Lug
30th

ACQUA: ESPERTO, OASI ESEMPIO CONTRO DESERTIFICAZIONE

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L’oasi e’ un esempio straordinario di conoscenze tradizionali per combattere gli effetti dei cambiamenti climatici e della desertificazione”. Lo ha detto l’architetto Pietro Laureano, presidente di Ipogea ed esperto mondiale del settore, che aprira’ il 4 agosto all’Expo Agua di Saragozza (Spagna) la settimana tematica su ”Acqua e societa” per la creazione di una network tematico sull’uso appropriato delle risorse. ”La condizione delle oasi - ha spiegato Laureano - dove ogni errore si ripercuote immediatamente sulla sopravvivenza di tutto l’ecosistema, costituisce un insegnamento per il nostro paesaggio e per i nostri centri storici che sono oasi di pietra realizzati in armonia con le condizioni ambientali. Per proteggerli e’ necessario rispettare i modi e le tecniche appropriate ai luoghi trasmesse nel tempo attraverso l’identita’ delle comunita’. Riconoscere il valore delle pratiche locali e delle particolari forme espressive attraverso cui queste si tramandano. Le conoscenze tradizionali si sono plasmate nel rapporto con le condizioni geografiche dove proprio le difficolta’ dell’esistenza hanno sviluppato la cultura

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Lug
23rd

Il futuro? Vivere in un palazzo d’acqua

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Due giovani architetti italiani (con il MIT) hanno creato a Saragozza il primo edificio dalle pareti fluide modificabili a seconda dell’esigenza. E TIME l’ha già proclamata migliore invenzione dell’anno

Un edificio d’acqua. O meglio, con pareti fatte d’acqua. Cascate “magiche” che programmate da un computer, si articolano in scritte e disegni. E se ti avvicini, si apre automaticamente un varco, lasciandoti passare senza bagnarti. All’interno, il box di vetro dell’ufficio turistico e panche per la sosta all’ombra, al fresco, allo sciabordio dell’acqua. Quando poi l’edificio non serve, il getto si interrompe e il tetto scende, riducendosi a una pedana sul selciato: solo il box di vetro rimane su.

E’ il padiglione di acqua digitale che l’anno scorso, quando era ancora in fase progettuale, TIME ha proclamato Migliore invenzione del 2007 e che ora, finalmente realizzato, debutta all’entrata dell’Expo di Saragozza 2008.

E’ la prima volta che l’acqua digitale entra nella storia della architettura come materiale da costruzione, al posto di mattoni e calcestruzzo , spiega Carlo Ratti, professore di Architettura e urbanistica al Massachusetts Institute of Technology di Boston: il suo studio torinese ( carlorattiassociati - walter nicolino & carlo ratti), firma insieme al MIT il padiglione spagnolo.

La tecnologia era nota da tempo, è stata brevettata in America vent’anni fa, ma poi ha avuto un uso limitato. Applicarla agli spazi urbani offre nuove possibilità, perchè rende gli edifici più fluidi, adattabili a esigenze diverse interattivi.

Ratti continua “Abbiamo già ricevuto varie richieste dai Paesi del Golfo e dal Las Vegas: luoghi non a caso dove l’acqua scarseggia ed è un bene prezioso. A Kwait City, ad esempio, vogliono costruire un grattacielo albergo con lobby alta quattro piani aperta all’esterno e rivestita da una cortina d’acqua. Noi abbiamo controproposto un intera facciata d’acqua. Anzi un intero edificio: una torre evanescente, smaterializzata. E dove necessario chiudere le stanze con dei vetri, perchè ci sia l’aria condizionata, si può creare una doppia pelle, vetro più acqua.

Ma cosa è l’acqua digitale? Un sistema composto da migliaia di rubinetti disposti l’uno accanto all’altro su un tubo lungo il tetto dell’edificio che controllati da un computer posono essere aperti e chiusi molto rapidamente.

Il controllo veloce di questi ugelli crea dei pieni e dei vuoti nella caduta dell’acqua che formano scritte e disegni. Un po come una stampante a getto di inchiostro su grandissima scala. Lungo il tetto dell’edificio ci sono poi dei sensori, che all’avvicinarsi di qualcuno, interrompono la tenda d’acqua e aprono un varco: come le porte di vetro scorrevoli che si aprono automaticamente. L’acqua, che nel padiglione di Saragozza è pompata al ritmo di due metri cubi al secondo, è ovviamente riciclata: si perde solo quella che evapora. E il tetto non è fisso, ma sale e scende su dodici pistoni che scompaiono nel sottosuolo, per dare ancora più fluidità all’edificio. Che deve essere dinamico e interattivo al massimo: è di questi giorni l’installazione di un marchingegno che darà ai cittadini la possibilità di decidere via internet o sms le decorazioni da far comparire sulla cortina d’acqua. Così chiunque portà sentirsi anche un po’ architetto.

Quando chiuderà l’Expo, il padiglione diventerà un centro informazioni sulle future trasformazioni di Saragozza. Perchè la città fa sul serio. Dopo essersi già rifatta il look in occasione della grande fiera (nuovo anche un ponte si Zaha Hadid che è una vera ebbrezza) ha anche avviato il cosiddetto Miglio digitale: più di un chilometro e mezzo di polo tecnologico, da costruire nei prossimi anni nell’attuale area della stazione che verrà spostata un po’ più in la.

Ma, padiglione a parte, come utilizzare le potenzialità architettoniche dell’acqua digitale? E’ più adatta agli spazi pubblici che alle abitazioni private. Eppure funziona bene anche in terrazzi, cortili e loggie. E può diventare un eldorado perfino per gli artisti che, con migliaia di rubinetti a disposizione, possono creare immagini, messaggi…. e suoni montando microfoni sui getti d’acqua.

Un po’ meno di un secolo fa Le Corbusier scriveva “la civiltà delle macchine sta cercando la sua espressione architettonica”. Oggi cercare il proprio linguaggio in arcitettura è la civiltà digitale, che negli ultimi venti anni ha trasformato la nostra vita.

Da il Venerdi di Repubblica

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Lug
18th

Oms ed Unicef: pochi gabinetti e ancora troppe persone senz’acqua potabile, ma l´Africa migliora

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Il rapporto “Progress on Drinking Water and Sanitation - Special Focus on Sanitation”, pubblicato da Unicef e Organizzazione mondiale della sanità (Oms) conferma e rende ancora più drammatici i dati sulla mancanza di servizi igienici: «Più di 2,5 miliardi di persone non hanno un gabinetto in condizioni igieniche e circa 1,2 miliardi defecano all´aria aperta, la pratica più rischiosa in termini di igiene».

Tuttavia, sono sempre più numerose le persone che utilizzano «installazioni sanitarie migliori – dice l´Oms - . Impianti che garantiscono un´eliminazione degli escrementi in maniera da evitare che provochino malattie contaminando gli alimenti e le fonti d´acqua». Dati contrastanti che si spiegano con la crescita della popolazione mondiale e con il fatto che «anche se la pratica della defecazione all´area aperta è in calo, resta abituale per il 18% della popolazione mondiale, 1,2 miliardi di persone. In Asia del sud, resta ancora la norma per 778 milioni di persone». Comunque meno rispetto al 1990, quando questa “abitudine” riguardava il 24% della popolazione.

Una pratica che minaccia la sopravvivenza dei bambini, visto che la contaminazione fecale è direttamente collegata alle malattie diarroiche, una delle cause maggiori di mortalità infantile per i piccoli sotto i 5 anni. Il rapporto sottolinea che «E´ molto difficile mantenere un ambiente pulito in caso di defecazione all´aperto, anche da parte di una minoranza della popolazione».
Cifre e usi che faranno rabbrividire molti, ma che erano la normalità anche nell´Italia contadina dei primi decenni del secolo scorso. Alcuni paesi dell´Africa nera sono ancora in condizioni precarie, ma qualcuno sta rapidamente recuperando terreno, come Bénin, Camerun, Comore, Mali e Zambia. Inoltre, il numero di persone nel mondo prive di accesso ad una fornitura di acqua potabile protetta da contaminazioni fecali e chimiche, come una semplice pompa manuale o un sistema di adduzione d´acqua, è per la prima volta sceso sotto il miliardo dal 1990 ed attualmente l´87 % della popolazione mondiale ha accesso a risorse idriche non inquinate, una percentuale che nel 2015 dovrebbe raggiungere il 15%.

La differenza tra i Paesi del mondo resta grande, ma il rapporto sottolinea la disparità nello stesso Paese, soprattutto tra le popolazioni rurali ed urbane. Nel mondo le persone senza accesso a risorse d´acqua pulita sono 4 volte di più nelle aree rurali (746 milioni) che in quelle urbane (137 milioni).

Per quanto riguarda l´accesso all´acqua potabile, i maggiori progressi sono stati fatti in Africa. Secondo il rapporto Oms-Unicef, «7 dei 10 Paesi che hanno progredito più rapidamente si trovano nell´Africa subsahariana (Burkina Faso, Namibia, Ghana, Malawi, Uganda, Mali, Gibuti)».

Via Greenreport

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Lug
18th

Acqua e agricoltura: la crisi dimenticata

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L’acqua, la crisi dimenticata. Segnalo un articolo e un tema su cui riflettere: nel giro di 25 anni non avremo più abbastanza acqua per le necessità agricole.

Un tema urgente almeno quanto i cambiamenti climatici, la crisi alimentare, la crisi energetica. Però Science Daily, sollevando il problema, fa notare giustamente che su tutto il resto circolano notizie ed è alta l’attenzione. Sull’acqua no.

Possiamo anche discutere sulle soluzioni proposte da Science Daily. Sulle proporzioni della crisi idrica, però, c’è da discutere assai meno.

Già da tempo si sa che in molte parti della Terra c’è crescente scarsità di acqua: vale soprattutto - ma non solo - per i Paesi del Sud del mondo dove la gente non ha cibo a sufficienza.

Ebbene, calcola Science Daily: ogni caloria di cibo richiede all’incirca un litro d’acqua per essere prodotta; un’alimentazione di tipo occidentale implica il consumo quotidiano di 2.500-3.000 litri d’acqua al giorno.
Aggiungerei che l’acqua necessaria alla produzione del cibo è molta, molta di più se teniamo conto di tutta quella utile per le lavorazioni e per gli alimenti più “complessi”. Una semplice tazzina di caffè richiede l’uso di 140 litri d’acqua. Dietro un chilo di carne ci sono addirittura 16.000 litri d’acqua.

Se facciamo questo calcolo, un americano “mangia” in un giorno circa 6.850 litri d’acqua. Un italiano, circa 6.390.
Ma lasciamo perdere il resto, e seguiamo il ragionamento “minimalista” di Science Daily. Dunque: se è vero che entro il 2030 la popolazione sulla Terra aumenterà di altri 2,5 miliardi di persone, dovremo trovare altri 2.000 chilometri cubi di acqua dolce per sfamarci tutti.

Un’impresa per niente semplice: ora la produzione del cibo assorbe 7.500 chilometri cubi d’acqua dolce che già fatichiamo a trovare.

Bisogna usare l’acqua in modo più razionale, suggerisce Science Daily, e migliorare la “produttività dell’acqua” costruendo infrastrutture, dighe e sbarramenti.

A questo mi permetterei di obiettare. Più una diga è grande e “produttiva”, più ha un pesante impatto ambientale. Sicurezza, sedimenti che

si accumulano nei laghi artificiali, intere popolazioni che vengono spostate…

Preferirei un’altra strada. Innanzitutto, m

a non solo, prendere finalmente coscienza della necessità di fermare l’incremento demografico. Però facile a dirsi qui in Occidente dove un figlio è un “costo”; difficile a farsi nel Sud del mondo, dove un figlio è un “investimento” perchè già piccolissimo lavora e procura più del pane che a lui serve per mangiare.
Poi, ridurre il consumo di carne e prodotti animali. Sono ben poche, al mondo, le mucche che pascolano erba.
Le mucche vengono nutrite e ingrassate con granaglie che potrebbero benissimo sfamare noi umani. E la “resa proteica” della carne è ben poca cosa: infinitamente minore alla somma delle granaglie che l’hanno costruita.
Del resto, tre o quattro generazioni fa, a tavola la carne era rara. Non mangiare carne, o mangiarne assai poca, è fare un piacere innanzitutto agli uomini. E non (solo) agli animali.

Via Blogeko

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Lug
18th

Trasformare una bottiglia d’acqua in una lanterna

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Ok, è vero che questo genere di prodotti esiste già dal 2006 per chi non ama la luce polarizzata, la Firefly lid trasforma le vostre bottiglie in lanterne, le potete tenere in piedi, a testa in giù o appenderle mentre siete in campeggio.

Sviluppata da Eric Goldfarb, la lampada contiene un led integrato alimentato da 3 batterie di tipo AAA, alloggiate in uno scomparto sigillato , evitando ogni rischio che tali batterie si bagnino.

Il Firefly Lid è compatibile con tutte le bottiglie e costa meno di 10 euro a questo indirizzo.

Via Core77

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Lug
14th

Ore 10: Lezione di “consumi intelligenti”

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Il preside della facoltà di Agraria lancia la campagna a favore di chi è più penalizzato dai rincari

Lui, dello spreco, ha fatto un elogio. Dello spreco scritto però: spr-co. Che tradotto, vuol dire: meno spreco, più ecologia, uguale sufficienza. Perchè l’obiettivo al quale tutti dobbiamo puntare non è quello di recuperare il cibo che viene buttato nei cassonetti per darlo ai poveri. E nemmeno quello di non buttare il cibo nei cassonetti per far fronte ai rincari impazziti di pane, latte e ortaggi.

Dobbiamo sprecare meno, e basta. E’ un imperativo etico. Il modello di sviluppo che stiamo esportando nel mondo, il modello sprecone, è insostenibile. Imperativo alla Gordon Brown.

Andrea Segrè è l’autore di Elogio dello spreco. Ma anche  preside della facoltà di Agraria dell’università di Bologna e uno dei papà di Last Minute Market: il progetto che dal 2000 recupera gli sprechi alimentari della grande distribuzione  per dare a chi non ha: 505 mila pasti offerti nel 2007 e 283 tonnellate di rifiuti evitati.

Il suo punto di partenza : La FAO stima che la produzione agricola mondiale potrebbe nutrire abbondantemente 12 miliardi di persone cioè il doppio di quelle oggi presenti sul pianeta. Come è possibile allora che ci siano ancora oltre 800 milioni di affamati nel mondo?

Quello d’arrivo: Meno spreco vuol dire anche meno rifiuti meno danni all’ambiente , meno inquinamento, insomma più eco. Se poi a ciò ci aggiungiamo il recupero degli alimenti e il riciclaggio dei prodotti, il cerchio tende in un qualche modo a chiudersi.

Fin qui il ragionamento etico. A lunga scandenza. C’è poi quello pratico. Mai come oggi d’attualità. Che interessa il grande spreco, quello aziendale:  il cibo che non si vende ce lo troviamo rincarato sui prezzi. Ma tocca anche tutti noi. Il cibo che finisce dentro la pattumiera, tra sprechi veri e propri e imballaggi (il cui smaltimento chiede un ulteriore esborso di denaro, non dimentichiamocelo), rappresenta la quarta settimana di ogni famiglia.

La quota che si spende per acquistare il cibo incide per circa il 20% sul reddito. Un valore relativo che pesa molto di più sulle fasce basse. Le prime ad aver iniziato a utilizzare le strategie anti-spreco strutturate. Insomma ad aver adottato nuovi stili di vita perchè di questo si tratta.

Vale a dire: spese frammentate e più contenute, niente eccessi nel carrello, meno rigorosità sulle date di scadenza, rocorso a tutte le forme che accorciano la filiera e limitano anche i costi di trasporto. Finora questa è una strada intrapresa da pochi e per necessità, un percorso che, se la crisi continua, verrà via via scelto anche dalle famiglie più ricche. Ma l’obiettivo è di trasformare questo stile di vita in un comportamento normale. Perchè quello con cui dovremo confrontarci tra qualche anno andrà ben oltre la crisi dei consumi. Sarà la crisi del Pianeta.

Da Corriere della sera del 13 luglio 2008

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Lug
11th

FLASH: Servono 60 miliardi per l’acqua

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Servono 60 miliardi di euro di investimenti per l’acqua nel corso dei prossimi 30 anni. 2 miliardi annui. E’ quanto emerge dal rapporto annuale presentato ieri dall’istituto di ricerca Utilitatis; la metà della cifra servirà per gli acquedotti, e il resto per fognature e depurazione. Solo il 10% della ciffra sarà finanziato con soldi pubblici, il resto sarà investito da aziende private. Dovremo riportare i dati sulle perdite, che nè questo rapporto nè il nostro hanno, o continueremo ad avere richieste di finanziamenti per perdite gonfiate. Questo quanto afferma Roberto Passino, presidente Comitato per la Vigilanza sull’Uso delle Risorse Idriche.

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Lug
11th

Una minerale da rubinetto

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Si diffonde il fenomeo delle “Case dell’acqua” - Prossime aperture all’Idroscalo e a Zibido

Un riscontro formidabile. Così il presidente Tasm, Tiziano Butturini, descrive il successo delle Case dell’acqua, le strutture di erogazione gratuita di acqua gasata o naturale realizzate a partire dal 2007 all’interno di parchi e giardini di sette comuni dell’hinterland milanese. A poco più di un anno dalla prima inaugurazione, le sette Case , situate a San Donato Milanese, Pieve Emanuele, Buccinasco, Cesano Boscone, Corsico, Trezzano sul Naviglio e Vizzolo Predabissi, continuano a registrare consumi in crescita: da gennaio a giugno di quest’anno l’acqua erogata complessivamente su base annua è infatti passata da  6.840.604 a 7.977.505 di litri, con una media giornaliera di 22.472 litri.

L’aumento della domanda, le persone che si recano giornalmente alle Case dell’acqua sono almeno 500, ha indotto addirittura i sindaci ad adottare regolamenti che ne disciplinano l’uso: ogni utente può prelevare ogni giorno fino a un massimo di 12 litri.

L’obiettivo della società, partecipata dalla Provincia di Milano e da ventiquattro comuni dell’hinterland, è di quelli nobili: promuovere il consumo dell’acqua del rubinetto buona, controllata, sicura e gratuita in alternativa alle minerali a volte scelte solo perchè gassate.

Un obiettivo non da poco: in base ai calcoli effettuati dalla stessa società ogni famiglia arriva a risparmiare fino a 300 euro all’anno. Non male, anche in considerazione del fatto che l’acqua in questione è sottoposta a controlli periodici fatti in convenzione con società pubbliche, e ad interventi di sanificazione degli ambienti e degli erogatori. Anche l’ambiente poi ne trae grande vantaggio. Grazie a questa iniziativa, infatti, non finiranno nei rifiuti olre 5.3 milioni di bottiglie.

Tra i programmi a breve termine, la TASM segnala la realizzazione di una Casa dell’acqua a Zibido San Giacomo e di due nuove strutture all’Idroscalo.

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