Tre giorni per il giardinoE’ un angolo delle meraviglie che esplode di profumi e di colori in un moltiplicarsi di piante e fiori insoliti e speciali. E, a rendere ancora più intrigante questo spazio, c’è la scoperta che anche la bellezza più sontuosa può nascere dando la giusta attenzione all’ambiente. Ecco, allora, i giardini creati all’insegna di quella sostenibilità ecologica che impone parsimonia d’acqua in un mondo sempre più assetato.

Sono offerti dalla «Tre giorni per il giardino», la più importante mostra-mercato florovivaistica italiana organizzata dal Fai nel parco del Castello di Masino e giunta alla diciassettesima edizione, che vuole coniugare, quest’anno, la gioia degli occhi e l’imperativo della coscienza: come non rinunciare a veder nascere e splendere nel proprio giardino o sul proprio terrazzo piante e fiori imponendosi un minimo utilizzo dell’irrigazione. E’ questo il filo conduttore che lega gli appuntamenti dell’ormai classica «Tre Giorni» di Masino – in realtà, quest’anno, i giorni sono quattro, dal 1° al 4 maggio con orario 10-18 – realizzata sotto l’attenta regia dell’arch. Paolo Pejrone, fondatore e presidente dell’Accademia Piemontese per il giardino.

Un lungo «ponte» fiorito, dunque, per riunire, in una suggestiva cornice verde che domina la zona dell’anfiteatro morenico di Ivrea, il meglio del lavoro e della creatività di oltre 130 vivaisti italiani e stranieri accuratamente selezionati e chiamati a esporre le loro collezioni e le loro novità: agapanti, alberi e arbusti ornamentali, bambù, tuberi e rizomi, cactus, camelie, clematidi, ellebori, iris, lillà, orchidee, ortensie, piante da frutto, ornamentali, alpine, mediterranee. Tra le proposte più interessanti, fucsie, glicini, nuove varietà di peonie erbacee ed arboree, hibiscus, collezioni straordinarie di rosa gallica.

«Il tutto, sempre – spiega Marco Magnifico, direttore generale culturale del Fai – con un occhio particolare al tema conduttore di quest’edizione. Saranno gli stessi vivaisti a segnalare ai visitatori le piante e i fiori che hanno bisogno di poca o nessuna annaffiatura aiutandoli a ottenere un importante risparmio». Gesto non solo simbolico, ma di reale utilità in una situazione ambientale come quella che il mondo sta vivendo e di cui, tra l’altro, il 2 maggio, in mostra, parlerà anche Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana Onlus affiancato dall’arch. Pejrone e da Anna Peyron.

Ancora Magnifico: «Il problema della scarsità dell’acqua deve guidarci a nuovi comportamenti. E, magari, farci indignare un po’ di più quando vediamo certe rotonde stradali irrigate senza badare a sprechi o certi campi da golf verdi e pettinati, in piena estate, come moquette. Non servono grandi tecnologie per risparmiare quello che, ormai, viene definito “oro bianco”: i nostri avi utilizzavano i raccoglitori d’acqua piovana per far sopravvivere piante e raccolti in periodi di siccità. Possiamo farlo anche noi, nel nostro piccolo o nel nostro grande. Il primo consiglio degli esperti, in fondo, è questo: ridare la giusta importanza al gesto, ormai meccanico, di aprire un rubinetto».

Da “La Stampa” del 30 aprile 2008