Feb
29th

Acqua potabile a portata di pedale.

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bici-acqua.jpgA volte basta poco per dare una mano a chi nel mondo non ha di che vivere. In questo caso, nell’ambito dell’evento Innovate or Die, che promuove la progettazione di veicoli a pedali, l’impegno è andato oltre, raggiungendo un risultato davvero eccellente, degno di essere annoverato tra le alternative non solo ai mezzi di trasporto inquinanti, ma soprattutto alla produzione di energia pulita e di…acqua potabile. Il progetto, l’Aquaduct Mobile Filtration Device, è in tutto simile ad un triciclo, ma in questo caso tra le ruote posteriori, nascosto sotto la carena, campeggia un serbatoio in grado di soddisfare il fabbisogno giornaliero di acqua di un’intera famiglia. L’idea, pensiero originale di alcuni studenti di design della California, è stata mossa dalla volontà di dare una mano agli abitanti dei villaggi dei paesi meno fortunati del pianeta, che spesso devono coprire grandi distanze a piedi per recuperare poca acqua, spesso non potabile, per dissetare le proprie famiglie. Ma non è tutto, perchè Aquaduct non solo non inquina, ma grazie ad un meccanismo particolare di filtraggio permette di produrre acqua potabile direttamente dal serbatoio. Un’idea “pulita” e socialmente utile, per un vero sviluppo sostenibile.

Fonte: Carectomy

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Feb
29th

Una fontana senza acqua

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Electric fountainDal 7 febbraio al 5 aprile,la piazza del Rockefeller Center sarà bagnata dalla luce generata dai LED di Electric Fountain, una delle poche installazioni artistiche pubbliche degli acclamati artisti britannici Tim Noble e Sue Webster. Questa imponente scultura tridimensionale e luminosa è alta dieci metri ed un diametro di altrettante. La fontana è costituita di 3.390 luci LED e da 527 metri di tubi di neon.Il progetto replica esattamente tutti i movimenti dell’acqua come: sgorgare, scorrere e zampillare creando un esperienza quasi ipnotica per il visitatore.

Presentata da Art Production Fund, sponsorizzata dal Lexus, e ospitata da Tishman Speyer, coproprietario del Rockefelle Center, la Electric Fountain, sarà visionabile gratuitamente al pubblico.
Electric Fountain rappresenta la visione moderna Noble e Webster, della antica arte delle fontane. Essa contemporaneamente fa riferimento ai simboli della cultura pop, come le insegne luminose di Las Vegas e di Times Square, e alle storiche fontane costruite nelle piazze, come la Fontana del Tritone del Bernini.

Il progetto replica la tradizione della fontana come monumento che si può trovare in tutte le piazze del mondo; ma la sua magia e insita nella simulazione dell’acqua attraverso l’uso della luce. Durante le ore della giornata il visitatore comprende le qualità strutturali ed architettoniche della fontana, come ad esempio le luci che variano in base ai cambiamenti atmosferici della città. La notte invece, la struttura scompare nel buio lasciando solo l’illusione di una scintillante fontana”.

Un monumento del ventunesimo secolo, Electric Fountain è la celebrazione della spettacolarità, dell’eccesso, della bellezza e del desiderio di una cultura contemporanea, ma è anche una provocazione alla natura consumistica delle nostra società, un tema spesso presente nelle opere di Webster e Noble.

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Feb
25th

H2O consiglia: Il pianeta degli slum

Pianeta degli slumIl pianeta degli slum

Di Mike Davis

Edito da Feltrinelli

In base ai dati delle Nazioni Unite, più di un miliardo di persone sopravvive nelle baraccopoli sorte nelle estreme periferie delle città del Sud del mondo. Dagli slum di Lima alle colline fatte di spazzatura di Manila, i processi di urbanizzazione ormai non sono stati svincolati solo dai processi di industrializzazione, ma addirittura dalla stessa crescita economica.
In questo libro, Mike Davis ritrae una vasta umanità ormai espulsa dall’economia formale mondiale: emerge un proletariato urbano che ha proprie peculiarità, assolutamente non previste né dai classici della teoria marxista né dal pensiero neoliberista.
I grandi slum sono forse, come temeva una volta la borghesia vittoriana, dei vulcani pronti a eruttare? A questo riguardo, Davis descrive una panoramica a tutto campo dei diversi movimenti – politici, etnici e religiosi – che si contendono l’anima e il cuore di questi nuovi poveri urbani: dal fondamentalismo induista di Bombay alla resistenza islamista di Casablanca e Il Cairo, dal pentecostalismo di Kinshasa e Rio de Janeiro al populismo rivoluzionario di Caracas e La Paz.
Il finale è inquietante: la “guerra al terrorismo” sbandierata dall’amministrazione americana deve essere intesa anche come un’anticipazione di un prossimo conflitto su scala globale tra l’Impero americano e i poveri degli slum.
Un libro che definisce uno degli scenari possibili del prossimo futuro.

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Feb
25th

H2O consiglia: Il bene comune della Terra

Vandana Shiva - Il bene comune della TerraIl bene comune della Terra

Di Vandana Shiva

Edito da Feltrinelli

Vandana Shiva è una scienziata ambientalista nota in tutto il mondo, tra gli esponenti di spicco del movimento democratico globale. In questo libro, Shiva fa il punto su quelle battaglie che anche grazie al suo contributo hanno assunto un rilievo internazionale - la lotta contro la privatizzazione delle risorse naturali, i brevetti sul vivente e l’impiego di organismi geneticamente modificati in agricoltura e nella produzione alimentare riconducendole a un progetto politico, economico e culturale di democratizzazione della globalità. L’autrice delinea dunque una alternativa alla globalizzazione economica, che giudica responsabile non soltanto della catastrofe ecologica imminente, ma anche dell’avvento dei fondamentalismi politici e religiosi. Vandana Shiva considera i brevetti sul vivente e la privatizzazione delle risorse naturali come l’ultima frontiera di un colonialismo che aveva cominciato a manifestarsi già nel Sedicesimo secolo con la recinzione delle terre comuni britanniche. La privatizzazione delle risorse comuni, insieme alla progressiva erosione dei beni e dei servizi pubblici e all’indebolimento dei meccanismi democratici di controllo dell’economia, costituiscono una grave minaccia in termini di sostenibilità ecologica e di sopravvivenza sociale.

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Feb
25th

Un oceano di plastica

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Un Oceano di plasticaSe la Campania piange per i suoi rifiuti, l’oceano Pacifico non ride di certo, anzi. La più grande discarica del mondo, infatti, è ospitata nelle sue acque. «Un’area enorme, una gigantesca zuppa di plastica», commenta Marcus Eriksen dell’Algalita Marine Research Foundation, che sta studiando questa incredibile ammasso di rifiuti. Al momento, il gioco delle correnti oceaniche ha formato, in realtà, due vortici che racchiudono altrettante discariche, tra loro collegate, formate complessivamente da 100 milioni di tonnellate di plastica. La prima si trova 500 miglie nautiche al largo delle coste californiane e circonda, con il suo micidiale girotondo, le Hawaii. La seconda interessa invece la parte orientale del Pacifico e lambisce le coste giapponesi. «La Grande Massa di Rifiuti del Pacifico — spiega Charles Moore oceanografo e scopritore nel 1997 di questo gigantesco ammasso di spazzatura — sta espandendosi ad un ritmo costante. Si è formata negli anni ‘50 ed è continuamente alimentata dagli scarti che provengono per il 20% da navi e dalle piattaforme petrolifere e per l’80% direttamente dalla terraferma».
Moore si trova attualmente a bordo di Arguita, un catamarano di 15 metri di lunghezza, impegnato in una campagna invernale di studi della Grande Massa di Rifiuti. Partiti il 22 gennaio da Hilo, nelle Hawaii, i biologi stanno raccogliendo campioni di plastica per capire la degradazione di alcune nuove plastiche e analizzare la densità della massa di rifiuti. Durante i mesi invernali, infatti, le correnti tendono a raggruppare la spazzatura, che raggiunge la sua massima concentrazione in primavera; in seguito il gioco delle correnti estive disperderà, in parte, i detriti galleggianti. Arguita e il suo equipaggio si trovano attualmente in una zona centrale della North Pacific Gyre (Vortice del Nord Pacifico), un sistema formato da quattro correnti oceaniche (quella del Nord Pacifico, quella della California, la nord equatoriale e la Kuroshio,) localizzato tra l’equatore il 50˚ di latitudine nord. Questo sistema forma, di fatto, le due discariche.

Precedenti studi di Moore hanno dimostrato che la concentrazione della plastica nella Grande Massa di Rifiuti è di oltre 3 milioni di frammenti per chilometro quadrato. Questi, formati principalmente da monofilamenti di plastiche e da fibre di polimeri, si estendono dalla superficie, sino a circa 10 metri di profondità; qui la loro concentrazione è poco meno della metà di quella in superficie. «La scia di spazzatura è traslucida, aggiunge l’oceanografo, e non è quindi possibile localizzarla dai satelliti. L’unico modo per studiarla è direttamente da un’imbarcazione. Questa enorme massa di rifiuti potrebbe raddoppiare nei prossimi dieci anni, se non si adottano comportamenti più responsabili sia da parte dei consumatori, nell’utilizzo degli oggetti di plastica, che da parte di chi disperde in mare la spazzatura».
«Ho rinvenuto nelle stomaco di uccelli marini accendini, spazzolini da denti, siringhe — sottolinea Marcus Eriksen. Questa enorme massa flottante di rifiuti rappresenta però un pericolo non solo per pesci, volatili, tartarughe e mammiferi marini, ma anche per la vita dell’uomo. La plastica si degrada molto lentamente e frammenti e detriti agiscono come spugne che assorbono composti chimici micidiali per la nostra salute e per quella degli animali, come DDT e policlorobifenili. Ingeriti dagli organismi marini, entrano nella catena alimentare e da qui raggiungono l’uomo».

Secondo l’UNEP, il programma ambiente delle Nazioni Unite, ogni anno, nei mari e negli oceani della Terra, i frammenti di plastica causano la morte di più di un milione di uccelli e di più di 100.000 mammiferi. La plastica costituisce il 90% di tutta la spazzatura che galleggia sulle superfici marine; secondo l’UNEP ogni miglio quadrato di oceano (corrispondente a 2,59 chilometri quadrati), contiene 46.000 pezzi di plastica galleggiante.

Da “Corriere della Sera” del 23 febbraio 2008

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Feb
19th

Il focus su acqua, aria, terra

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A roma il Palazzo delle Esposizioni celebra i 120 anni del National Geographic con una mostra dai mille volti: quelli di un pianeta infinitamente malato ma sempre più incredibilmente bello.

Gli schizzi di lava rovente intorno all’Etna dell’eruzione del 2001, ingranditi dall’obiettivo di Peter Carsten, assomigliano quasi a una foto del pianeta dal satellite. La statua di un Gesù crocifisso fissata da Joel Sartore portano subito alla mente il Brasile, ma in realtà la statua è altrove, nella Baton Rouge avvolta dagli scarichi delle fabbriche della Louisiana. E ancora un paesaggio idilliaco del fiume Potomac nella nebbia nasconde altri scarichi tossici, un biplano che vola sullo sfondo delle piramidi non è una foto d’epoca ma la replica di un viaggio storico, le miniere a cielo aperto della Serra Pelada non sono una finzione scenografica da un film apocalittico.

Gesù crocifisso nella Baton Rouge - Louisiana - foto di Joel Sartore

La Bella mostra AcquaAriaFuocoTerra, fino al 30 marzo a ingresso gratuito al Palazzo delle Esposizioni di Roma, non è solo un viaggio in 92 foto (per lo più inedite) nel mondo del National Geographic. Il percorso celebra i 120 anni della società che edita l’inimitabile rivista dalla cornice gialla e i 10 anni dalla pubblicazione del primo numero italiano, ma il senso dell’esposizione è più profondo, quasi filosofico.

Il visitatore scopre con sorpresa che tutte o molte delle sue certezze sul mondo che continuamente lo bombarda dagli schermi televisivi sono sgretolabili. Non conosciamo che una parte di pianeta, quella da un certo numero di catastrofi in su, quella più affollata di attentati e guerre. La mappa definitiva del pianeta ce la disegna implacabile e impetoso Google Earth, ma il tempo degli esploratori non è ancora terminato. Ci sono ancora immagini da catturare, fossero anche solo quella, stampata in un impressionante 2 metri per 3, di una bambina semplicemente felice, in Myanmar, all’arrivo delle prime piogge monsoniche. Ci sono storie ancora tutte da raccontare, come quella dei tintori indiani che rischiano la morte per malaria perchè l’acqua colorata di viola delle loro stoffe attira le zanzare anofele: vivere delle poche rupie pagate per i loro tessuti? Soccombere all’epidemia? Un dubbio angosciante che non trova spazione nelle nostre vite troppo comode. Anche negli scatti apparentemente meno impressionanti, nuvole sulle montagne del Wyoming, il rito commovente dei biglietti, carichi delle preghiere dei fedeli, abbandonate al vento tagliente del Tibet, una pellegrina irlandese a piedi scalzi sul Croagh Patrick, il senso dominante è lo stupore davanti ai mille volti di un pianeta infinitamente malato ma incredibilmente bello - una parola semplice che arriva dove quelle più complicate non possono. Turba così come commuove, questa Terra da difendere e da curare.

Una bambina beve la pioggia del primo monsone birmano - foto di Steve Winter

Non si parla solo di approccio ecologico, ma di una nuova forma mentis da coltivare, che abbia maggior rispetto per la dignità di ogni uomo e ogni donna di ogni nazione, così che nessuno debba più essere riratto mentre pesca immerso in acque torbide col proprio bambino legato sulla schiena, o mentre cerca cibo rovistando nella spazzatura. Un monito appassionato tanto quanto un omaggio che si vorrebbe ancora più ricco di immagini. Perchè c’è ancora tanto da vedere, lì fuori.

Da “Epolis Milano” del 19 febbraio 2008

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Feb
16th

Attacchi al sito

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Buongiorno a tutti i lettori del nostro blog. Volevo scusarmi personalmente per i problemi occorsi nei giorni scorsi, che hanno portato ad una presenza a singhiozzo del nostro blog sul web.

Purtroppo il server su cui è ospitato il blog ha subito diversi attacchi da parte di hacker sudamericani, che hanno messo fortemente in crisi il server. La cosa si è protratta per alcuni giorni, prima di raggiungere una fase di stabilità.

Al momento il sito è stato spostato su un nuovo server, più moderno e dotato di una piattaforma molto più sicura.

A nome di tutto lo staff di H2O - Nuovi scenari per la sopravvivenza  porgo le mie più sentite scuse.

Leonardo Lerede “Amministratore del blog”

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Feb
16th

Aiutiamo la Terra, oggi luci spente

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lampadina-mondo.jpgL’ora X scatta alle ore 18:00 di oggi. Quando si spegneranno le luci di decine e decine di istituzioni pubbliche e private italiane. Da piazza della Scala e piazza del Duomo a Milano, a Palazzo Madama a Roma, dalla Torre di Pisa a Piazza san Marco a Firenze, la Valle dei Templi, il Maschio Angioino e tanti altri monumenti e luoghi pubblici di tutt’Italia andrà in scena l’auto-oscuramento.

Si intitola “M’illumino di meno” ed è la giornata di mobilitazione di risparmio energetico lanciata per il quarto anno consecutivo dalla trasmissione “Caterpillar”, il programma di Radio 2, in onda tutti i giorni.

Chiunque potrà partecipare, spegnendo le luci di casa o staccando dispositivi elettronici non indispensabili. Per segnalare l’adesione all’iniziativa: www.caterueb.rai.it

Da “MetroNews” del 15 febbraio 2008

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