Parla l’amministratore unico di Aqp dopo la decisione della Basilicata.

“Fino ad ora abbiamo dovuto subire l’aumento dei costi a livello internazionale. Adesso arriva anche quello a livello locale. Così non si può andare avanti…”. Lo sfogo è dell’amministratore unico dell’Acquedotto Pugliese Ivo Monteforte che lunedi scorso ha dovuto “subire” la decisione del comitato per l’attuazione dell’Accordo di programma tra Basilicata, Puglia e Ministero delle Infrastrutture di modificare le tariffe all’ingrosso per l’acqua che entrerà in vigore dal prossimo luglio.

Con le nuove tariffe , L’Acquedotto Pugliese pagherà ad Acqua spa l’acqua potabile più del doppio di quanto non facesse fino ad oggi: circa 25 lire al metro cubo a oltre 56. Considerando che l’Acquedotto Pugliese preleva circa 250 milioni di metri cubi all’anno, si tratterà di un incremento di costi annuale pari a circa 4,5 milioni che graverà sull’Acquedotto Pugliese.

La tariffa dell’acqua all’ingrosso e costituita da due domponenti, quella di compensazione ambientale (che va interamente alla regione Basilicata) e quella industriale ( per la manutenzione delle dighe e delle condotte). Se il costo della componente ambientale era già stato definito (poco meno di 8 centesimi al metro cubo, oltre 20 milioni di euro all’anno che l’Acquedotto Pugliese già paga alla Basilicata), mancava la determinazione del costo industriale dell’acqua all’ingrosso. Che è la seguente: tariffa per uso irriguo, 0,01549 euro al metro cubo; per uso potabile 0,02895 euro al metro cubo; per unso industriale 0,02079 euro al metro cubo.

In un futuro molto prossimo l’incremento della tariffa potrebbe passare dall’ingrosso al dettaglio, e incidere anche sulla bolletta degli utenti pugliesi: i costi dell’acqua vengono infatti normalmente trasferiti in tariffa, ma la modifica deve essere recepita dall’Ato nel Piano d’Ambito.

“Appena ci comunicheranno ufficialmente l’incremento dei costi all’ingrosso – ha spiegato Monteforte – faremo richiesta all’Ato di incrementare le tariffe. E’ un atto necessario per salvaguardare l’equilibrio economico-finanziario della società. L’Ato non può non tenerne conto”.

Da “corriere del mezzogiorno” del 30 aprile 2008