ott
29th

Israele raziona l’acqua ai Palestinesi

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Secondo Amnesty International, il goverso israeliano starebbe razionando l’uso dell’acqua alle popolazioni palestinesi, costringendole così a sottostare ad un conreto e duro regime di controllo.

A scriverlo è l’agenzia Cattolica SIR.

“Israele nega – scrive l’agenzia – ai palestinesi il diritto a un adeguato accesso all’acqua, mantenendo il controllo totale delle risorse idriche comuni e mettendo in atto politiche discriminatorie, concepite per limitare la disponibilità di acqua e impedire lo sviluppo di infrastrutture idriche operative nei Territori palestinesi occupati”: è la denuncia lanciata da Amnesty International che oggi, in un rapporto, illustra fino a che punto le politiche e le pratiche israeliane negano ai palestinesi il loro diritto all’accesso all’acqua.

“Israele – dichiara Donatella Rovera, ricercatrice di Amnesty International su Israele e i Territori palestinesi occupati – consente ai palestinesi di accedere solamente a una piccola parte delle risorse idriche comuni, che si trovano per la maggior parte nella Cisgiordania occupata, dove invece gli insediamenti illegali dei coloni ricevono forniture praticamente illimitate. A Gaza il blocco israeliano ha reso peggiore una situazione che era già terribile”.

Il Rapporto di Amnesty – prosegue il SIR – evidenzia come Israele utilizzi più dell’80% dell’acqua della falda montana, la maggiore riserva idrica del sottosuolo dell’area e unica risorsa per i palestinesi della Cisgiordania, e limiti l’accesso dei palestinesi al solo 20%. Mentre il consumo giornaliero di acqua dei palestinesi raggiunge a malapena i 70 litri a persona, quello degli israeliani è superiore a 300 litri. Secondo Amnesty, in alcune aree rurali i palestinesi sopravvivono con solamente 20 litri al giorno, la quantità minima raccomandata per uso domestico in situazioni di emergenza.

Da 180.000 a 200.000 palestinesi che vivono in comunità rurali non hanno accesso all’acqua corrente e l’esercito israeliano spesso impedisce loro anche di raccogliere quella piovana.

Al contrario, i coloni israeliani, che vivono in Cisgiordania in violazione del diritto internazionale, hanno fattorie con irrigazioni intensive, giardini ben curati e piscine. 450.000 coloni israeliani – stigmatizza il Rapporto – utilizzano la stessa, se non una maggiore quantità d’acqua, rispetto a 2.300.000 palestinesi.

Da Blogsfere del 28 ottobre 09

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ott
22nd

Tecnologie salva pianeta…ma ci vuole troppa acqua!

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alghe-biodiesel

Continua la critica “luddista” all’entusiasmo del Wall Street Journal per le tecnologie che dovrebbero “cambiare tutto”; ne riferisce Federico Rampini su Repubblica. Qui la prima parte .

Secondo il WSJ il biodiesel ottenuto dalle alghe potrebbe risolvere il problema energetico dei trasporti. Sembra infatti che una vasca da un ettaro coltivata a alghe produca  fino a 14 volte il biofuel ottenibile da un campo di mais di uguale estensione.

Alcuni sostengono che quindi sarebbe possibile coltivare le alghe in vasche nel deserto. Circa 40000 km² di deserto sarebbero sufficienti per l’intero fabbisogno del parco auto e camion USA (si tratterebbe del 12,5% dell’estensione del deserto di Sonora).

Tutto OK, quindi?

Peccato che nel deserto faccia caldo, molto caldo.

Con il caldo, l’acqua delle vasche evapora in media 4 mm al giorno. Non è difficile calcolare che la produzione di un litro di biodiesel da alghe comporta l’evaporazione di un volume di acqua compreso tra 370 e 1300 litri. (1)

Se si dovesse davvero riempire il deserto di Sonora con vasche per produrre i 500 miliardi di litri di carburante usati ogni anno negli USA, si consumerebbe ogni anno per evaporazione una quantità di acqua compresa tra 200 e 670 km³. La portata del Mississippi è di circa 400 km³/anno.

Quest’acqua semplicemente non è disponibile.

Tanto per rendersene conto, basta pensare che per l’irrigazione americana, ogni anno vengono prelevati dalla falda acquifera di Ogallala “solo”  12 km³ di acqua. E si tratta già di un livello di prelievo insostenibile, dal momento che si preleva dalla falda più acqua di quanta ne ritorni con le piogge.

CONCLUSIONE: non saranno le nuove tecnologie a salvarci; esse forse potranno aiutarci, ma ogni innovazione verrà vanificata se non cambieremo stile di vita.


(1) Questo studio dell’università di Roma mostra che l’energia ottenibile dalle alghe oscilla tra 400 e 1400 GJ per ogni ettaro coltivato, ovvero 9-32 tep/ha, ovvero da 11000 a 40000 litri (di petrolio equivalente) per ettaro.

4 mm di evaporazione da un ettaro d’acqua corrispondono a 40 m³/giorno, ovvero 14600 m³/anno. Ogni litro di petrolio (equivalente) ottenuto dalle alghe comporta quindi un’evaporazione minima di 14600/40000= 0,365 m³ e massima di 14600/11000= 1,3 m³.

Da Ecoalfabeta del 22 ottobre 09

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ott
21st

“Out of Water” alla ricerca di soluzioni per il problema acqua

L’accesso alle risorse idriche potabili è già un problema per milioni di persone. Diversi studi indicano che le guerre causate dal contendersi delle risorse idriche, aumenteranno progressivamente nei prossimi 50 anni. (In realtà le guerre legate al clima non sono più teoria ma già realtà; il fenomeno delle guerre per l’acqua sta già segnalando la proprià concretezza). Ecco perchè la presentazione di un progetto, che evidenzia alcune soluzioni a questo problema, non poteva essere più tempestivo.

Exhibition view

Out of Water è una mostra itinerante ed un libro di prossima pubblicazione che tratta le tecnologie per risolvere il problemi idrici delle zone aride del mondo; il progetto si concentra sul quarto della terra afflitto dal rischio di desertificazione e dall’estrema penuria d’acqua.

Presentato all’Università di Toronto, Out of Water è un progetto di due studenti della facoltà di architettura e design del paesaggio. Aziza Chaouni e Liat Margolis hanno sviluppato questo progetto pensando al mondo reale, con lo sguardo di chi è sia ancora studente ma anche già professionista.

Diviso in due sezioni, il progetto esplora sia tecnologie dedicate all’acqua che proposte speculative. Ventiquattro case studies si concentrano sugli attuali strumenti di raccolta, trattamento e distribuzione dell’acqua in luoghi luoghi diversi come l’Angola ed Israele, che – nonostante le differenze culturali – condividono la stessa sfida. Ad esempio il progetto Porous Skin dell’architetto Wayne Jenski è stato sviluppato per l’approvigionamento temporaneo di acqua per medici senza frontiere.  Il progetto dimostra che a volte le soluzioni più semplici sono quelle con il maggiore impatto. La Dixon Land Imprinting Machine ad esempio trasforma letteralmente il suolo, attraverso una azione selettiva ripristina la porosità del terrento.

Thermal skin panel Land Imprinting Panel

Il successo di questa esposizione è dovuto al fatto che i progetti che essa contiene trascendono il mondo accademico teorico, ed entrano nello specifico , proponendo soluzioni pratiche e realizzabili. Inoltre questo modo di pensare e progettare deve essere indirizzato in modo tale da non cercare solo di risolvere i problemi attuali, ma anche di guidare i giovani verso una cultura del progetto che perdura nel tempo.

Out of Water sarà presso l’Ohio State University dal 26 Ottobre al 11 Dicembre.

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ott
21st

Los Angeles toglie l’acqua ai WC

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wcnowater Una delle città più grandi degli Stati Uniti ha approvato l’uso di servizi igienici senz’acqua per tutti gli edifici: Los Angeles ha dato il benvenuto al concetto di ecobagno, con gli orinatoi H2zero per tutti i bagni della città.

La fortunata vincitrice della gara d’appalto per l’installazione di servizi igienici senz’acqua per la città di Los Angeles è l’australiana Caroma, con il suo H2zero waterless urinal, una toilette che non usa acqua, ma si serve di una cartuccia con deodorante biologico, che si attiva ad ogni uso al passaggio dell’urina che scorre nello scarico, e lascia un profumo di limone per circa 10.000 pipì.

Con l’installazione del sistema di orinatoi H2zero per tutta Los Angeles, Caroma e l’amministrazione pubblica si aspettano di risparmiare litri e litri di acqua ogni anno, attreverso l’uso del nuovo sistema sia nei luoghi pubblici, che negli edifici di nuova costruzione.

Da Ecoblog del 21 ottobre 09

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ott
16th

Acqua sempre più costosa

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aumentoprezziNell’ultimo anno il costo dell’acqua ha registrato un incremento medio del 5,4% rispetto al 2007, con aumenti a due cifre in 15 città: si parte dalla Campania (+34.3% a Salerno) per arrivare in Emilia Romagna (+21.4% a Parma) passando per Basilicata (+16.1% a Potenza e Matera), Veneto (++16.3% a Padova), Lombardia (+15.9 a Lodi, +13.4% a Cremona), Piemonte (+14.5% a Verbania), Marche (+14.4% a Urbino) e Friuli (+12.1% Gorizia). L’indagine arriva da Cittadinanzattiva, che sottolinea anche come secondo i dati Istat, da Gennaio 2000 a luglio 2009 l’aumento sia stato del 47%.

Secondo Cittadinanzattiva, al Nord si investe di più nel settore idrico e le tariffe sono mediamente più basse, così come la dispersione. Al Sud invece non si investe, la rete è un colabrodo e anche se la potabilità è migliore del nord le continue interruzioni del servizio in molti casi non favoriscono il consumo di acqua del rubinetto.

Da Metro del 16 ottobre 2009

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ott
14th

Un kit per controllare l’acqua di casa

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Riportiamo un interessantissimo articolo trovato su Corriere.it dove hanno analizzato le acque del rubinetto della città di Milano, delle città Lombarde e delle principali città mondiali.

magazineMILANO – Cinque provette, cinque strisce da immergere nell’acqua e poi confrontare con la scheda. In pochi minuti possiamo analizzare l’acqua di casa nostra e scoprirne caratteristiche e bontà, misurando i parametri di legge: pH, durezza, nitriti, nitrati, cloruri e solfati. Facile e veloce come un test di gravidanza e particolarmente interessante mentre si disputa la partita, non soltanto in Italia, minerale- rubinetto. Siamo i migliori clienti dei produttori di acqua in bottiglia ma consumiamo anche 250 litri pro capite al giorno di potabile, siamo incuriositi dalle nuove «case dell’acqua» in cui fare rifornimento a costo e a impatto zero e sperimentiamo la rinuncia alle bottigliette in uffici e mense, anche se la nostra passione per la minerale resta da record (ne abbiamo di 300 marche diverse). Ma l’acqua di casa nostra? Ne sappiamo pochissimo, spesso non siamo nemmeno in grado di dire se è neutra, acida, alcalina, dura, dolce. Fino a oggi.


IL KIT APPENA BREVETTATO - «Il kit per l’analisi chimico-fisica dell’acqua domestica» è fresco di brevetto e arriva dall’università degli studi di Milano Bicocca. L’idea è venuta a due ricercatori del dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze «perché molti rinunciano a bere l’acqua del rubinetto per una paura spesso ingiustificata di contaminazioni chimiche o microbiologiche, anche quando le analisi degli enti che devono svolgere i controlli, cioè acquedotti e asl, ne certificano qualità e sicurezza».
AFFIDABILITÀ – Analisi fai-da-te a un costo molto contenuto (meno di dieci euro) e senza doversi rivolgere a laboratori specializzati. Bastano per riempire senza timori la brocca da mettere a tavola? «Il kit è affidabile anche se stiamo lavorando per migliorarlo e renderlo più preciso sulla concentrazione delle sostanze», dice Massimo Labra, che ha messo a punto questo strumento di misurazione con il collega Maurizio Casiraghi nel laboratorio Zooplantlab. «Nessuna pretesa di sostituirsi ai controlli periodici e completi eseguiti dai professionisti degli acquedotti e delle Asl, ma le loro analisi vengono svolte fino al punto di consegna, il contatore. Il nostro kit invece permette di controllare l’acqua anche nel tratto finale, al rubinetto di casa, dell’ufficio, della scuola».
PROVA «SU STRADA»- Noi il kit lo abbiamo provato: i corrispondenti del Corriere hanno riempito le provette con l’acqua delle fontanelle pubbliche nelle piazze di molte città italiane, e anche all’estero, da New York a Mosca, e nelle capitali europee. A Milano abbiamo fatto il doppio controllo, prelevando campioni ai famosi draghi verdi in parchi e giardini e nelle abitazioni vicine, per capire se l’acqua di casa mantiene le stesse caratteristiche di quella certificata dall’Acquedotto. I dati raccolti sono pubblicati in queste pagine. «Ci sono valori fuori parametro, in questi casi la verifica con l’ente e con le Asl è indispensabile», dicono allo Zooplantlab. A Milano abbiamo trovato una concentrazione di nitrati al limite dei valori di legge in diverse zone della città e nel quartiere dello stadio Meazza anche i nitriti risultano presenti in concentrazione elevata, abbiamo «girato» il risultato delle nostre indagini all’Acquedotto che ci ha fornito le necessarie spiegazioni.
«A Genova e a Torino i valori di cloruri e solfati andrebbero riesaminati perché superavano i limiti di legge», spiega Maurizio Casiraghi. A Reggio Emilia risulta una concentrazione eccessiva di nitrati (50 mg/l) ed è significativo anche il valore di 25 mg/l raccolto a Sassari. La provetta dei solfati riempita alla fontanella di piazza Mondello a Palermo ha un risultato vicino ai 400 mg/l (troppi), lo stesso accade a Firenze e a Bari. La durezza varia in maniera importante nella stessa regione: a Brescia era 45, a Como 0. Ma a noi è risultata diversa anche nella stessa città: a Milano soltanto in zona 8 l’acqua è molto dura: 45 °f. «Comunque non è dannosa per l’uomo. Lo scopo del kit non è creare allarmi ma imparare a conoscere l’acqua che beviamo, per questa ragione lo stiamo distribuendo nelle scuole, nei condomini e nelle piazze italiane». C’è molta diffidenza, spesso ingiustificata, dicono i ricercatori. Molti poi credono di potersi fidare soltanto dell’acqua garantita dall’ente, temono che una scarsa manutenzione degli impianti nelle case e nei condomini possa pregiudicarne qualità e sicurezza.

IL TRATTO FINALE - Ma se l’acqua arriva pulita fino al contatore che cosa può accadere nel tratto finale? «Sarebbe meglio verificare le condizioni delle tubazioni e degli impianti condominiali, in particolare la corretta manutenzione delle autoclavi. Nelle case si utilizzano ormai da più di vent’anni tubazioni in materiale plastico perché non si corrodono e sono più durevoli, ma dove ci sono ancora tubazioni vecchie in acciaio che possono corrodersi e arrugginirsi si può trovare una maggior presenza microbica e l’acqua può assumere una colorazione rossastra», spiegano gli ingegneri dell’Acquedotto milanese. I controlli interni sono di pertinenza del proprietario e nel caso dei condomini la qualità e la quantità degli interventi dipende dall’amministratore. «La responsabilità delle attrezzature nello stabile è nostra. Ma non c’è alcun obbligo di svolgere controlli al rubinetto né sull’autoclave, tuttavia molti di noi fanno eseguire analisi nell’appartamento più lontano dal contatore. I condòmini possono sollecitare queste verifiche», dice Pietro Membri, presidente dell’Anaci (7mila amministratori in Italia). Quindi i consumatori possono chiedere agli amministratori più controlli, facoltativi ma suggeriti. Altri interventi «migliorativi» sono sconsigliati dalle associazioni di consumatori.

FILTRI DOMESTICI - La necessità di utilizzare dei filtri domestici va verificata, un’indagine di Altroconsumo ha mostrato che nella maggior parte dei casi questi impianti (quelli che si mettono sotto il lavello) non servono, peggio, se la manutenzione non è corretta, rischiano di creare una proliferazione di batteri. Non solo: alcuni filtri l’acqua la peggiorano poiché la addolciscono troppo. In ogni caso, prima di investire nei filtri (spesa media, 2mila euro) meglio analizzare l’acqua al rubinetto. Come procurarsi il kit? «Dovrebbe essere messo in commercio già fra un mese», dicono allo Zooplantlab. Nel frattempo potremmo chiedere all’amministratore i dati delle analisi forniti dagli acquedotti.

Da corriere.it del 13 ottobre 09

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ott
13th

Una sfera riporta l’acqua ad Hyde Park

Dopo trent’anni ad Hyde Park, a Londra, è tornata l’acqua, sotto forma di una sferica fontana dalla quale è possibile attingere l’acqua e dissetarsi. Proprio come tanti anni fa, prima della sparizione delle fontane dalle strade e dai parchi.
fontanalondra
Posta lì ad Hyde Park da un privato, è il passatempo preferito dei bambini che la credono una novità e la salvezza di sportivi che corrono nel parco e di assetati amanti dell’acqua potabile. Ed è un passo avanti nella lotta contro le bottiglie di plastica.

Londra non sarà Bundanoon, ma un piccolo passo avanti lo ha fatto. E ora, dopo la fontana, si prepara a dissetare i cittadini con acqua potabile per 20 centesimi, installando dei distributori automatici alle fermate degli autobus e al Tower Bridge Museum. Se siete in partenza per Londra, ricordatevi di portare il vostro contenitore riusabile per l’acqua, la fonte per dissetarvi la troverete al centro di Hyde Park.

Da Ecoblog del 13 ottobre 09

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ott
12th

Un clown nello spazio per salvare l’acqua

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È atterrato ieri, dopo 15 giorni in orbita, il miliardario Guy Laliberté, meglio conosciuto come il fondatore del Cirque du Soleil. Non una semplice vacanza da supermilionario la sua, ma un’occasione per mettere in guardia l’umanità intera sulla necessità di assicurare acqua potabile, a tutti in egual misura.


Direktlink zum Video auf Youtube

Per far ciò, ha indossato per tutta la durata della missione il classico naso da clown. Primo turista canadese nello spazio, Laliberté era affiancato dall’astronauta Mike Barratt e dal cosmonauta russo Gennady Padalka.

Space Tourist

Per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema idrico ed in particolar modo sulla salvaguardia delle riserve di acqua potabile, Laliberté, lo scorso venerdì, ha condotto in diretta dalla spazio e in collegamento con la Terra uno show dal titolo: «Dalla Terra alle stelle per l’acqua». Lo spettacolo è stato trasmesso in diretta tv dalle ore 2 in Italia e sul web nel sito della fondazione One Drop, creata dallo stesso Lalibertè. Un evento senza precedenti, realizzato in 14 lingue differenti e in collegamento da 14 città del mondo.

A fargli da spalla, dalla Terra, c’erano Al Gore, Shakira, Peter Gabriel, Joss Stone e Bono degli U2, tutti personaggi molto vicini alle tematiche ambientali e di denuncia, ma anche due ambientalisti, David Suzuki e Vandana Shiva. Da Montreal, l’astronauta canadese Julie Payette ha letto un racconto poetico di Yann Martel, un dialogo tra il Sole, la Luna e una goccia d’acqua. Ad affiancarla, una rappresentazione del Cirque du Soleil ispirata a miti e leggende autoctone.

Uno spettacolo ibrido, insomma, e non solo per la diversità delle performance, dal canto alla poesia. Un vero e proprio show “extraterrestre”. Lodevole l’iniziativa, forse un po’ troppo eccessivo il costo: dai 6 ai 10 milioni di dollari (4-6,8 milioni di euro).

Da GeenMe del 12 ottobre 09

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