nov
26th

Clima e USA pronti a ridurre le emissioni di CO2

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Ieri la conferma di Obama, poi quella del premier cinese La Casa Bianca: «Taglio CO2 del 42% entro 2030»

obama wen jiabaoMILANO – Dopo Barack Obama un’altra presenza illustre al vertice del clima di Copenaghen. A rappresentare la Cina ci sarà il premier Wen Jiabao. Lo ha annunciato un portavoce del ministero degli esteri cinese. Non solo: secodo l’agenzia Xinhua, Pechino è disponibile a tagliare del 40-45 % entro il 2020 l’intensità di emissioni di diossido di carbonio (per unità di Pil) rispetto ai livelli del 2005.

LA PRIMA VOLTA – E’ la prima volta che il gigante asiatico mette nero su bianco una proposta per contribuire al calo delle emissioni di gas responsabili dell’effetto serra. «Si tratta di un’azione volontaria presa dal governo cinese sulla base delle sue condizioni nazionali ed è un contributo importante allo sforzo globale nell’affrontare il cambiamento climatico», riferisce l’agenzia ufficiale, citando un comunicato del Consiglio di stato, l’organo esecutivo. In tal modo, alla vigilia di Copenaghen, la Cina, il Paese più inquinante del mondo, ha di fatto raddoppiato lo sforzo di riduzione delle emissioni inquinanti: tra il 2006 e il 2010, Pechino si era infatti impegnato a ridurre l’intensità energetica del 20 per cento.

L’IMPEGNO DI OBAMA – Giovedì intanto, oltre a confermare la sua presenza , il presidente Usa ha fatto un annuncio importante: «Taglio del CO2 del 42% entro 2030». E a Copenaghen presenterà il suo piano: riduzione delle emissioni di gas nocivi del 17% entro il 2020 e del 42% entro il 2030, rispetto al 2005. Secondo fonti della Casa Bianca, gli Usa puntano ad arrivare all’83% in meno di emissioni entro il 2050. Le proposte che il presidente intende portare a Copenaghen il 9 dicembre, ricalcano in sostanza quelle del Camera dei Rappresentanti, che l’estate scorsa aveva approvato un progetto di legge in proposito. Il Senato, che difficilmente si occuperà di clima prima della primavera essendo impegnato con la riforma della sanità, punta dal canto suo a una riduzione del 20% entro il 2020, ma la legge incontra durissime opposizioni e rischia di non passare.

BERLUSCONICI SARA’ – Al vertice sarà presente anche Berlusconi. «Ritengo che il presidente del Consiglio sarà presente a Copenaghen – ha detto il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo -. La presenza dei capi di Stato è prevista per il 16 dicembre, questo significa che il negoziato si deve concludere prima di quella data». La ministra si dice «molto fiduciosa perché ci potrà essere un risultato importante anche con un accordo in due tempi». L’Italia, osserva Prestigiacomo, «farà il suo ruolo ma non accetterà un protocollo di Kyoto 2, con alcuni Paesi vincolati legalmente e altri soltanto politicamente».

AL GORE PLAUDE – All’indomani dell’annuncio che gli Usa metteranno sul tavolo dei negoziati una proposta concreta sul taglio delle emissioni di CO2, Al Gore plaude a Obama sostenendo che ha fatto «un passo importante». «Coloro che temevano che gli Stati Uniti avessero abdicato alla loro responsabilità mondiale dovrebbero riporre speranza in queste azioni e lavorare perchè da Copenaghen arrivino un forte accordo operativo e le linee guida perchè si possa completare il prossimo anno un trattato esaustivo». La dichiarazione di Gore, Premio Nobel 2007 per il suo sforzo contro i cambiamenti climatici e vicepresidente Usa tra il 2003 e il 2001, è stata diffuso da un comunicato della Casa Bianca contenente l’apprezzamento a Obama espresso da una serie di congressisti, imprenditori e gruppi ambientalisti.

Da Corriere della sera del 26 novembre 09

nov
25th

Mandria di cammelli assalta città in cerca d’acqua

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La scena che ci si immagina è decisamente esilarante, non lo nascondo; ma dopo qualche secondo ci si rende conti di quanto il problema acqua possa creare stravolgimenti sotto ogni aspetto. Non solo l’uomo patirà, ma la natura si ribellerà…e questo è solo un piccolissimo segnale di attenzione.

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Una piccola comunità nell’Outback australiano, nel cuore della regione desertica interna, è assediata da migliaia di cammelli infuriati, in cerca d’acqua. Assetati dalla prolungata siccità, i seimila cammelli hanno messo a soqquadro una cittadina, Docker River, calpestando infrastrutture, rompendo le condotte e danneggiando seriamente persino la pista d’atterraggio. Il governo ha definito “critica” la situazione e fatto uno stanziamento d’emergenza.

C’è anche un’emergenza sanitaria perché nella furia alcuni cammelli sono stati calpestati e le carcasse abbandonate giacciono sul terreno. A Docker River i cammelli sono arrivati poco più di un mese fa e da allora il loro numero è andato via via crescendo. La gran parte degli aborigeni locali si sono rinchiusi nelle abitazioni e si rifiutano di uscire; ma i ragazzini sono a rischio perché vorrebbero uscire e giocare con gli animali, ma rischiano di essere stravolti.

I  cammelli sono così disperati che hanno rotto gli idranti e gli abbeveratoi; e si sono spinti a dissetarsi persino succhiando le gocce di vapore che si creano attorno ai sistemi d’aria condizionata sui tetti delle case. “Quello che accade è che i cammelli arrivano in città in cerca d’acqua per quattro o cinque giorni: riescono a dissetarsi e allora si fermano… Ma allora ne arrivano altri. E il numero aumenta di giorno in giorno”, ha detto Graham Taylor, uno degli amministratori locale.

La soluzione che si è immaginata è che gli elicotteri spingano i cammelli in branco qualche chilometro fuori dalla città e lì vengano abbattuti. In Australia centrale circolano più di un milione di cammelli selvaggi, che, insieme ai cavalli e agli asini, mettono a rischio e distruggono il fragile ecosistema desertico e le risorse idriche. A luglio, il governo federale ha stanziato 19 mln di dollari australiani per affrontare l’emergenza, anche con l’abbattimento di massa.

nov
20th

Schizzano in alto i titoli del settore acqua

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(Teleborsa) – Roma, 19 nov – Euforici a Piazza Affari i titoli delle acque, dopo la conversione in legge del decreto Ronchi, detto anche “salva infrazioni”. Il Parlamento ha così dato il via libera alla liberalizzazione della distribuzione dell’acqua.
In odor di soldi le azioni Acque Potabili sono state sospese per eccesso di rialzo, mostrando una variazione teorica positiva del 28% mentre Mediterranea Acque avanza di quasi quindici punti percentuali. Già ieri le due società avevano registrato ampi progressi rispettivamente del 21% e del 14%. Elevati i volumi scambiati, ben oltre la media mensile. Per Acque Potabili i pezzi scambiati sono oltre 309 mila mentre per Mediterranea Acque superano gli 1,5 milioni.

Un consiglio, se non ve ne frega niente e non volete lottare contro, compratevi qualche azione. La coscienza sporca l’avrete comunque.

nov
20th

L’acqua non è più un diritto! Lo stato la regala ai privati

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CAMPOBASSO La privatizzazione e quindi la liberalizzazione dell’acqua avrebbe come prima ricaduta negativa il rincaro dell’acqua. Si prevedono aumenti intorno al 30% pari ad un aumento medio annuo a famiglia di circa 80 euro. Intanto per fermare la privatizzazione Piemonte Marche Puglia Emilia Romagna hanno già preannunciato il ricorso alla Corte costituzionale mentre sono pronti alle barricate Enti Locali Codacons Movimento dei consumatori Adiconsum. Altri come l’Italia dei valori, Verdi, Federconsumatori, Adusbef e Cittadinanza attiva sono pronti ad avviare referndum «La battaglia dell’Idv – ha annunciato l’on. Anita Di Giuseppe – adesso si sposterà nelle piazze: raccoglieremo le firme per un referendum contro la privatizzazione dell’acqua, che si affiancherà a quello contro il nucleare. L’Idv rimane a difendere i cittadini dal tentativo di trasformare un bene di tutti in un affare di pochi». L’avv. Stefano Sabatini presidente di «Molise acque» sulla questione precisa «Si tratta di una previsione che comporterà gravi conseguenze, economiche e sociali, per i cittadini. L’acqua, a differenza d altri possibili servizi forniti dai comuni e dagli enti locali, non è un bene passibile di valorizzazione economica sul mercato, se non in sue forme specifiche (acque minerali, terapeutiche, eccetera). L’acqua in quanto tale, invece, è assimilabile ad un bene primario, come l’aria e il fatto che si possa pensare a renderla commerciabile è un chiaro non senso. Peraltro laddove ci si è avventurati, dietro la spinta di grandi capitali finanziari e speculativi, su questa strada gli esiti sono a dir poco disastrosi. In Italia i casi in cui la gestione delle risorse idriche è stata affidata a privati ha comportato mediamente un aumento del costo per i cittadini anche del 400% e un grave danno alle fasce più deboli della popolazione». Al.Cia.

nov
16th

Acqua privatizzata la legge va avanti ma i cittadini insorgono

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Roma, 16 nov. – (Adnkronos) – Approda oggi alla Camera per la discussione generale il decreto legge sugli obblighi comunitari, che contiene anche l’articolo 15 sulla privatizzazione della gestione dell’acqua. Sulla richiesta di stralcio dell’articolo la maggioranza non intende assolutamente fare marcia indietro. Chi sperava che il sit in dei giorni scorsi davanti Montecitorio faccese cambiare idea all’esecutivo si sbagliava e lo stesso vale per il continuo tam tam che prosegue su facebook: la maggioranza ribadira’ un secco ‘no’ allo stralcio anche in Aula.

“Abbiamo detto no in commissione e lo ribadiremo in Assemblea – scandisce all’ADNKRONOS la relatrice del provvedimento Anna Maria Bernini (Pdl) – In primis, perché nell’articolo in questione è contenuta una riforma dei servizi pubblici locali che riteniamo un modello molto soddisfacente di adeguamento alla normativa europea. In secondo luogo perché l’articolo 15 è il frutto della mediazione già realizzata al Senato in prima lettura”.

L’Italia dei Valori intanto si prepara a denunciare “la gravità della norma sul servizio idrico”. “Spiegheremo – annuncia Domenico Scilipoti – quali effetti comporterà la privatizzazione definitiva dell’acqua, perché – rimarca – è di questo, nei fatti, che si tratta“. Ma per il parlamentare dell’Idv non è solo sbagliato il modo in cui l’articolo 15 disciplina il settore dell’acqua, ma anche il fatto che il governo abbia scelto di intervenire senza tenere “minimamente in considerazione che esiste una proposta di legge di inizitiva popolare firmata da ben 500mila cittadini e che chiede la ripublicizzazione del servizio idrico. Sarebbe stato giusto portarne avanti l’iter”. Spero comunque che governo e maggioranza riflettano e stralcino l’articolo 15 in Aula perché l’acqua “non può essere trattata come una merce. Senza – scandisce – non si vive”.

La battaglia, però, non finirà all’indomani dell’approvazione del decreto perché la società civile si sta già ‘tirando su le maniche’ per obbligare il governo a non lasciare l’acqua ai privati. A mettere in piedi i tasselli della lotta a difesa di questa preziosa risorsa, c’è, in particolare, il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, nato nel 2005 dalla decisione assunta da diverse realtà sociali di ritrovarsi per rendere più incisive le lotte in difesa dell’acqua facendola diventare una vertenza nazionale.

E’ il segretario del Forum, Paolo Carsetti, a tessere il mosaico che punta a smontare l’impalcatura che, dalla legge Galli in avanti, sta convertendo l’acqua in una merce con tutte le coseguenze del caso. “Stiamo raccogliendo in tutta Italia e con successo – fa sapere all’ADNKRONOS – le firme affiché venga presentata presso ogni comune una delibera di iniziativa popolare in cui si afferma che l’acqua è un diritto umano e, di conseguenza, il servizio idrico non e’ un servizio pubblico di rilevanza economica. Fatto da cui discende che la competenza sull’acqua è solo ed esclusivamente degli enti locali. Presentata la delibera – spiega Carsetti – il consiglio comunale e’ tenuto a discuterne e, se approvata, obbliga alla scrittura di una norma che, in sostanza, affida l’acqua all’ente locale che la gestisce non in forma di Spa ma di ente di diritto pubblico, quindi senza dover soggiacere alla ‘legge degli utili’”.

Da Adnkronos del 16 novembre 09

nov
4th

Il governo continua sulla via della privatizzazione

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privatizzazione acquaGoverno e maggioranza vanno avanti senza ripensamenti sulla strada della privatizzazione dell’acqua. Sempre più privato e sempre meno pubblico. La filosofia del decreto legge 135/09, che dopo l’approvazione del Consiglio dei ministri approda dal 3 novembre nell’aula del Senato per la sua conversione, continua ad essere questa. La gestione dei servizi pubblici locali, compreso il servizio idrico, è affare delle società private.

L’art. 15 della nuova normativa, che modifica l’art. 23Bis della legge 133/2008, appare tassativo. Gli affidamenti diretti alle società a totale capitale pubblico (in house) potranno realizzarsi soltanto in via eccezionale e dietro parere preventivo dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

Di contro, il metodo ordinario di conferimento dei servizi pubblici locali è la gara e la società mista. In quest’ultimo caso, comunque, il partner privato, individuato mediante procedura ad evidenza pubblica, dovrà essere socio operativo con una quota di partecipazione non inferiore al 40%.

Secondo il governo il testo in discussione in parlamento rappresenta un mero adeguamento della legge italiana alla disciplina comunitaria. Ma questa interpretazione è fortemente contestata a livello locale.

Giorni fa la regione Puglia proprio richiamandosi alla legislazione europea ha stabilito con una decisione senza precedenti l’avvio del processo di ripubblicizzazione dell’Acquedotto pugliese. A Bari il Presidente Vendola e la Giunta regionale sono convinti che non sia l’Europa ad imporre all’Italia la privatizzazione del servizio idrico.

Anzi, due diverse risoluzioni del Parlamento europeo affermano a chiare lettere il principio che l’acqua è un “bene comune dell’umanità” mentre gli organismi dell’UE hanno a più riprese evidenziato che “alcune categorie di servizi non sono sottoposte al principio comunitario della concorrenza”.

Pertanto, la gestione delle risorse idriche non deve necessariamente sottostare alle regole del mercato interno e le autorità pubbliche competenti (Stato, Regioni, Comuni) hanno la libertà di scegliere “se fornire in prima persona un servizio di interesse generale o se affidare tale compito a un altro ente (pubblico o privato)”.

Sulla base di queste premesse la Puglia avanza quindi la pretesa di considerare l’acqua dei suoi cittadini non assoggettabile ai meccanismi di mercato assumendo peraltro l’inziativa di impugnare l’art. 15 del decreto governativo presso la Corte costituzionale in quanto lesivo dell’autonomia regionale.

Questa posizione di aperto rifiuto della privatizzazione non è un fatto isolato ma si diffonde e si consolida anche in altre zone del paese.

A Palermo sindaci e amministratori appartenenti al Coordinamento Regionale degli enti locali per l’acqua bene comune e per la ripubblicizzazione del servizio idrico, hanno presentato una proposta di legge regionale analoga a quella pugliese.

A Caserta invece è stato proclamato il diritto all’acqua come diritto umano definendo privo di rilevanza economica il servizio idrico integrato.

Stessa storia in molti altri comuni italiani come Roccapiemonte, Prevalle, Fiorano Modenese, Napoli, Corchiano, Pietra Ligure, Povegliano Veronese, Sommacampagna, Fumane che hanno già inserito nel loro Statuto un articolo a protezione dell’acqua intesa come bene comune pubblico.

Brutte notizie per la coalizione governativa che prevedeva forse di poter archiviare senza troppe difficoltà il dossier privatizzazione.