sostenibile ma belloTitolo: Sostenibile ma bello

Autore: Maurizio Corrado

Editore: Editrice Compositori

Il titolo del libro ‘Sostenibile ma Bello’ è anche il concept di base dell’installazione SouthFace (all’interno del progetto di Interni). Al libro hanno collaborato nomi come Fabio Novembre, Matteo Thun, Roberto Marcatti, Luigi Prestinenza Puglisi, volendo dare un contributo nella direzione di un design ecologico non solo nei materiali e nelle tecniche, ma anche nello sviluppo di una estetica che faccia tesoro della tradizione del ‘bello’ del design italiano.

Anticipazione del testo
È’ Bello il Sostenibile?
di Massimo Iosa Ghini
Sostenibile è un termine molto in voga e lo è giustamente, come è giustamente da supportare tutto ciò che rappresenta, in questi tempi di rivoluzione verde assolutamente positiva. Ma ha anche un senso di “sopportabile”, qualcosa che emana una qualche negatività. Nella sostenibilità c’è una idea di sforzo, di fatica che, pur essendo necessaria, lascia trasparire una possibile avversione verso l’innovazione e la creatività.
Il design italiano è noto nel mondo par la propria capacità di fare innovazione e di farla anche in relativa scarsità di risorse (l’esempio classico è quello del recupero delle ruote dei carrelli aerei che hanno generato il progetto Vespa) ma soprattutto ci è riconosciuta la capacità di miscelare aspetti tecnici a istanze etiche ed estetiche che rendono i nostri prodotti amabili e diversi. Belli?
Non abbiamo mai completamente assorbito la lezione del Bauhaus della deterministica azione della funzione sulla forma a favore invece di un umanistico e lato disegno del cucchiaio fino alla città. Complici i nostri contesti urbani che non hanno una estetica tecnicistica ma di rappresentatività decorata, siamo diventati sensibili e abili costruttori di istanze estetiche e di affascinanti indeterminazioni non certo giustificabili con qualche logico ragionamento ma con la sola forza della continua e costante ricerca della bellezza.
Bellezza indescrivibile, ribelle a qualsiasi metodo, ma così chiaramente riconoscibile dove la si vede emergere dal neutro del noise visivo di fondo.
Il sostenibile non sa essere bello come non sa esserlo l’antica rappresentazione della funzione che non sa più dare bellezza consequenziale al creato artificiale, per questo ci facciamo portatori di quel MA nel titolo del volume.

Sostenibile sì allora, MA bello, un bello come atto presuntivo sì, che inneschi una tensione, uno sforzo verso una direzione in cui l’aspetto estetico sia l’avatar della sostanza qualitativa del progetto.
Citando Houellebecq: ciò che è funzionale è per forza bello. Partito sorprendente che lo spettacolo della natura contraddice di continuo, incitando piuttosto a vedere una rivincita sulla ragione. Se le forme della natura piacciono all’occhio è spesso perché non servono a nulla, perché non rispondono ad un criterio di efficienza percettibile. Esse si riproducono con esuberanza, con ricchezza, mosse apparentemente da una forza interna che si può definire con il puro desiderio di essere, il semplice desiderio di riprodursi.
Spesso la bellezza sta in tutto ciò che non si può imbrigliare e motivare, e sono convinto, come diceva Sottsass, che sarà proprio la bellezza a salvarci.