, 10 miglia al largo di Mazara del Vallo e di Pozzallo. Per il parco di Tricase erano stati stanziati nel 2006 dal ministero delle Attività produttive circa 5 milioni di euro. «Le previsioni di produzione energetica» afferma Gianni Sergi, assessore alle Risorse energetiche della Provincia di Lecce, «sono di 238 milioni di kw/ora all’anno. Le emissioni di CO2 nell’area dovrebbero ridursi di 186 milioni di tonnellate». «Le piattaforme offshore nel Mar del Nord e nel Baltico» ricorda Bastick «sono fissate a bassi fondali. Gli impianti eolici flottanti possono invece essere assemblati a terra e ancorati con catene fino a 300 metri di profondità». La distanza riduce l’impatto visivo negativo e la maggiore costanza del vento ottimizza il lavoro delle turbine. Gli impianti verranno collegati alla rete elettrica tramite cavi sottomarini.

Da “Panorama”

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