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26th

H2O consiglia: Non Sprecare

Antonio Galdo Non sprecareTitolo: Non Sprecare

Autore: Antonio Galdo

Editore:Einaudi

Provate a immaginare quale sarebbe stato l’undicesimo comandamento.

Siamo diventati tutti spreconi. Terribilmente spreconi. Per i motivi più svariati: abitudine, indifferenza, distrazione. O anche miopia e vizio. Viviamo con l’orologio sincronizzato nel tempo della società «usa e getta» e siamo ossessionati da uno stile, ormai diventato naturale, che si traduce nella cancellazione della parola sobrietà, considerata fuori moda, e nello sperpero di cose tangibili, dalle risorse naturali al cibo, e di beni immateriali. I più importanti, quelli che non hanno prezzo, non si trovano sul mercato, eppure ci appartengono come parte integrante della persona umana. La vita (e il suo dopo, cioè la morte), la salute, la bellezza, il tempo, le parole, il talento. La lotta contro lo spreco, che cova come un serpente dentro ciascuno di noi, è affidata allo sforzo di alcune minoranze. Magari anche di singole persone, forti e coraggiose. Sono loro che invocano e praticano il dittico «Non sprecare».

I nostri frigoriferi traboccano di cibo che neanche tocchiamo prima di gettarlo nella spazzatura. Nei nostri armadi non riusciamo più a infilare vestiti e scarpe perché sono troppi e non ci servono.
Distruggiamo risorse naturali che la Terra non è più in grado di riprodurre. Ma innanzitutto sciupiamo corpi e anime. Di fronte allo spreco, ci arrendiamo. Alziamo le mani. Per scrivere questo libro, ho incontrato padri e figli, mamme del cuore e della pancia, monaci e scienziati, uomini di fede e non credenti, mercanti e servitori dello stato, geni dell’arte e visionari del volontariato a mille dimensioni, capi di piccole comunità ed eredi di grandi imperi economici. Ho cercato di scoprire, dentro ciascuno di loro, il seme di una resistenza a ciò che sembra ineluttabile. Sono andato a vedere che cosa accade in tanti regni geografici del benessere, in Europa, in America, in Cina. E mi sono convinto che la battaglia contro lo spreco è tutta da combattere, anche con gioia, perché è una straordinaria avventura verso un nuovo stile di vita.

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26th

Ywater, acqua e gioco insieme

ybottle

Ywater è una bevanda indicata per i bambini con particolari vitamine e sali minerali utili al loro sviluppo. Il prodotto però non conclude il suo ciclo vitale una volta finita, ma continua trasformandosi in un gioco che stimola le capacità sensoriali e creative dei più piccoli.

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16th

Legge sui tritarifiuti l’ennesima beffa

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tritarif1Vi ricordate l’estate scorsa? Vi avevamo informato su di una legge alquanto sciagurata, che privatizzava l’acqua in Italia. Ormai sembra una tecnica ben collaudata: quando devono approvare leggi che potrebbero sollevare le reazione di tutta una serie di organizzazioni e in primo luogo dei cittadini, aspettano le vacanze, quando tutti sono distratti.

Durante queste vacanze di Natale, e per la precisione il 30 dicembre , è stata approvata la legge che permette l’installazione di tritarifiuti sotto il lavandino.

Molti potrebbero pensare che non ci sia niente di male in questi strumenti, li abbiamo conosciuti dai telefilm americani fin dagli anni 70/80. E’ vero ma probabilmente non ci siamo mai soffermati a pensare e capirne il funzionamento, ed il suo conseguente impatto sull’ambiente.

Provate a pensare il funzionamento. Come potete capire dalle immagini di questo posto, il sistema non è altro che un potente frullatore tritatutti che viene montato sotto il lavandino e collegato allo scarico dello stesso.

Praticamente, come vedevamo nelle serie TV, gli scarti del pranzo (e tanto altro) viene gettato nel buco del nostro lavandino; si schiaccia un bottone e tutto viene sminuzzato. Comodo! verrebbe da pensare. Ma se ci si sofferma un secondo e si pensa dove vanno a finire questi scarti sminuzzati si capisce il disastro che sta dietro a questa legge.

tritarif2l vialibera ai tritarifiuti contiene, è vero, qualche distinguo che poi vi dirò. Ma sono veramente quisquilie. Perchè affermo che si tratta di una legge sciagurata? Il frullato di monnezza, tanto per cominciare, tende a depositarsi nelle fognature e a ostruirle. Ma è ancora il male minore.

Soprattutto, aumenta il carico di sostanze organiche immesse nelle fognature. Ora, i casi sono due: o le fogne finiscono (auspicabilmente) in un depuratore, o scaricano direttamente in un corso d’acqua e poi in mare.

Se l’immondizia tritata finisce direttamente in mare, contribuisce all’eutrofizzazione: enorme e abnorme sviluppo di alghe unicellulari dovuto alla sovrabbondanza di nutrienti; maggior consumo dell’ossigeno disciolto nell’acqua; morte per asfissia e putrefazione dei pesci e degli altri esseri viventi.

Invece se le fognature sono collegate al depuratore, quest’ultimo va soggetto ad un superlavoro per il quale non è di solito attrezzato. Senza contare che i fanghi del depuratore vanno in discarica; i rifiuti organici invece possono essere riciclati diventando compost.

Il vialibera ai tritarifiuti in tutt’Italia è contenuto nell’articolo 9 quater della legge 30 dicembre 2008, n. 210. E’ la legge di conversione del decreto legge del 6 novembre sull’emergenza rifiuti in Campania.

Il testo è piuttosto contorto (tanto per cambiare…), e vi dicevo che contiene qualche lieve distinguo. Troppo lieve, e facilmente aggirabile.

Dice che è vietato smaltire rifiuti gettandoli nelle fognature, ad eccezione però degli scarti dell’alimentazione umana trattati con i dissipatori che li riducono in particelle sottili.

tritarif3L’uso del tritarifiuti è consentito “previo accertamento dell’esistenza di un sistema di depurazione da parte dell’ente gestore del servizio idrico integrato, che assicura adeguata informazione al pubblico anche in merito alla planimetria delle zone servite da tali sistemi. L’installazione delle apparecchiature è comunicata da parte del rivenditore al gestore del servizio idrico, che ne controlla la diffusione sul territorio”.

Quindi i tritarifiuti sono ammessi in tutti i luoghi in cui esistono fognature collegate a un depuratore. Non importa se i depuratori sono o meno in grado di sopportare un carico di lavoro più elevato.

Il “gestore del servizio idrico integrato”, cioè dell’acquedotto e delle fognature, deve far sapere se il depuratore esiste o no. Non so voi: io, dal mio “gestore”, non ho saputo proprio niente.

E poi: il controllo sulle installazioni è effettuato dal gestore delle fognature in base alle segnalazioni dei rivenditori degli apparecchi. Ma se il tritarifiuti lo compro via internet? O se lo compro in un luogo e lo installo in un altro dove il depuratore non c’è?

Insomma, il tritarifiuti in sostanza va a finire che lo puoi usare ovunque. I mari e le fognature si bevono il frullato di monnezza. Se lo beve anche, per dire, la Cloaca Maxima di Roma, che è lì fin dai tempi degli Etruschi. E se l’età non le consente di digerire siffatto beverone, amen.

A seguito il link sulla legge.

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15th

Il sole per l’acqua. Solvatten la soluzione

solvattenSi chiama Solarvatten ed è un’invenzione della svedese Petra Wadstrom (nella foto).

Si tratta di un congegno in grado di purificare l’acqua utilizzando l’energia solare.

Un sistema semplicissimo che consentirebbe a milioni di persone nei paesi poveri di avere accesso all’acqua potabile.

Continua da sopra:

Solarvatten è una semplice tanica in grado di contenere fino a dieci litri di acqua.

L’utilizzo è molto semplice: si mette l’acqua nell’apertura nera fino a riempire il contenitore, che poi si lascia per 3-4 ore al sole.

Solarvatten è dotato di un indicatore, che quando diventa verde segnala l’avvenuta purificazione dell’acqua.

A quel punto si colloca il contenitore in un luogo fresco e si può attingere finalmente all’acqua, ora potabile, utilizzando l’apertura bianca.

L’invenzione della ragazza svedese è già stata sperimentata in Nepal e in Kenya, dove ha fatto registrare risultati estremamente positivi.

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13th

La città blu potrebbe affondare

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La città blu Jodhpur

JODHPUR (INDIA)
Rischia di diventare l’Atlantide dell’India, Jodhpur. Un destino non improbabile in tempi di riscaldamento globale, in cui già numerose isole si sentono con l’acqua alla gola a causa dell’innalzamento degli oceani. Ma questo epilogo nel caso della città indiana avrebbe il sapore di un tragico paradosso. Perché non si trova a largo delle coste del subcontinente, ma nel pieno deserto del Thar. Eppure, tante e tanto vecchie sono le falle sotto il suo bacino idrico che il livello sotterraneo delle acque si è innalzato enormemente e la città, nel siccitoso Rajasthan, potrebbe essere inabissata da un momento all’altro. La meteorologia indiana, per ora, è dalla sua parte. Alla stagione dei monsoni mancano ancora mesi. Di questi tempi l’arrivo di piogge torrenziali, che peggiorerebbero la situazione, è improbabile quanto un sei al superenalotto vinto alla prima puntata. Non a caso, per il suo clima tutt’altro che londinese, Jodhpur è anche nota come «la città del Sole». Eppure, i suoi cittadini non riescono a dormire tranquilli.

Negli ultimi mesi la situazione è diventata allarmante: l’acqua è oramai a un metro dalla superficie terrestre e, secondo gli esperti, basterebbe anche un flebile movimento della terra per scatenare l’apocalisse. «Un tremore di limitata intensità potrebbe distruggere l’esistenza stessa della città», ha dichiarato sul quotidiano indiano Mail Today RP Mathur, direttore dell’ente per le acque sotterranee. E l’ipotesi di un terremoto, purtroppo, non è inverosimile da queste parti visto che il Rajasthan è zona sismica. Gli scantinati sommersi sono già numerosi. Di giorno in giorno le fondamenta dei palazzi si stanno trasformando in mollica, così molti cittadini sono stati costretti ad abbandonare le proprie case. Anche l’Alta Corte e il mercato principale sono stati fatti evacuare dopo che l’acqua si è fatta strada nei sotterranei. Come misura tampone, intanto, abitazioni e negozi di Jodhpur sono stati dotati di pompe per il drenaggio dell’acqua.
La città blu Jodhpur
«L’acqua sta inondando gli scantinati nella zona del trafficato mercato, rovinando gli edifici e forzando i commercianti a lasciare i locali», ha avvertito il Centro di rilevamento sismico locale. Per ora l’unico a star tranquillo sembra essere il maestoso forte di Mehrangarh, che da sei secoli domina la città da un massiccio di 130 metri e attira turisti da ogni dove. Come ha spiegato il Times, le perdite provengono dal fondo del bacino di Kayalana-Takht Sagar, dove sono confluite altre riserve di acqua quando nel 1997, per far fronte ad una siccità, è stato deviato un canale. Di questo colabrodo sotterraneo gli esperti accusano le autorità. E anche se ufficialmente il governo non sembra aver fatto mea culpa, è certo che l’India non è famosa per la capillarità e la solidità delle sue infrastrutture. Basta dare uno sguardo alle strade: gruviere di asfalto (quando non di terra) su cui l’anno scorso hanno perso la vita 130 mila persone, il 60% in più della Cina, dove però ci sono quattro volte più auto.

Neanche il sistema fognario è degno di una «potenza globale», come l’India ama vedersi: solo il 13% degli scarichi prodotti dal suo miliardo e cento milioni di abitanti sono trattati. Parte della colpa sta nel mancato impiego di manodopera qualificata. Un’altra, è che il 4% per cento del Pil che Nuova Delhi investe per costruire strade, ferrovie, dighe e centrali elettriche viene in parte fagocitato dalla corruzione. Anche grazie alle sollecitazioni dagli enti competenti, ora il governo dice di stare valutando come intervenire per salvare Jodhpur dal rischio di un’inondazione. Quali saranno i tempi, però, i ministri non l’hanno detto, anche se conoscendo i neghittosi tempi indiani c’è poco da star tranquilli. Se la terra nel frattempo resterà ferma, forse, quando a giugno in India arriveranno i monsoni, per la prima volta a Jodhpur faranno quello che non hanno mai fatto: pregare affinché non piova.

Da “La Stampa”

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13th

Gli occhiali da vista ad acqua

Occhiali da vista ad acqua

L’inventore inglese  Josh Silver,  professore di fisica all’università di Oxford, ha sviluppato questa nuova idea degli occhiali da vista caratterizzati da lenti ad acqua.

Silver ha sviluppato l’idea che una lente, più viene inspessita, più diventa potente. Il concetto principale del progetto sta in una struttura formata da due membrane in plastica, che fanno da lenti, che vengono riempite con un fluido.  Queste lenti sono collegate alle aste degli occhiali all’interno delle quali c’è un sistema di regolazione dell’afflusso di fluidi.

Chi indossa questi occhiali può gestire l’afflusso del fluido nelle lenti, permettendogli di aumentarne la forza; una volta raggiunta la visione ottimale l’afflusso del fluido viene bloccato attraverso una vite.

Si possono impostare produzioni di massa per queste lenti che sicuramente non vanno incontro ai prinicipi economici dei paesi sviluppati, ma sono una grande soluzione per quei paesi in via di sviluppo, dove la deficenza visiva è un ulteriore problema anche economico.

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