Mar
28th

L’acqua potabile a Los Angeles arriva dalla fogna

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La sede della Orange County Water Department è un edificio basso che potrebbe ospitare una qualunque agenzia idrica municipale ma la società delle acque di Orange County, l’aggregato urbano appena a sud di Los Angeles dove abitano 2,7 milioni di persone, ha un paio di particolarità, innanzitutto l’imponente impianto che sorge nel retro: cinque edifici contenenti i più avanzati depuratori d’acqua oggi disponibili affiancati dal laboratorio per le analisi della qualità dell’acqua. Poi c’è l’ubicazione della Ocwd, giusto accanto all’impianto della Orange County Sanitation, cioè il collettore fognario della contea. E poi c’è il condotto, quel tubo diritto che dalle fogne cittadine riversa le acque nere direttamente nei serbatoi dell’acqua potabile. Da gennaio infatti è operativo il primo sistema urbano di «riutilizzo» delle acque di scarico.L’idea della «fogna potabile» non è un’idea completamente nuova in una regione cronicamente assetata, una megalopoli di 17 milioni costruita sostanzialemente fra il mare e il deserto, ossessionata sin dagli inizi del suo moderno sviluppo al’inizio del secolo scorso dall’approvigionamento idrico. Non a caso uno dei padri fondatori più riveriti di Los Angeles è William Mulholland l’ingegnere idrico che negli anni ‘20 architettò il «gran furto d’acqua» ai danni della Owens Valley costruendo un acquedotto di 350 km per trasportare sui campi di agrumi di LA le acque dei nevai della Sierra Nevada prosciugando un paio di laghi e riducendo in miseria una fertile vallata (la vicenda che fa da sfondo al Chinatown di Roman Polanski). La California del sud, la regione superpopolata fra Santa Barbara e San Diego, importa oggi acqua dal delta del fiume Sacramento e dal Colorado river, ma tutte insieme queste fonti d’acqua distanti centinaia di chilometri non bastano a soddisfare la sete insaziabile. Gli ultimi dieci anni hanno visto una competizione sempre più accanita fra gli stati del Sudovest (in boom demografico sono anche città come Phoenix e Las Vegas) e fra le città e gli agricoltori che con l’irrigazione trasformano ogni anno milioni di ettari cubici d’acqua in lucrosi raccolti.
Non stupisce allora che le autorità siano sempre alla ricerca di soluzioni alternative per soddisfare la grande sete. Le campagne contro lo spreco sono costanti ma di scarsa efficacia in una regione innamorata dei propri campi da golf e verdi prati all’inglese, la desalinizzazione è oltremodo cara e complessa ed ecco allora l’interesse sempre maggiore per il riciclaggio. In passato però l’idea di purificare le acque nere ha trovato una comprensibile insormontabile opposizione nell’opinione pubblica ma a Orange County hanno preso misure adeguate - ovvero una capillare campagna di educazione e immagine.
«È il futuro non c’è dubbio», spiega Ron Wildemurth il gioviale direttore delle pubbliche relazioni della Ocwd, «la tecnologia è di efficacia ampiamente provata, il resto è soprattutto un questione politica». Si tratta in sostanza di vincere le resistenze viscerali del pubblico e dei politici che lo rappresentano e così si spiegano i diagrammi esplicativi, i video e le brochure illustrate disponibili negli uffici dell’azienda e le visite guidate per il pubblico degli impianti di microfiltraggio, osmosi inversa, irradiazione ultravioletta in grado di eliminare colibatteri, virus, tracce di farmaci, pesticidi e tutti i veleni organici ed inorganici che confluiscono nelle fogne. I tour guidati dell’impianto si concludono tutti davanti ad un rubinetto ad un tiro di schioppo dal collettore fognario, qui la gente riempie e degusta bicchieroni di limpida acqua purificata. L’acqua è talmente pura che vi devono venire aggiunti minerali in quantità sufficienti; a questo punto è potabile ma viene comunque reintrodotta nelle falde friatiche che riforniscono il sistema idrico della contea . «La gente ora è largamente favorevole» spiega Mr. Wildemurth. Ad ogni modo alla Ocwd non hanno dubbi: la purificazione delle acque nere è destinata a trovare un’applicazione sempre più ampia sull’assetato pianeta.

Da “il manifesto”

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Mar
28th

Acqua sempre più cara

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In tre anni aumenti anche del 22% in Italia ci sono 356 tariffe diverse

Una giungla di tariffe, regole e contenziosi. Con aumenti incontrollati, investimenti inadeguati, cittadini insoddisfatti. Un problema ancora aperto quello del servizio idrico nazionale, a quattordici anni dalla legge Galli che avrebbe dovuto riordinare il settore aprendo le porte ai privati. Oggi più che mai, nella Giornata Mondiale dell’acqua.

Acqua sempre più cara

A mettere il dito nella piaga, è il Coviri (Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche), organo che risponde al Parlamento. Che non è l’unico controllore; prolificano ovunque comitati e associazioni di consumatori con l’occhio attento sui rubinetti d’Italia. Un movimento trasversale confluito nel Forum per l’acqua bene comune che ha raccolto oltre 400 mila firme a sostegno di una proposta di legge per tornare al vecchio servizio pubblico. “Era iniziato l’iter per l’esame alla Camera, per adesso un obiettivo è stato raggiunto: il blocco di nuovi affidi alle Spa” dice il ministro Bersani.

Gli aumenti

Incrementi a macchia di leopardo. Da zero al ventidue percento in tre anni (2005-2007), secondo una ricerca di Cittadinanza attiva:aMilano, Campobasso, Catanzaro, città virtuose, con bollette per l’uso domestico senza rincari, si contrappone Firenze, che vanta aumenti record: +8% tra il 2005 e il 2006, +14% nei dodici mesi successivi. E non è sola. Seguono Perugia col +15% dal 2005 al 2007, Torino e Genova +14% e Ancona +10%.

Che cosa significa tutto questo? Un esempio per tutti: se una famiglia di tre persone con un consumo annuo di 192 metri cubi d’acqua vive a Milano spende 105,80 euro; se si trova a Firenze, ne sborsa più del triplo 352 euro.

Difficile comprendere l’affollato mondo delle tariffe del sistema idrico italiano. Ci ha provato il Coviri in uno dei capitoli della prossima relazioni al Parlamento, redatta sulla base di un questionario inviato agli Ato (Ambiti territoriali ottimali) 92 soggetti pubblici creati a seguito della legge Galli, con anche il compito di regolamentare la gestione del servizio, oggi affidato a società, pubbliche, private, o a partecipazione mista). Hanno risposto in 56. Con un esito sorprendente: a ogni Ato risulta corrispondere più di una tariffa.

Il Coviri ne ha scoperte 356, vale a dire 356 diversi bacini tariffari, che giustificano il variegato panorama delle bollette. Un dato sottostimato, scrive il Comitato. Che lo spiega così: Ci sono una pluralità di gestori nello stesso Ato, e tariffe differenti per un unico gestore nel perimetro dello stesso territorio.

Tariffe più alte, si legge nel rapporto, anche a fronte della copertura di investimenti prevista nei piani degli Ato. Di fatto, evidenzia il Coviri, solo la metà degli interventi programmati negli ultimi tre anni sono stati realizzati: su 4.381 milioni di euro in cantiere per nuove infrastrutture, manutenzione straordinaria e altro, ne sono stati spesi 2.147, un dato preoccupante, che investe la valutazione sulla effettuva capacità riorganizzativa prevista dalla riforma, di superare le attuali criticità del servizio.

Rete colabrodo

Investimenti minimi, quindi, a fronte di infrastrutture vetuste, bisognose di ammodernamenti. Come dimostrano i dati sulle disfunzioni della rete. Se, secondo gli ultimi dati Istat, le dispersioni di acqua riguardano il 30% di quanto immesso nelle condutture, uno studio di Mediobanca stila l’elenco delle società con maggiori perdite: a guidare i gestori meno virtuosi c’è l’Acquedotto pugliese, con il 50% del prodotto perso nel 2006, segue Acegas-Aps di Trieste e Padova col 38.6%, Acea a Roma Frosinone e in Toscana col 35.4%, Asm Brescia con il 32, Smat Torino e Vesta Venezia col 30%.

Da “Corriere della sera” del 22 marzo 08

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Mar
26th

Un gigantesco Iceberg alla deriva

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Alla deriva un iceberg gigantesco
Si è staccato dalla banchisa della penisola antartica sudoccidentale. È grande il doppio dell’isola d’Elba

WASHINGTON - E’ un pezzo di ghiaccio di dimensioni enormi: un iceberg di 41 chilometri di lunghezza e 2,5 chilometri di larghezza si è staccato dalla banchisa del Wilkins Ice Shelf, un’area che gli scienziati avevano previsto sarebbe collassata tra non meno di quindici anni. La causa dell’incredibile collasso, dicono gli esperti, è il cambiamento climatico. Ne ha dato notizia il Centro nazionale dati su nevi e ghiacci (Nsidc) dell’università del Colorado che ne ha anche diffuso le foto scattate da un satellite.

GRANDE SETTE VOLTE MANHATTAN - L’iceberg è grande il doppio dell’isola d’Elba e ha iniziato a staccarsi dal pack lo scorso 28 febbraio. «Questo è un segno del peggioramento del riscaldamento globale», ha detto lo scienziato David Vaughan (Servizio antartico britannico). Il gigantesco frammento che si è staccato rappresenta circa il 4% del totale del Wilkins Ice Shelf, che misura una superficie di quasi 13.000 chilometri quadrati (quanto l’intero Trentino-Alto Adige). Solo un sottile strato di ghiaccio rimasto ancora intatto impedisce ulteriori spaccature. Wilkins si trova a circa 1.600 chilometri di distanza dalla punta del Sudamerica sulla penisola antartica sudoccidentale.

L’iceberg gigante alla deriva

AUMENTO RECORD DELLA TEMPERATURA - Negli ultimi 50 anni si è registrato in quest’area un aumento record della temperatura con più di mezzo grado Celsius ogni dieci anni. «La banchisa Wilkins era là da almeno un paio di centinaia d’anni, ma l’aria calda e l’effetto del frangente hanno provocato il distacco», ha spiegato Ted Scambos del Nsidc. Visto che l’estate nell’emisfero meridionale è al termine i ricercatori non si attendono altri sviluppi: «Per questa stagione lo spettacolo è finito», ha detto Scambos. Negli anni scorsi si staccarono due grosse parti non molto lontano dalla piattaforma Larsen. Nel 1995 era toccato a Larsen A, un blocco di ghiaccio di 75 chilometri di lunghezza e 37 km di larghezza, nel marzo del 2002 un satellite della Nasa osservò il crollo della piattaforma Larsen B, nella zona orientale della penisola antartica, una massa di 720 miliardi tonnellate di ghiaccio disintegrate in meno di un mese.

Da “Corriere.it”

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Mar
19th

Acqua Virtuale: un premio allo scienziato che ne ha inventato il concetto

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STOCCOLMA (Reuters) - Lo scienziato che ha sviluppato un modo per calcolare quanta acqua viene utilizzata nella produzione di qualsiasi cosa, da una tazza di caffè a un hamburger, ha ricevuto oggi il Premio Stoccolma per l’Acqua.

Il professor John Anthony Allan dell’Università di Londra è stato premiato per aver introdotto il concetto di “acqua virtuale”, un metodo di calcolo che ha modificato la natura della politica commerciale e anche della ricerca.

L’Istituto Internazionale di Stoccolma per l’Acqua ha detto che questa idea è stata ormai integrata nella produzione di alimenti e di prodotti industriali.

“La gente non consuma acqua soltanto quando la beve o prende una doccia”, ha detto l’Istituto svedese.

“Dietro quella tazza di caffè al mattino, ci sono 140 litri d’acqua consumata per far crescere, produrre, impacchettare e spedire i grani”.

Una quantità d’acqua sufficiente mediamente in Inghilterra a una persona per bere e per le necessità domestiche.

“Per un singolo hambuger, servono circa 2.400 litri d’acqua. Negli Usa una persona in media consuma circa 7.000 litri di acqua virtuale al giorno”. Oltre tre volte il consumo medio in Cina.

La Commissione sul Clima delle Nazioni Unite ha reso noto che il mondo rischia di aver problemi nella disponibilità di acqua fresca a causa del riscaldamento globale.

In un rapporto diffuso nel 2007, gli esperti Onu hanno fornito una proiezione secondo cui 250 milioni di persone in Africa potrebbero soffrire di scarsità d’acqua entro il 2020, mentre un rapido disgelo dei ghiacciai himalayani potrebbe interrompere i flussi da cui dipendono milioni di persone in Asia.

Per l’Istituto, il lavoro di Allan ha avuto un grande impatto sulla politica del commercio globale e sulla ricerca, soprattutto nelle regioni che dispongono di poca acqua.

“La migliorata comprensione delle questioni legate alla gestione degli scambi e dell’acqua a scala locale, regionale e globale sono della massima rilevanza per l’uso sostenibile e con un buon esito delle risorse idriche”, ha spiegato nella motivazione la commissione dell’Istituto che ha deciso di conferire il premio ad Allan.

Lo scienziato, che lavora al King’s College dell’Università di Londra e alla Scuola di Studi Orientali e Africani, è stato autore o curatore di sette libri e ha pubblicato oltre 100 studi.

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Mar
19th

Iceberg a strisce colorate in rotta verso il Sudafrica

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Assomiglia a una caramella gigante e colorata. Invece è uno strano iceberg con striature blu-verdi fotografato dal marinaio norvegese Oyvind Tangen a bordo dalla nave di ricerche Star. L’iceberg, lungo circa 50 metri e lato nove, galleggiava a 3.150 Km a sud di Città del Capo e a 1.220 Km a nord della banchisa antartica. La colorazione blu delle strisce è dovuta a strati di ghiaccio che si sciolgono e poi si ricongelano.

Iceberg a strisceIceberg a strisceIceberg a strisce

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Mar
19th

H2O consiglia: Amazzonia madre d’acqua

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Amazzonia madre d’acquaAmazzonia madre d’acqua

di Marcia Theophilo

Edito da: Passigli

«Con la mia poesia cerco l’origine antica del nome degli animali, degli alberi, dei miti e dei fiumi. Ascolto la mia memoria e fra i suoi meandri ricerco delle parole che abbiano il suono e il significato delle cose dette dai popoli antichi della foresta. Scrivo queste parole e questi suoni e ad essi seguono sogni e sentimenti di estasi, ma anche di terrore». Così Marcia Theophilo parla di questa sua nuova raccolta, che segue di soli due anni Amazzonia respiro del mondo, e che ne è certamente l’ideale continuazione. Se il ‘respiro’ della raccolta precedente faceva pensare all’incanto dell’aria, l’aria della foresta amazzonica, e insieme al pericolo che questa stessa aria si decomponesse nell’acido delle piogge e nel fuoco delle distruzioni, è l”acqua’ ora l’elemento che permea ogni poesia di questa nuova raccolta, l’acqua della Madre Amazzonia, ramificata nei suoi fiumi molteplici, a ciascuno dei quali viene dedicata una poesia. Aria, acqua, fuoco, terra… E questi fiumi sono anche il simbolo di tutti i fiumi della terra, fiumi che scorrono a fior d’acqua, che vivono insieme all’acqua. Amazzonia madre d’acqua non è soltanto una raccolta di grande poesia, e non è neppure soltanto un omaggio, tenero ma anche accorato, all’Amazzonia; è anche, forse soprattutto, un grande canto vitale, che partendo dai miti, dalle leggende, ma anche dalla geografia dei fiumi della foresta, li segue nel loro messaggio di fertilità, li rigenera nella forza delle parole.

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Mar
19th

“Avete sciolto i nostri ghiacci” gli Inuit denunciano i petrolieri

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Via alla prima causa per riscaldamento globale

I ghiacci non avvolgono più Kivalina, che d’inverno è sempre più esposta alle violente tempeste dell?oceano artico. Molte case sono andate distrutte dalle mareggiate, altre sono state abbandonate: l’intero paese sta lentamente scivolando in mare. Tutta colpa del surriscaldamento globale, dicono i suoi trecentonovanta abitanti, che hanno perciò deciso denunciare alcune grandi compagnie petrolifere, quali la Exxon, la Shell e la BP. Sono loro, sostengono, i responsabili del disastro: il pianeta si sta riscaldando a causa delle emissioni di gas serra, dunque è per colpa dei petrolieri che si stanno sciogliendo i ghiacci del Polo Nord. Questa sfida lanciata ai giganti del petrolio dagli ambientalisti di Kivalina, inuit per di più, è la prima causa mai intentata negli Stati Uniti per global warming.

Il paesino sorge su un’isola di terra e ghiaccio nel nord dell’Alaska, a più di mille chilometri dalla già polare Anchorage. E’ da sempre circondato dal mare ghiacciato dove, da secoli, si pesca salmone e si caccia caribù. “Una volta cominciava a ghiacciare in ottobre, ma oggi ci ritroviamo con ampi tratti di mare aperto fino a dicembre, e in questo modo la nostra isola non è protetta dalle tempeste” ha spiegato l’amministratore della piccola città, Janet Mitchell. “L’isola è molto più esposta ai venti e abbiamo riscontrato un’erosione sempre più accelerata a causa della perdita di ghiaccio marino”.

Anche se la legge statunitense non prevede il reato di global warming, appoggiati da tre organizzazioni non-profit i legali del villaggio di Kivalina hanno deciso di procedere con la causa, sostenendo che se il ghiaccio di Kivalina si sta sciogliendo è colpa di quattro compagnie petrolifere e quattordici aziende per l’elettricità, le quali provocano milioni di tonnellate di gas serra. La tesi giuridica degli avvocati è semplice. E i danni, di portata tale da mettere a rischio la vita stessa dell’isola, sono accertabili e facilmente dimostrabili.

I legali sono quindi volati a San Francisco, dove hannosede legale alcune delle più importanti compagnie petrolifere d’America, e lehanno denunciate alla Corte federale, accusandole di essere responsabili per i danni riportati nelvillaggio. Secondo il  procuratore MattPawa si tratta della prima causa per global warming mai intentata in America avente “una vittima distintamente identificabile”. Gli abitanti del borghetto artico chiedono danni per 400mila dollari. Poco, tutto sommato. Soprattutto se a doversi dividere la sanzione saranno i big del cartello del petrolio.

da “Repubblica” 

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Mar
12th

In arrivo le guerre per l’acqua

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Il programma di sviluppo delle Nazioni Unite ha indicato che circa 800 milioni di persone nel mondo soffrono costantemente la fame a causa del calo della quota pro capite di acqua potabile, dovuto a fattori climatici, demografici, ed ambientali. Nei prossimi 30 anni, circa 93 paesi soffriranno di mancanza d’acqua, mentre il fabbisogno crescerà del 60 % di fronte ad uno sviluppo delle risorse idriche estremamente basso.

La regione araba che si estende dall’Atlantico all’Iran fa parte delle regioni che soffrono maggiormente della scarsità di fonti idriche. I paesi arabi dovranno investire circa 40 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni per far fronte alla mancanza di riserve di acqua potabile, che ormai rappresenta uno degli ostacoli principali allo sviluppo di alcuni settori strategici come l’agricoltura ed il turismo. Si prevede che i paesi arabi investiranno annualmente l’1 % del PIL per garantire le necessarie risorse idriche, soprattutto nelle città dove si trovano i maggiori addensamenti di popolazione. (more…)

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