Nov
28th

Una rete di Case dell’Acqua per promuovere l’acqua pubblica

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Segnaliamo un interessantissimo progetto volto alla diffusione del consumo dell’acqua del rubinetto.

Casa dell’acquaTASM –spa partecipata dalla Provincia di Milano e da 24 Comuni del Sud Milano- ha predisposto progetti di CASE DELL’ACQUA con le tecnologie più avanzate, studiati per un ideale inserimento ambientale nel territorio verde urbano.
Il modello architettonico può naturalmente variare secondo il contesto.
L’obiettivo è promuovere il consumo dell’acqua del rubinetto… buona, controllata e sicura, in alternativa alle minerali iper pubblicizzate a volte scelte solo perché gassate.
L’acqua delle rete idrica viene erogata gratuitamente, naturale, gassata e/o refrigerata. E’ un servizio ai cittadini-utenti che così hanno un servizio in più.
Nella metropoli milanese sono state realizzate numerose CASE DELL’ACQUA; nei Comuni dove già esistono sono “prese d’assalto� tanto che i Sindaci hanno adottato regolamenti che ne disciplinano l’uso.
I Comuni, con cui TASM ha stipulato apposite Convenzioni, hanno scelto il luogo dove collocare l’impianto.
Ora il progetto si sta ampliando, grazie al successo presso i cittadini che ne fanno costante uso ed all’attenzione degli organi di informazione.
Riceviamo infatti molte richieste da ogni regione, specie dai Comuni e dalle loro aziende.
Se come sembra il programma si diffonderà, attorno alla Case –che diverranno sempre più luogo d’incontro- si potrà realizzare una rete associativa a sostegno della cultura dell’acqua, risorsa senza la quale non c’è vita.
Proprio in coerenza con questi principi, Casa dell’Acqua non è un’idea limitata a questa parte del mondo.
In collaborazione con chi è presente nei territori del pianeta dove l’acqua è una emergenza (ONG come Mani Tese e Fratelli dell’Uomo), TASM stanzia annualmente un Fondo per realizzare iniziative come quelle descritte di seguito: pozzi nell’Africa sub sahariana, dissalatori, potabilizzatori, microsbarramenti per l’accesso all’acqua.
L’obiettivo è garantire l’accesso all’acqua come diritto dell’umanità.
Le Case dell’Acqua possono quindi assumere forma diversa: le accomunano il significato e l’intento, pur nelle naturali differenze.

Tiziano Butturini, Presidente TASM

Maggiori informazioni su CasadellAcqua.com

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Nov
28th

Clima: l’Onu, a rischio un miliardo di persone

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Rapporto preparativo della Conferenza di Bali: occorre tagliare emissioni gas serra dell’80% entro il 2050

BRASILIA (BRASILE) - Ridurre dell’80% le emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050. Investire annualmente almeno 86 miliardi di dollari entro il 2015 in iniziative di adattamento delle infrastrutture e a tutela della popolazione povera a rischio per gli effetti del cambiamento climatico. Popolazione a rischio che già adesso ammonta a un miliardo di persone. E infine tassare le emissioni di anidride carbonica (Co2).

La desertificazione è uno degli effetti dei mutamenti climatici (Ansa)

Sono queste le tre principali misure contenute nel rapporto dell’Undp (Il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo) in vista della conferenza di Bali (3-14 dicembre) che dovrà negoziare l’accordo che darà seguito all’attuale Protocollo di Kyoto.

IL RAPPORTO - Il Rapporto sullo sviluppo umano 2007/2008, intitolato «Resistere al cambiamento climatico», fa notare che la maggioranza dei paesi Ocse è in ritardo rispetto agli impegni assunti. Sottolinea inoltre la discrepanza tra gli obiettivi fissati a livello politico per ridurre le emissioni di gas serra e le politiche energetiche attuali in molti paesi dell’Unione europea. Gli autori sostengono che i paesi ricchi stanno alimentando una crisi del debito ecologico che si ripercuoterà nel modo più immediato e profondo sui poveri del mondo.
Secondo il rapporto, mutamenti pericolosi del clima «saranno inevitabili» nei prossimi 15 anni se le emissioni seguiranno la tendenza dei 15 anni precedenti. Per questo i cambiamenti climatici «impongono all’umanità scelte sostanziali» e per evitare «rischi catastrofici» si può «solo» scegliere di «intervenire con urgenza» ma la «consapevolezza di questa urgenza al momento manca». Tra le novità del Rapporto, la proposta di istituire un fondo ad hoc di 25-50 miliardi di dollari l’anno per le energie sostenibili.

Ecco secondo il rapporto i principali effetti dei cambiamenti climatici:

POPOLAZIONI IN PERICOLO - Quasi un miliardo le persone che già oggi rischiano eventi catastrofici: 344 milioni quelle esposte a cicloni tropicali, 521 milioni a inondazioni, 130 a siccità, 2,3 milioni a frane. L’approccio attuale all’emergenza clima sarà cruciale per il 40% più povero, cioè circa 2,6 miliardi di persone. Per dare un’idea delle proporzioni, nei Paesi Ocse le catastrofi climatiche hanno colpito un abitante su 1.500, mentre nei Paesi in via di sviluppo il dato è di 1 su 19.

SALUTE - La diffusione delle principali malattie mortali potrebbe aumentare come la malaria, che già causa circa un milione di decessi all’anno e potrebbe colpire altri 220-400 milioni di persone. Inoltre l’espansione della febbre di dengue potrebbe aumentare le persone a rischio da 1,5 miliardi a 3,5 miliardi entro il 2080.

SICUREZZA ALIMENTARE - La malnutrizione potrebbe colpire 600 milioni entro il 2080.

ECOSISTEMI - Metà dei sistemi di barriere coralline è soggetto allo sbiancamento e i ghiacci si stanno sciogliendo, specie nella regione artica. Con un aumento delle temperature così veloce piante e animali sono in pericolo: se il pianeta dovesse scaldarsi di 3 gradi, il 20-30% delle specie terrestri sarebbe a rischio estinzione.

Ecco invece le possibili contromisure contenute nel rapporto:

OBIETTIVI - Riduzione di gas serra di almeno l’80% entro il 2050, con riduzioni del 20-30% entro il 2020 per i paesi ricchi (in linea con quanto deciso dall’Unione europea); riduzione del 20% di emissioni entro il 2050 per i paesi in via di sviluppo.

EMISSION-TAX - Tassazione delle emissioni a un livello di 10-20 dollari per tonnellata di Co2 nel 2010 con incrementi annuali fino alla quota di 60-100 dollari per tonnellata di Co2. L’ adozione di sistemi di contenimento di scambio di quote di emissioni che riducano del 20-30% le emissioni di Co2 entro il 2020: il 90-100 per cento dei permessi deve essere scambiato entro il 2015.

ADATTAMENTO - Servono finanziamenti «nuovi e aggiuntivi» pari ad almeno 86 miliardi di dollari l’anno entro il 2015.

FONDO MITIGAZIONE - Creazione di un Fondo mitigazione cambiamenti climatici (Ccmf) dell’ammontare di 25-50 miliardi di dollari l’anno per investimenti in energie a basse emissioni nei paesi in via di sviluppo.

MIX ENERGETICO - Per l’Onu il nucleare avrà un ruolo importante ma non sarà la soluzione. Il 20% di rinnovabili fissato dall’Ue per l’elettricità «è realizzabile». Importanti i capitoli efficienza energetica e cattura e stoccaggio delle emissioni.

POST-KYOTO - Giungere a un accordo internazionale vincolante che comprenda i paesi in via di sviluppo e dove i paesi industrializzati assumano un ruolo guida.

Da “Corriere della Sera” del 28 novembre 2008

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Nov
26th

Next year it will be no road, it will be water again.

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L’artista olandese Henk Hofstra, il creatore di quest’opera, ha realizzato questa installazione lunga 1000 metri e larga 10 lungo le strade di Drachten. La creazione è caratterizzata da una scritta “Water is life” che si snoda lungo tutta la striscia blu e alta 8 metri.

Water is life Water is life

Water is life Water is life

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Nov
26th

Water, Water! La campagna di Alex Woolley

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Water, water!

Il concetto sviluppato da Alex Woolley con il progetto Water, Water!  consiglia ai pendolari che utilizzano la metropolitana, di portare con se delle riserve d’acqua, specialmente durante i mesi estivi quando la temperatura nel sottosuolo raggiunge i 47 gradi centigradi.

Da “Core77″ del 23 novembre 2007

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Nov
26th

E’ proprio vero che un acqua vale l’altra?

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Acqua del rubinetto o acqua in bottiglia: la questione è annosa quasi quanto preferire i Beatles ai Rolling Stones, ma la realtà è che, insidiosa, dietro si nasconde una scelta ancor più radicale, quella tra acqua ‘liscia’ e gassata.Il discorso è stato portato sotto i riflettori dal Comune di Milano dove alcuni consiglieri lo scorso settembre hanno proposto di dotare le fontanelle di acqua frizzante, ma anche Roma e Firenze discutono da tempo sulla questione, promuovendo, di fatto, ‘l’acqua del sindaco’, che nella capitale è addirittura certificata come ottima.

La tendenza al recupero della bevuta dal rubinetto, manco a dirlo, affonda le radici nel mondo ambientalista made in Usa, ma anche da noi sta prendendo piede, sostenuta dagli esperti che affermano con sicurezza che non c’è alcuna differenza tra le due, almeno per chi è in salute.
In Italia, infatti, solo in alcune zone, pochissime, l’acqua comunale è sconsigliabile ai più, altrove è off limits solo per chi soffre di particolari patologie e non può assumere troppo calcare.
Restano da sciogliere due nodi: il sapore di cloro e l’essenza ‘friccicarella’. Per il primo si fa presto: basta far prendere aria all’acqua oppure scaldarla appena, per il secondo è più dura, oggi esistono filtri, ma il metodo più semplice rimane la polverina, occhio però perché è piena di sodio.

Da “Gustoblog” del 23 novembre 2007

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Nov
20th

Comincia in quota la grande sete della Lombardia

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Ghiacciaio dei Forni

D’estate i ghiacciai perdono 170 milioni di metri cubi d’acqua. E d’inverno non nevica

MILANO - Ancora trenta, quarant’anni, e le Alpi sembreranno Pirenei. E qualche decennio più tardi si trasformeranno di nuovo, ed assomiglieranno agli Appennini. “Se ipotizziamo un aumento medio della temperatura di 2 gradi, nel 2060 avremo detto addio al 60/70% dei ghiacciai alpini; nel 2100 saremo al 90%” spiega Claudio Smiraglia, presidente del Comitato Glaciologico Italiano e professore al dipartimento di Scienze della Terra della Statale di Milano. E proprio qui, oggi “La crisi delle risorse glaciali in Lombardia” sarà il tema di una giornata di studio organizzata da Università, Comitato Glaciologico, Cnr e Aem. Se il cambiamento è indubitabile e sotto gli occhi di tutti i frequentatori della montagna, le serie storiche e le misurazioni più recenti parlano chiaro: nel gruppo dell’Ortles Cevedale il ghiacciaio della Sforzellina ha perso 20 metri di spessore in vent’anni. Nella sola estate del 2006 il ghiacciaio Pizzo Scalino è arretrato di 37 metri; di 28 quello dei Forni: le fotografie che pubblichiamo, scattate tra la fine del 1800 e il 2007 non hanno bisogno di commenti. E nel 2050 questo, che oggi è il maggiore ghiacciaio sul versante meridionale delle Alpi, avrà perso tutte le sue lingue vallive. Ancora quassù, a 2700 metri, dal 2005 funziona la prima stazione meteo su un ghiacciaio italiano: i dati raccolti dai ricercatori guidati da Guglielmina Diolaiuti indicano che in montagna le variazioni climatiche sono molto più marcate che in pianura e confermano che l’inverno 2006-2007 è stato molto più caldo del precedente.

Dalle “carote” di ghiaccio arrivano anche altre notizie: negli ultimi 800 mila anni, per esempio, la concentrazione di CO2 non è mai stata tano elevata: “Siamo quindi al di fuori dei limiti naturali” dice Smiraglia. “Però si è anche scoperto che il clima antico, le cui variazioni sono state determinate da cause astronomiche, non ha mai avuto un’evoluzione graduale, ma ha sempre agito con cambiamenti bruschi (”effetto sorpresa”), verificatisi anche nell’arco di un decennio. Potrebbero quindi verificarsi variazioni climatiche molto rapide su cui non possiamo fare alcuna previsione attendibile”.

Intanto, ogni estate, i ghiacciai lombardi perdono 171 milioni di metri cubi d’acqua, tanta quanta ne contengono i bacini di Cancano e San Giacomo: e siccome d’inverno non nevica è acqua persa per sempre.

Da “Corriere della Sera” del 17 novembre 2007

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Nov
20th

Provocazione: No alla pubblicità dell’acqua

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Tempo fa Altraeconomia ha lanciato un appello per vietare la pubblicità dell’acqua in bottiglia.

I dati di partenza sono che l’Italia è il maggior consumatore al mondo di acqua minerale e che nel 2005 gli imbottigliatori hanno speso €379 milioni in pubblicità.

Per Altraeconomia la lotta fra acqua dell’acquedotto ed acqua in bottiglia in questo modo si rivela impari: un peccato, visto l’enorme impatto ambientale del commercio delle acque minerali, dovuto soprattutto al trasporto e alla gestione dei rifiuti.

Per limitare il consumo dell’acqua imbottigliata indotto dalla pubblicità, Altraeconomia propone dunque di mettere fuori legge la pubblicità di questo prodotto, sulla stregua di quanto fatto per il latte in polvere per i neonati, che fa concorrenza al latte del seno materno (un “bene primario�).

Sottoscrivereste l’appello di Altraeconomia? Oppure avete altre idee? Il divieto di pubblicità non è certo l’unica misura possibile: si può ad esempio optare - come è accaduto in Francia - per una pubblicità statale dell’acqua degli acquedotti. Se il semplice sì o no dell’EcoDilemma vi sta stretto, potete avanzare le vostre proposte nei commenti.

» Tutti gli altri post della rubrica EcoDilemma
» Tutti i post di ecoblog sull’acqua in bottiglia

L’EcoDilemma della settimana scorsa ci ha rivelato che il 57% dei lettori di ecoblog ricicla più della metà dei propri rifiuti.
Poco meno del 20% dei lettori o non fa la raccolta differenziata o differenzia pochissimo. Nella maggior parte dei casi, il non differenziare i rifiuti è dovuto al fatto di vivere in una zona dove la raccolta differenziata non esiste.
Più di 1/3 dei lettori invece - pur differenziando - non è certo un maestro della disciplina e può sicuramente migliorare, magari prestando maggiore attenzione o spiegando ai propri conviventi o famigliari come funziona la raccolta.
Speriamo che la buona abitudine della raccolta differenziata si diffonda sempre di più, altrimenti sarà difficile centrare l’obiettivo fissato per il prossimo anno del 45% di spazzatura riciclata.

Da “ECOBlog” del 20 novembre 2007

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Nov
15th

Acqua Sant’Anna segue i passi di Biota

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bottiglia_pla.JPGLe bottiglie di PLA, ovvero di “plastica� ricavata dal mais invece che dal petrolio, potrebbero arrivare sugli scaffali il prossimo gennaio grazie all’interessamento di un imbottigliatore delle Alpi Marittime. L’acqua Sant’Anna sarà distribuita in bottiglie di PLA, biodegradabili al 100% in 80 giorni, e la cui produzione produce il 50% di emissioni in meno, rispetto al PET.Negli Stati Uniti c’era già Biota, ad essere venduta in una bottiglia di PLA e l’esperienza è stata sfruttata con una collaborazione tra la Sant’Anna e la canadese Husky, specializzata nelle macchine che trasformano le fialette di PLA (meno ingombranti da trasportare) in bottiglie. Le bottiglie arrivano infatti alle sorgenti in forma compatta, vengono poi modellate da un getto di aria calda che le gonfia, dando loro la forma finale in cui le conosciamo. Le nuove bottiglie costeranno un po’ di più rispetto a quelle tradizionali, ma essere i primi a proporle sul mercato italiano potrebbe essere un buon vantaggio competitivo, specie in questi tempi in cui la sensibilità dei consumatori per gli impatti ambientali dei prodotti acquistati è in costante aumento.

Da “Ecoblog” del 17 novembre 2007

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