Un paese in bottiglia, così Legambiente ha definito l’Italia nel suo ultimo rapporto sul consumo di acqua minerale. Secondo il dossier il nostro è il paese in cui si ha il maggior consumo di acqua in bottiglia nel mondo. I dati presentati dall’associazione evidenziano che gli italiani, nel solo 1996, hanno consumato 192 litri di acque minerali, oltre mezzo litro a testa al giorno. In Germania se ne consumano 128, negli Stati Uniti solo 99. Il dato italiano è in costante aumento e si è triplicato in poco più di 20 anni, nel 1985 infatti i consumi erano pari ad appena 65 litri. Una crescita vertiginosa che ha aumentato notevolmente i profitti delle aziende del settore.

Acqua in bottiglia

Convinti dalla pubblicità – Ma non è solo il gusto dell’acqua in bottiglia che ci spinge a riempire i carrelli del supermercato. Siamo sottoposti alla pressione di una campagna pubblicitaria che non ha precedenti. I dati di Altreconomia sottolineano che in Italia nel 2005 le aziende hanno investito in pubblicità circa 124 milioni di euro, una cifra 4 volte maggiore rispetto al 1990, quando i consumi pro capite erano poco più della metà di quelli attuali. Il rapporto dimostra che la pubblicità ha effetti positivi, soprattutto sui bilanci delle imprese. Nel 2006 in Italia erano attive 189 fonti e 304 marche di acque minerali in grado di generare un volume di affari di 2,2 miliardi di euro, grazie all’imbottigliamento di 12 miliardi di litri di acqua.

Canoni molto bassi – Tutto questo per le imprese avviene a fronte di investimenti molto bassi. Sono solo 8 infatti le Regioni in cui è previsto un pagamento proporzionale agli ettari in concessione e ai litri prelevati o imbottigliati. Si tratta di Basilicata, Campania, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Umbria e Veneto. Le cifre però pagate sono a volte bassissime come i 5 centesimi ogni mille litri in Campania o i 30 centesimi della Basilicata. Migliora la situazione in Lazio dove si pagano invece 2 euro e la cifra varia se si utilizza il vetro per le bottiglie o se si attua il servizio di vuoto a rendere. Il canone più alto per volume imbottigliato si registra invece in Veneto, con 3 euro ogni mille litri.

Costi ambientali – Il rapporto di Legambiente presenta il conto di questa corsa all’acqua minerale. I costi dal punto di vista ambientale sono notevoli. Nel 2006, per la sola produzione delle bottiglie, sono state utilizzate 350 mila tonnellate di polietilene tereftalato (PET). Questo significa un consumo di 665 mila tonnellate di petrolio e un’emissione di gas serra di circa 910 mila tonnellate di CO2 equivalente. A tutto ciò bisogna ancora aggiungere le emissioni dovute al trasporto delle confezioni: solo il 18% delle bottiglie in commercio viaggia sui treni, tutto il resto lo fa su strada. E anche quando vengono gettate, le bottiglie di plastica non fanno una fine ecologica: solo un terzo termina infatti nella raccolta differenziata ed è destinato al riciclaggio.

Risparmi economici e ambientali – Il rapporto evidenzia come si potrebbero evitare i costi economici e ambientali riducendo il consumo di acqua minerale e bevendo sempre di più quella del rubinetto. Si ridurrebbero in una sola volta il consumo di una fonte fossile come il petrolio, di emissioni inquinanti in atmosfera, compresi i gas serra, e della produzione di rifiuti. Come sottolinea Legambiente, bere più acqua del rubinetto sarebbe soprattutto un risparmio economico per la collettività.