Ago
28th

Italia sprecona 2

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Riassumiamo riportandovi un articolo del Corriere della Sera, i valori relativi all’acqua che consumiamo quotidianamente; non solo quella che beviamo ma anche tutta quella utilizzata per realizzare i prodotti che normalmente usiamo.

Ogni volta che beviamo un bicchiere di vino consumiamo 120 litri d’acqua. Se mangiamo un uovo, 135 litri. Per indossare una maglietta di cotone ne abbiamo utilizzati 2 mila. E se per pranzo ordiniamo un hamburger da 150 grammi, dobbiamo sapere che è «costato » 2.400 litri. Possibile? La risposta può essere intuitiva. Basta pensare a quanta acqua è servita per irrigare la vite, per far crescere la gallina, per coltivare il cotone e per sfamare e dissetare un manzo macellato all’età di 3 anni.

Acqua «virtuale»

È la nuova prospettiva scientifica presentata dal Wwf durante la Settimana mondiale dell’acqua che si è conclusa qualche giorno fa a Stoccolma. Obiettivo: mettere in relazione l’utilizzo dell’acqua con i consumi delle persone. Gli esperti parlano di «acqua virtuale», quella nascosta nei cibi, nei vestiti e nei servizi. Ogni italiano usa in media 215 litri di acqua reale al giorno, per bere e per lavarsi, ma il consumo è 30 volte superiore se consideriamo anche l’acqua virtuale impiegata per produrre ciò che mangiamo e indossiamo. Fanno più di 6.500 litri a testa, ogni giorno. Il valore più alto al mondo dopo quello degli Stati Uniti. E solo il 30 per cento di quell’acqua proviene da risorse italiane. La gran parte (70 per cento) arriva dall’estero, incorporata nei prodotti che viaggiano sulle rotte del commercio internazionale. Il nostro Paese è il quinto importatore d’acqua del pianeta.

L’acqua «trasportata»

Prendiamo la carne di manzo. Un bovino medio vive tre anni prima di essere macellato per ottenere circa 200 chili di carne. In quei tre anni però l’animale avrà consumato 1.300 chili di grano, mais e soia, più 7.200 chili di fibre, tra pascoli e fieno. Avrà bevuto 24 metri cubi di acqua. E altri 7 metri cubi saranno serviti per l’igiene e i servizi dell’allevamento. A conti fatti, in un chilo di carne di manzo sono «nascosti» 15.500 litri d’acqua. Facciamo infine l’ipotesi che l’animale venga allevato in Argentina e poi venduto nelle macellerie italiane. Tutta l’acqua che quelle bistecche portano con sé attraversando l’oceano è virtualmente importata. «Moltissimi prodotti che consumiamo ogni giorno—spiega Michele Candotti, direttore generale del Wwf Italia — provengono da aree del mondo in cui le risorse idriche sono già in crisi». Gli unici Stati che importano più acqua dell’Italia sono Brasile, Messico, Giappone e Cina. I vettori di trasporto più importanti sono i prodotti agricoli, in particolare riso, grano e mais.

L’«oro blu»

Gli scienziati hanno scelto il termine «impronta» di un Paese per definire il volume di acqua necessario per produrre beni e servizi consumati dagli abitanti. Dipende da quattro fattori fondamentali: quantità e tipo di consumi, clima, tecniche agricole. Per fare un solo esempio: una dieta vegetariana comporta un consumo virtuale di 2 mila litri d’acqua al giorno, se invece mangiamo carne si può arrivare a 5 mila litri al giorno. Secondo la ricerca Water footprints of nations (2007), ogni italiano consuma 2.332 metri cubi d’acqua all’anno (equivalenti a 2 milioni e 332 mila litri). Sul nostro livello Spagna e Grecia. Davanti ci sono solo gli Stati Uniti (2.483 metri cubi). La media mondiale è 1.243, mentre nella maggior parte dei Paesi poveri i consumi scendono sotto i mille metri cubi. «Il petrolio viene trasportato direttamente con le navi—riflette Silvana Galassi, ordinario di Ecologia all’Università Statale di Milano —. L’acqua è incorporata nei cereali o in altri prodotti. Ma non c’è dubbio che stiamo sottraendo risorse ad altri territori ». Un caso paradossale è l’importazione di frutta dalla Spagna, un Paese che l’anno scorso è stato costretto a comprare acqua dalla Francia per la scarsità dei propri bacini. Produrre un’arancia nella penisola iberica «costa» 50 litri d’acqua. «Nei Paesi sviluppati non c’è più terra coltivabile — continua Silvana Galassi —quindi utilizziamo il suolo e l’acqua di altri luoghi. Ma il pianeta è un sistema unico, va considerato nel suo insieme. Abbiamo già superato il livello di sostenibilità».

L’emergenza italiana

Estate 2003, una delle stagioni più calde negli ultimi due secoli. L’Italia scopre nel giro di poche settimane che la paura per la scarsità d’acqua può colpire anche uno dei bacini più ricchi del pianeta, la pianura padana. Ricorda la docente di Ecologia: «Siamo arrivati ai conflitti d’uso, come quello tra centrali idroelettriche e agricoltura, che credevamo esistessero solo nei Paesi con pochissima acqua. In futuro i cambiamenti climatici tenderanno ad aggravare questi eventi. E purtroppo siamo abituati a muoverci solo nell’emergenza, senza mai cercare di prevenire e governare le possibili crisi ». Il Nord Italia è ricco di acqua di altissima qualità, che è stata fortemente inquinata in passato e continua a essere utilizzata spesso senza freni oggi. Il Sud e le isole hanno risorse scarse destinate a diminuire sempre più nei prossimi anni e altissime percentuali di perdite nella rete degli acquedotti. Tutto questo all’interno di un quadro che il direttore del Wwf descrive così: «Il prezzo di mercato non riflette in alcun modo il valore dell’acqua e i sussidi frenano la spinta verso nuove tecnologie. È qui la chiave: se il prezzo non rispecchia l’importanza e la scarsità del bene, nessuno si preoccupa dei consumi eccessivi, né degli sprechi».

L’inquinamento

C’è un’altra realtà che viene trascurata, anche se è sotto gli occhi di tutti. L’acqua italiana potrebbe essere bevuta nella maggior parte dei casi senza alcun trattamento. Ma in passato abbiamo utilizzato male il suolo e inquinato le falde, così ci troviamo oggi a sostenere costi enormi per la depurazione. Secondo la cultura ambientalista questa lezione non è stata assimilata. «Si parla giustamente di Co2 ed effetto serra — sintetizza il Wwf — ma lo stesso senso di urgenza dovremmo averlo per la questione idrica ». I dati delle nuove ricerche sono utili per riflettere sui nostri consumi: un pomodoro «costa» 13 litri d’acqua, un foglio di carta A4 10 litri, una fetta di pane 40, un paio di scarpe di cuoio addirittura 8 mila. Ma quanto inquinamento provoca la produzione di quei beni? Quantificarlo sarà la nuova frontiera per gli studiosi. Che fin da ora però assicurano: importare acqua sotto forma di prodotti significa consumare in Europa e lasciare ai Paesi d’origine l’impatto ambientale.

Senza legge

Il Wwf elenca una serie di interventi per ridurre la nostra «impronta» sul pianeta. Primo: lavorare sulla produttività dell’acqua per uso agricolo. «Senza colpevolizzare i coltivatori—avverte Candotti— sappiamo che il miglioramento delle tecnologie per l’irrigazione e la raccolta dell’acqua nei campi è una leva fondamentale per contenere l’uso e lo spreco». Una cultura diffusa della buona alimentazione può incidere in maniera altrettanto massiccia, ad esempio riducendo i consumi di carne. Oltre ai «peccati» di produttori e consumatori, l’Italia paga una grave arretratezza dal punto di vista delle leggi. La direttiva della Comunità europea sull’acqua risale al 2000: è stata recepita, ma non ancora attuata. Non esiste così una legislazione che regoli la domanda, l’offerta e la gestione dell’acqua. Conclude il Wwf: «Se chiediamo sforzi a chi produce e a chi consuma, dobbiamo pretendere che ci sia anche una sorta di “carta costituzionale” che tuteli l’acqua come bene pubblico».

Da “Corriere della sera”

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Ago
28th

40 fotografi per salvare l’acqua

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Oltre un miliardo di persone nel mondo ogni anno non ha la possibilità di accedere all’acqua potabile, circa un sesto della popolazione mondiale. Più di due milioni di persone nei paesi in via di sviluppo (la maggior parte bambini), muore ogni hanno in seguito ai disagi dovuti alla mancanza d’acqua e alle cattive condizioni igieniche di essa: uno ogni quindici secondi.

Negli ultimi dieci anni, la dissenteria provocata dall’inquinamento dell’acqua ha ucciso un numero di bambini superiore al numero complessivo di morti causati da tutti i conflitti armati che si sono succeduti nel pianeta dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi.
Questi numeri rappresentano una parte importante di un bellissimo volume fotografico, Blu Planet Run, scaricabile gratuitamente sul sito di Amazon, appena pubblicato dall’organizzazione no profit Blu Planet Run che dal 2002 è impegnata a cercare di sollecitare la popolazione mondiale a non dimenticare questa immane tragedia. Le immagini sono state scattate da 40 grandi fotoreporter in giro per il mondo, che per un mese hanno fissato con l’obiettivo i particolari di questa crisi globale, realizzando autentiche opere d’arte.

Le peculiarità di questo volume, hanno dichiarato gli autori, sono due: risvegliare le coscienze di ognuno di noi davanti a questo dramma e lanciare un messaggio di ottimismo e speranza perché si tratta di una battaglia che si può facilmente vincere. In sintonia con il messaggio del volume, la fondazione fa sapere che per ogni albero utilizzato per la produzione del libro altri due saranno piantati e il 100 per cento del ricavato dai diritti d’autore verrà devoluto per i progetti legati all’acqua potabile.

Da “Panorama”

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Ago
27th

Boa eolica per l’energia

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IMPIANTO PILOTA IN PUGLIA La società Blue H Group ha installato al largo di Tricase il primo prototipo al mondo di turbina eolica galleggiante: 80 kw, fissato a una piattaforma fluttuante che entro il 5 agosto sarà ancorata in fondo al mare. Il primo gruppo con potenza di 2,4 Mw dovrebbe essere completato entro la primavera 2009. Poi la costruzione di un parco eolico galleggiante entro il 2012. L’amministratore delegato Neal Bastick anticipa a Panorama che la società anglo-olandese sta stipulando accordi anche in Sicilia. In progetto due parchi flottanti da 350 Mw, 10 miglia al largo di Mazara del Vallo e di Pozzallo. Per il parco di Tricase erano stati stanziati nel 2006 dal ministero delle Attività produttive circa 5 milioni di euro. «Le previsioni di produzione energetica» afferma Gianni Sergi, assessore alle Risorse energetiche della Provincia di Lecce, «sono di 238 milioni di kw/ora all’anno. Le emissioni di CO2 nell’area dovrebbero ridursi di 186 milioni di tonnellate». «Le piattaforme offshore nel Mar del Nord e nel Baltico» ricorda Bastick «sono fissate a bassi fondali. Gli impianti eolici flottanti possono invece essere assemblati a terra e ancorati con catene fino a 300 metri di profondità». La distanza riduce l’impatto visivo negativo e la maggiore costanza del vento ottimizza il lavoro delle turbine. Gli impianti verranno collegati alla rete elettrica tramite cavi sottomarini.

Da “Panorama”

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Ago
27th

Nele Azevedo, l’esercito delle figurine di ghiaccio

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Sta facendo il giro del web l’eco installazione di Nele Azevedo, un artista brasiliano.

Ha creato centinaia di statuine di ghiaccio che rappresentano persone sedute, e le ha disposte sui gradini di una strada.

Mentre la gente le guardava, esse si scioglievano lentamente al sole. L’installazione è durata solo lo spazio di un giorno. Mi fa pensare ai cambiamenti climatici e ai ghiacci che si sciolgono sempre più in fretta.

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Ago
1st

Maggior efficienza dai pannelli solari

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BOSTON (USA) - Promette una vera e propria «rivoluzione» nell’uso dell’energia solare la scoperta fatta dagli ingegneri del Massachussets institute of technology (Mit) di Boston. In uno studio pubblicato dalla rivista «Science» hanno infatti descritto per la prima volta un modo per immagazzinare l’energia prodotta dai pannelli solari.

LA SCOPERTA - La scoperta è stata ispirata da uno dei passaggi della fotosintesi, in cui l’acqua viene scissa in idrogeno e ossigeno. Per riuscire a ripetere lo stesso procedimento i ricercatori hanno disegnato un nuovo catalizzatore, cioè una sostanza che favorisce una reazione ma che alla fine può essere recuperata intatta, poco costoso e che funziona a temperatura ambiente. Il sistema progettato prevede che l’elettricità prodotta ad esempio da un pannello fotovoltaico venga utilizzata, insieme al catalizzatore nuovo e a uno tradizionale, per scindere l’acqua in idrogeno e ossigeno gassosi. Questi possono essere immagazzinati e utilizzati per alimentare delle celle a combustibile. «Questo è quello che cercavamo di fare da anni - spiega Daniel Nocera, che ha coordinato lo studio - l’energia solare è sempre stata limitata dal fatto che si interrompeva in assenza di sole. Adesso possiamo considerarla praticamente illimitata». Secondo i ricercatori, l’applicazione su larga scala del processo è molto facile e richiederà non più di dieci anni.

Da “Corriere della sera”

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