giu
29th

Il presidente delle Maldive: «Ormai siamo a un metro dal mare»

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«Le nostre isole sono diventate un campanello d’allarme. Bisogna far pagare le emissioni dannose»

le maldive sempre più a fondo

Vi ricordate qualche tempo fa vi avevamo informato sulla tragedia che si sta consumando in questo angolo di paradiso. Beh se il paradiso può attendere, le maldive decisamente non se lo possono più permettere.

MALÉ – «Vado a pied i al lavoro e lascio a casa la limousine. Pratico lo snorkeling e le immersioni. E cerco di entrare in contatto con la vita marina». Le doti da sub le aveva già mostrate guidando alle Maldive il primo consiglio dei ministri sott’acqua della storia. Mohamed Nasheed, presidente delle 1.192 isole paradiso dei turisti (ma a rischio scomparsa), “Eroe dell’ambiente 2009” per Time Magazine, “Campione della Terra Onu 2010”, è diventato uno dei leader mondiali nella lotta al riscaldamento globale.
Otto mesi dal vertice subacqueo per denunciare l’innalzamento dei mari. Quali i risultati ottenuti?
Le nostre isole sono diventate un campanello d’allarme: il canarino nella miniera di carbone. Dico sempre ai leader stranieri: “Ciò che accade a noi oggi, può succedere a voi domani”. Si pensi a una città come Venezia. In un certo senso, siamo già tutti maldiviani”.

Al vertice sul clima di Copenaghen si raggiunse un accordo non vincolante. Nessun progresso al G8 e al G20 in Canada. Come superare questo stallo?
Copenaghen è stato un piccolo passo avanti. Ma è deludente che non si affronti più la crisi ambientale. Sarebbe invece il momento di costruire, occupandoci proprio di economia. Finora chiunque ha emesso anidride carbonica senza pagare. Ma è folle che qualcosa da cui tutti dipendiamo – l’atmosfera – non abbia valore economico.
Quale la strategia alternativa?
Far pagare le emissioni. A un prezzo così alto da compensare i danni ambientali. Sarebbe più esplosivo della Rivoluzione industriale: le fonti rinnovabili diventerebbero più economiche dei combustibili fossili, nascerebbero nuovi posti di lavoro e i Paesi consumatori di petrolio non trasferirebbero più le loro ricchezze ai venditori stranieri.
A Copenaghen l’Europa apparve schiacciata da Stati Uniti e Cina. Quale ruolo può giocare nella lotta al cambiamento climatico?
All’Europa piace vedersi leader della questione ambientale. Io le dico: sii più audace, il mondo ha bisogno della tua leadership. Noi appoggiamo la proposta di alcuni Paesi europei di alzare il taglio delle emissioni dal 20 al 30% entro il 2020.
Appena insediatosi, nel 2008, disse di voler comprare una nuova terra per il suo popolo. Fu solo una strategia di comunicazione?
Siamo a un metro e mezzo sul livello del mare e gli effetti del riscaldamento globale, come erosione e danni ai coralli, si avvertono già. Se il mondo consentirà la catastrofe ambientale, non potremo che trasferirci. Nessuno però lo vuole. E poi, dove finirebbero le farfalle? Dove i suoni? Dove la nostra cultura?.
I cambiamenti climatici e la recessione stanno modificando l’offerta turistica?
Le nostre spiagge restano tra le migliori al mondo per le vacanze. Di recente il governo ha creato un sistema di collegamento tra le isole e alle famiglie locali sarà consentito allestire alloggi. Così i turisti potranno continuare a sdraiarsi al sole ma anche esplorare gli atolli.
Povertà, legge islamica e trent’anni di regime sotto cui lei stesso fu arrestato: l’altra faccia delle Maldive. Il Paese è cambiato da quando lei è il primo presidente democraticamente eletto?
Viviamo una situazione fluida. Come un bambino che inizia a camminare e inciampa. Ma i diritti fondamentali sono riconosciuti. Reporters sans frontières, ad esempio, ci pone due posizioni sotto l’Italia per la libertà d’informazione.

Da Corriere della Sera del 29 giugno 2010

giu
28th

Il 3 luglio si chiude la raccolta firme per l’acqua

Per celebrare la chiusura della campagna referendaria promossa dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, il Comitato Provinciale Roma Nord organizza il 3 luglio in Piazza Mazzini a Bracciano un’intera giornata di approfondimento e di divertimento collettivo!

Grazie al coinvolgimento di numerose associazioni e di tantissime sensibilità del territorio, e grazie al sostegno di diverse amministrazioni, abbiamo organizzato un viaggio attraverso l’arte, la musica, l’informazione e la sostenibilità ambientale, il tutto all’insegna della condivisione e della spontaneità.

Si parte alle 16, con un laboratorio artistico-ecologico e un’estemporanea di pittura collettiva, mentre per tutta la piazza e le vie circostanti si alterneranno giocolieri e percussionisti.

Alle 18:30, momento di informazione e di confronto coordinato dal Comitato con i rappresentanti delle esperienze di Anguillara, Bracciano, Canale, Cerveteri e Ladispoli.

Dopo la cena, serata musicale animata da Massimo Fedeli, La Grande Madre e Anna Maria D’Ubaldo.

E siamo soltanto all’inizio, perchè contiamo di proseguire la campagna anche nel prossimo autunno.

Abbiamo raccolto 1 milione di firme, ora dobbiamo arrivare a 25 milioni di elettori!!!

Da Lagone.it

giu
28th

Aumentano le energie pulite prodotte con acqua

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Rinnovare per migliorare l’efficienza energetica e aumentare la quota di energia verde prodotta in Italia. Sono questi i principali obiettivi che hanno ispirato il progetto di ammodernamento del nucleo idroelettrico di Terni di E.ON, uno dei poli di produzione di energia rinnovabile più importanti del Centro Italia, nonché sito di grande valore storico e naturalistico.
Formato da 16 centrali idroelettriche per 38 gruppi di produzione, il nucleo si estende su un vasto territorio nelle province di Terni, Perugia, Rieti e Macerata, e ha una potenza installata complessiva di 681 MW. Mediamente il nucleo produce circa 1.3 TWh di energia elettrica l’anno, quantità equivalente al fabbisogno energetico di circa 500mila famiglie italiane. I lavori di rinnovamento, cominciati nel maggio 2008 per terminare nel 2011, coinvolgono 26 dei 38 gruppi di produzione, circa il 68% del parco impianti. Il progetto riguarda in particolare la sostituzione di macchinari idraulici ed elettrici (turbine e generatori) e il rinnovamento del sistema centralizzato di controllo della produzione elettrica di tutte le centrali E.ON in Italia. A oggi sono stati completati 19 gruppi, altri 5 sono previsti per fine anno, mentre i lavori per gli ultimi due gruppi si concluderanno nel corso del 2011.
Due i risultati che saranno raggiunti un volta completati gli interventi di rinnovamento sugli impianti. In primo luogo sarà raggiunto un miglioramento dell’efficienza delle centrali nel suo complesso compreso tra il 2% e il 4 per cento. Tale incremento permetterà di soddisfare i consumi di ulteriori 10mila famiglie senza bisogno di ricorrere a maggiori quantità d’acqua.
Vantaggi sono previsti anche per quanto riguarda la potenza installata che, per i gruppi rinnovati del nucleo Terni, aumenterà da 637 MW a 657 MW (+3,1%). Il rinnovamento degli impianti è inoltre in grado di assicurare riflessi positivi sotto il profilo ambientale: dalla riduzione delle emissioni acustiche alla diminuzione del rischio di contaminazione delle risorse idriche utilizzate nel processo di generazione. Il progetto nel suo complesso si presenta come un importante esempio di sostenibilità ambientale, che testimonia l’impegno di E.ON per l’efficienza e la salvaguardia dell’ambiente e del territorio che ospita l’impianto.

Da Il Giornale del 28 giugno 2010

giu
16th

Una tecnologia per produrre energia a impatto zero

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Per la prima volta, per la produzione di energia ad impatto 0 e bolletta 0 si utilizza la Co-geotermia con la pompa di calore alimentata ad acqua calda a bassa temperatura e non ad altre fonti esterne quali l’energia elettrica, ottenendo così efficienza e rendimento fino ad oggi impensabili. È questa la soluzione brevettata da Eubios S.p.A., società nata nel 2008 con sede a Milano.

Il sistema ha superato la fase sperimentale ed è sempre più utilizzato negli interventi edilizi in Italia. L’innovazione è stata sostituire l’alimentazione di energia elettrica con acqua calda a bassa temperatura. Per alimentare le pompe viene infatti utilizzata come energia primaria l’acqua calda a 60° che può essere ricavata da pannelli solari termici (per il periodo estivo) e, soprattutto, dal cascame termico di processi industriali o dalla cogenerazione. Il brevetto di Eubios prevede due trasformazioni in meno dei sistemi in pompa di calore geotermica tradizionali (da termico a elettrico e da elettrico a meccanico).

“Fino ad ora – ha spiegato il dott. Tarcisio Ghelfi, responsabile del marketing strategico di Eubios – esistevano pompe di calore alimentate dall’energia elettrica. Noi utilizziamo l’acqua calda prodotta in qualunque modo. Il metodo più semplice è recuperare l’energia termica ricavata durante attività che non mirano alla produzione di calore”.

La proposta Eubios raccoglie intorno al SEPE (Sistema Energetico Ponderato Eubios), tutte le altre tecnologie esistenti che utilizzano le fonti di energia rinnovabile (sole, vento, acqua, biocombustibili, geotermia). Le componenti del sistema sono integrate, soppesate e ponderate per ogni singolo sviluppo, sfruttando tutte le tecnologie di energie rinnovabili e le risorse del distretto locale, in un sistema integrato indivisibile. Grazie a questa innovazione, il SEPE consente di rendere gli edifici energeticamente autosufficienti, riscaldandoli e condizionandoli con soluzioni che possono raggiungere l’obiettivo dell’emissione zero di CO2 e del costo della bolletta zero.

“La nostra Società – spiega Sergio Leali Amministratore Delegato di Eubios S.p.A- si propone sul mercato con soluzioni che coagulano intorno ad una tecnologia innovativa e conveniente le diverse forme di energia alternative oggi disponibili, aumentandone l’efficacia e l’efficienza complessiva in un concetto di Sistema Energetico Ponderato versatile e scalabile, adatto per applicazioni residenziali, industriali e per le Smart City”

Il SEPE è costituito da un nucleo centrale, una pompa di calore geotermica a bassa entalpia, che è alimentato da acqua calda a 60° anziché ad energia elettrica. L’acqua calda può essere ottenuta dallo scarto della generazione di energia elettrica prodotta da un generatore di energia combinata (termica ed elettrica). Poiché l’energia elettrica autoprodotta non viene consumata dalla pompa di calore né in inverno né in estate, rimane disponibile per alimentare altri usi nelle strutture, oppure può essere venduta alla rete pubblica per ricavare risorse, così da azzerare i costi di gestione.

Per maggiori informazioni www.eubiosenergia.it

Da Affaritialiani del 16 giugno 2010

giu
16th

La NATO scopre l’acqua calda e le guerre per essa

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Vi riportiamo un articolo apparso su Libero News di oggi. Sembra che la NATO si sia svegliata solo oggi e abbia scoperto che le guerre del futuro (che sono già in corso) saranno combattute per assicurarsi l’accesso all’acqua.

Ecco quindi l’articolo riportato:

Altro che petrolio, oro, diamanti o possedimenti coloniali o il pericolosissimo confronto tra regime comunista e i liberali. Come si afferma da ormai diversi anni, le guerre del futuro si combatteranno per l’accesso all’acqua e, in tale contesto, l’Italia sarà pesantemente coinvolta vista la sua vicinanza con l’Africa.

Questo lo scenario delineatosi nel corso del convegno al Senato americano sul clima e la sicurezza svoltosi questa mattina a Washington, durante il quale Alexandrios Papaioannou, rappresentante della Nato, ha espresso le sue preoccupazioni per quanto potrebbe accadere da qui a pochi lustri, non solo nel Continente Nero, ma anche nella già rovente regione mediorientale.
“Nel Medio Oriente il conflitto fra arabi ed israeliani non sarà per Gerusalemme, ma per l’accesso all’acqua – afferma Papaioannou –. Il lago sotterraneo che fornisce l’acqua a Gaza potrebbe diventare presto un lago salato, a causa dell’innalzamento del Mediterraneo”.
Stesso discorso può essere fatto per l’Egitto e il corso del Nilo.
“Decine di milioni di egiziani – prosegue l’emissario della Nato – vivono grazie alle acque del Nilo. Cosa succederà se Uganda, Etiopia e Sudan cominceranno a prendere più acqua? L’Egitto andrebbe sicuramente in guerra”. Ed ecco il ruolo dell’Italia, che diventerebbe ancor di più la porta d’ingresso per l’Europa per i molti rifugiati e profughi provocati dai conflitti nel continente africano.

Impreparati – Ma l’aspetto più preoccupante è che, nonostante l’emergenza acqua sia stata delineata ormai da diversi decenni, l’agenda politica e interventista della Nato e dei vari Paesi internazionali non è stata ancora aggiornata, anzi, sembra essere ferma a decenni fa.
“La Nato è ancora organizzata in funzione della minaccia sovietica, che non c’è più ormai dal crollo del blocco e la fine della Guerra Fredda”, prosegue l’emissario greco.
“Al contrario siamo totalmente impreparati per quanto riguarda la capacità di gestire crisi umanitarie e lo testimonia il fatto che il rapporto sul futuro della Nato da qui al 2020 dedichi solo 5 righe ai cambiamenti climatici. Per prevenire i problemi futuri dobbiamo aumentare la nostra capacità di protezione civile”.

Da Libero News del 16 giugno 2010

giu
16th

Alla maturità beve tanta acqua

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Bocca secca, mal di testa, stanchezza: possono essere i primi segnali di una scarsa idratazione. A volte, mentre ci si prepara a un esame, si e’ cosi’ immersi nello studio da dimenticare di bere. Niente di piu’ sbagliato, soprattutto nei mesi piu’ caldi. Diversi studi hanno, infatti, dimostrato come l’insufficiente idratazione incida negativamente non soltanto sulle prestazioni fisiche, ma anche su quelle del cervello. Gli effetti sulla funzione cognitiva sono diversi: in uno studio internazionale condotto su giovani sani si sono osservati segnali come mal di testa e stanchezza, cui si associano riduzione della concentrazione, dell’attenzione e della memoria a breve termine. Un secondo studio ha evidenziato nei giovani “assetati” rallentamenti nel tempo di reazione, riduzione nell’efficienza aritmetica e nelle capacita’ visomotorie. Non bere a sufficienza puo’ inoltre ridurre la materia grigia, rendendo piu’ difficile ragionare; e’ quanto dimostrato da una recentissima ricerca, realizzata da un team di ricercatori britannici del King’s College di Londra. La disidratazione, secondo lo studio condotto su alcuni adolescenti, ha conseguenze non soltanto sulle dimensioni del cervello ma anche sul suo modo di lavorare. Risulta sufficiente la perdita di 1 litro di liquidi, quantita’ che si raggiunge con 90 minuti di sudorazione costante, per ridurre il cervello quanto basta a mandarlo in tilt. La mancanza di acqua, quindi, impatta sulla performance a scuola e sui risultati degli esami. “Sebbene la perdita di un litro di liquidi possa sembrare molta, non e’ cosi’ – spiega il Prof. Alessandro Zanasi dell’Osservatorio Sanpellegrino, Docente presso l’Universita’ di Bologna – Ogni giorno, infatti, il corpo in condizioni di riposo produce circa mezzo litro di sudore; in estate, con il caldo, la sudorazione aumenta fino a due litri, cosi’ come durante uno sforzo fisico o una tensione emotiva, come puo’ essere appunto un esame scolastico. In questo modo l’acqua necessaria giornalmente a una temperatura di 20 gradi puo’ triplicare se la temperatura sale a 40 gradi.” Niente paura pero’: e’ sufficiente bere un bicchiere d’acqua o due perche’ il cervello riacquisti tutte le sue capacita’ e torni rapidamente alla normalita’. “In particolare l’acqua minerale contiene oligoelementi che apportano nutrienti privi di calorie e che reintegrano i liquidi e i sali persi con il sudore – continua Zanasi – e’ quindi consigliabile scegliere acque ricche di calcio, utile alla trasmissione degli impulsi nervosi, di magnesio e sodio, per la regolazione del bilancio idrico. In vista delle prove scritte il mio suggerimento a tutti gli studenti e’ di portare con se’ e tenere sul banco una bottiglia d’acqua minerale”.

Da AGI salute del 16 giugno 2010

giu
16th

L’acqua nella Borsa dei potenti a voi niente…

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A far profitti con la privatizzazione delle risorse idriche saranno i big del capitalismo italiano. A iniziare dal banchiere del Vaticano. E i Comuni non conteranno più niente
(16 giugno 2010)

Corteo contro la privatizzazione dell acqua, marzo 2010 Corteo contro la privatizzazione
dell’acqua, marzo 2010L’accordo è fatto. L’acqua volerà in Borsa e una multinazionale nata dalla fusione di tre società ne controllerà la gestione. Iride, una multiutility, è una spa composta da altre spa e da altre spa e da altre spa. Come in una scatola cinese. La mega società è attualmente controllata dai comuni di Genova e Torino. La parte genovese è l’Amga (Azienda municipale gas e acqua) che nel 1995 si quota in borsa per poi, nel 2000, scorporare le acque in una società a parte e riassorbire gli acquedotti De Ferrari Galliera e Nicolay. Nasce Mediterranea. Nel 2006 arriva anche la fusione con l’Aem torinese che conclude la genesi di Iride: un colosso dell’acqua pubblica italiana che presto finirà nelle mani degli azionisti d’Europa.

Accanto a Genova e Torino, infatti, alla guida della multiutility c’è l’F2i: una società italiana di gestione del risparmio, titolare del Fondo destinato a effettuare investimenti nel settore delle infrastrutture. I fondi posseduti da F2i sono controllati da istituti bancari, casse previdenzali, fondazioni bancarie, assicurazioni, istituzioni finanziarie dello Stato (-8.10%), sponsor e management. Per un gruzzoletto pari a 1,8 miliardi di euro.

Il presidente della Spa si chiama Ettore Gotti Tedeschi, vecchio banchiere, uomo d’oro della Chiesa nonché attuale presidente dello Ior, la Banca Vaticana, che, dopo esser stato scritto insieme a 71 altri colleghi nel registro degli indagati del processo Parmalat del 2005, è stato prosciolto nel 2007. Amministratore delegato di F2i è invece Vito Gamberale, una carriera tra Autostrade Italia, Eni, Banca Italia e Benetton per la quale curava l’amministrazione di Atlantia. Arrestato durante Mani Pulite, venne poi assolto, anch’egli, dall’accusa di abuso d’ufficio e concussione. Gamberale è l’uomo che ha guidato l’accordo tra Iride e F2i. Il piano per la privatizzazione ruota infatti tutt’intorno alla spa di Tedeschi e al sostegno che questa riceve da un’altra azienda: la San Giacomo srl, una società dal nome promettente che trasforma le acque in buone azioni.
(continua…)

giu
14th

Nasoni chiusi per protesta a Roma

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fontane chiuse a roma per protesta privatizzazione acqua

I «nasoni» di Roma chiusi, incellofanati, lucchettati: è la protesta simbolica organizzata in molti quartieri della Capitale dal Comitato Referendum Acqua Pubblica contro la privatizzazione dell’acqua prevista dal decreto Ronchi. E domenica in piazza Brin, alla Garbatella, c’è la manifestazione/evento «H2ora, l’acqua scende in piazza»

Da Corriere della Sera del 11 giugno 2010