set
2nd

E se smettessimo di bere acqua in bottiglia?

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E’ la domanda che si è posto Brian Clark Howard, giornalista dell’ambiente che ha riassunto in un poster tutte le risposte a questa domanda.

Non c’è stato da aspettare molto prima che reazioni dagli alti vertici di chi, questa domanda, non venisse mai posta. Diversi blog che riportavano la notizia la hanno velocemente rimossa. Noi siamo qui, e vi riportiamo il poster e lasciamo a voi il diritto ed il dovere di giudicare se il suo lavoro è fazioso o meno.

Ringraziamo come sempre Massimo Menichelli per la segnalazione dell’argomento.

lug
27th

Da oggi anche lo sciacquone potrebbe alleggerire le nostre bollette

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Segnalatoci dalla nostra amica Francesca Calò vi riportiamo questa interessante notizia di un dispositivo che recupera energia attraverso i flussi d’acqua domestici.

MILANO – Come trasformare acque che andrebbero perse negli scarichi e nelle fogne in energia elettrica gratuita, per illuminare casa e accendere gli elettrodomestici? Uno studente inglese di design industriale ha inventato un sistema che trasforma le acque reflue di casa (che scendono da doccia, lavandini, e dallo sciacquone del wc) in watt. Non un affare da poco, visto che metà del mondo utilizza la toilette e in media lascia scivolare nelle tubature, dopo aver tirato la catena, 7 mila litri di acqua all’anno. HyDro-Power, questo il nome del progetto, è un generatore di corrente dedicato ai condomini. Collegato alle tubature degli scarichi, si occupa di trasformare e creare potenza. Promettendo costi e soprattutto risparmi interessanti.

IL SISTEMAL’apparecchio funziona così: l’acqua che scende dalle tubature del palazzo viene raccolta e incanalata nella macchina, che con quattro turbine permette subito di azionare un generatore elettrico e ridistribuire l’energia creata o nel palazzo stesso, magari per azionare l’ascensore, o le luci delle scale, o gli impianti di condizionamento condominiali, oppure può essere rivenduta all’operatore elettrico nazionale, come avviene sempre più con gli impianti fotovoltaici. È stato calcolato che, se applicato a un palazzo di sette piani, potrebbe portare a un risparmio medio annuo di circa 1.500 dollari (circa 1.160 euro).

CONCEPT – Per ora Hydro-Power è solo un concept in attesa di trovare un’azienda che voglia produrlo in larga scala. L’idea è di uno studente inglese, Tom Broadbent, iscritto al corso di design industriale dell’università De Montfort nel Leicester, che ha candidamente dichiarato come l’idea gli sia venuta mentre, in hotel, osservava come l’acqua scorreva velocemente nel gabinetto dopo aver tirato la catena.

Da Corriere della Sera del 29 luglio 2010

lug
13th

E se la terra si fermasse?

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E se la Terra smettesse di ruotare su se stessa? Non è uno scenario probabile in tempi vicini a noi a meno che un asteroide non colpisca il pianeta con una forza e un angolo d’impatto tali da rallentarne la velocità di rotazione fino a fermarla, ma è un’ipotesi quasi fantascientifica. Tuttavia un gruppo di ricercatori dell’Esri, una società che elabora software per risolvere problemi di geografia a livello internazionale, ha voluto comunque verificare cosa potrebbe succedere se si verificasse lo “stop” della rotazione terrestre. E le sorprese sono tante.

Quella più significativa sta nella nuova distribuzione dei mari che si verrebbe a creare. Per la maggior parte di noi la linea di confine tra le terre emerse e gli oceani sembra una cosa del tutto naturale, ma forse mai ci siamo chiesti perché ad oggi il livello del mare è quello che osserviamo e non un altro. E poi, chi controlla il livello del mare? Al di là delle variazioni del livello marino legato ai mutamenti climatici esso è in equilibrio con la gravità del pianeta, che attira l’acqua verso il centro di massa della Terra, e la forza centrifuga che si produce a causa della rotazione del pianeta e che la spinge verso l’esterno.

Dopo centinaia di milioni di anni di rotazione da che prese forma, la Terra ha assunto una forma a cocomero, così che il raggio equatoriale è più lungo di quello polare, con una differenza di 21,4 km. Conseguentemente la forza di gravità che agisce all’equatore è inferiore rispetto a quella in prossimità dei poli. Ma cosa succederebbe a tutto ciò se la Terra si fermasse pur continuando a ruotare attorno al Sole con la medesima inclinazione del suo asse, ma con la durata del giorno uguale a quella di un anno?

In un simile scenario ci sarebbero innanzi tutto catastrofici mutamenti climatici e disastrosi aggiustamenti geologici, ma al di là di questo la mancanza della forza centrifuga porterebbe ad una nuova geografia planetaria. L’acqua infatti, che oggi all’equatore è profonda circa 7 km, si sposterebbe quasi interamente dove la gravità verrebbe ad essere più intensa, cioè verso i poli. In tal modo molti abissi oceanici oggi sommersi in prossimità dell’equatore verrebbero a giorno, mentre molte terre oggi emerse scomparirebbero sotto i mari. Il risultato finale sarebbe un enorme continente che farebbe da cintura all’intero pianeta, mentre due grandi oceani coprirebbero i poli fino ad una latitudine prossima a quella dell’Italia, facendola annegare anch’essa interamente.

Un’altra sorpresa verrebbe dalle cime delle montagne. Il record non sarebbe più sotto i 9.000 m, ma ben al di sopra dei 10.000 m. La vetta del Kilimanjaro, per fare solo un esempio, arriverebbe a 12.786 m. E la nuova fossa delle Marianne? Diventerebbe un punto a sudovest delle isole Kiribati, nell’Oceano Pacifico, con una profondità di 2.760 m, sotto il livello del mare.

Ma arriveremo mai a tanto? Spiega Witold Fraczek, autore del lavoro: “In effetti la velocità di rotazione della Terra sta rallentando. Nel periodo geologico chiamato devoniano, circa 400 milioni di anni fa, la Terra compiva 40 rotazioni su se stessa in più rispetto ad oggi durante una rivoluzione attorno al Sole. A quel tempo gli oceani dovevano essere ancor più sviluppati in prossimità dell’equatore rispetto ad oggi. Ma per vedere la scomparsa della rotazione terrestre sarebbero necessari miliardi e miliardi di anni di là da venire, impossibile perché molto prima di allora il Sole si sarà spento con conseguenza catastrofiche sui pianeti interni del sistema solare”.

Da Repubblica.it del 13 luglio 2010

lug
7th

Il rabdomante di azzate

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bacchetta da rabdomanteAZZATE A giorni ad Azzate arriverà il rabdomante ma intanto il curioso annuncio del sindaco Gianni Dell’Acqua sta facendo il giro d’Italia. Martedì, infatti, il primo cittadino aveva preannunciato la volontà di ingaggiare un rabdomante, Luigi Cantonati, un esperto del Trentino per cercare una falda acquifera che facesse rinascere il vecchio lavatoio del paese.
La notizia ha suscitato la curiosità di tante persone che ieri hanno tempestato di telefonate il sindaco di Azzate. Non sono mancate le richieste di giornali e telegiornali: oltre all’Ansa, anche Telelombardia ha, infatti, contattato Dell’Acqua per un’intervista nella quale il primo cittadino spiegherà i motivi che lo hanno spinto a chiedere l’intervento di un rabdomante. Sì perché il sindaco circa trent’anni fa, per esperienza personale, superò le perplessità sulla rabdomanzia tanto da voler ripetere l’esperimento tra qualche giorno. Il rabdomante Luigi Cantonati, intervistato sul tema ieri anche dal quotidiano «L’Adige» di Trento, ha espresso la sua soddisfazione per la scelta fatta dal sindaco di Azzate: «Mi ha chiamato – conferma Cantonati – per trovare l’acqua. Lui sì che è una persona non ottusa, perché crede nelle potenzialità che persone come me hanno. Non sono un santone, il mio è un dono. C’è chi mi contatta attraverso il mio sito internet www.rabdomanzia.it, e chi mi conosce perché ho lavorato per privati, magari per chi cerca l’acqua per il pozzo del giardino, e per istituzioni, comuni o cooperative. Lavoro molto bene fuori dal Trentino». Così dal Trentino, Cantonati scenderà ad Azzate munito dei soliti ferri del mestiere: «A me – dice il rabdomante – va bene sia la verga che il bastoncino fatto di legno, non interessa se salice o olmo. Se devo preparami la bacchetta sul posto scelgo i diametri della forcella, ma di solito ho i miei “ferri del mestiere” con i manici in legno e poi ferro e acciaio». Cantonati, nella lunga intervista al quotidiano di Trento, ha poi evidenziato le qualità del vero rabdomante: «Ho scoperto di essere un rabdomante all’età di 29-30 anni, ora ne ho 41. Mio fratello, titolare di azienda agricola, all’epoca aveva bisogno di acqua. La ditta di perforazioni sarebbe arrivata solo se una persona avesse indicato loro in che punto lavorare. Contattati un anziano uomo trentino: lo andai a prendere e lo portai sul posto. Quest’uomo aveva iniziato la ricerca con la bacchetta. All’inizio non ci credevo. Poi ero passato anch’io nello stesso punto: la  bacchetta si muoveva nelle mie mani. Assieme a quell’uomo ho fatto ricerche altre quattro-cinque volte, tutte finite bene».

Da La provincia di Varese del 7 luglio 2010

lug
1st

IL DESERTO DELLE DUE PERLE: LE TEMPESTE DI SABBIA DI GALLIPOLI E OTRANTO

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Fino al secolo scorso c’era un grande lago che si chiamava Aral. Il lago d’Aral, uno dei laghi più grandi del mondo ed enorme riserva di pesca che dava sostentamento a milioni di persone, a causa di un dissennato progetto dell’Unione Sovietica di diversione delle acque a scopo irriguo per la produzione di cotone sulle sponde dei fiumi che lo alimentavano, è oggi praticamente scomparso, lasciando il posto a chilometri di steppa desertica che producono tempeste di sabbia, a loro volta causa di cambiamenti climatici.

Fino ad oggi (al settembre 2007) c’è una grande riserva d’acqua che si chiama FALDA DEL SALENTO che permette a Otranto e Gallipoli di vivere in un territorio bello e suggestivo e di far vendere ai suoi abitanti a 4.000 Euro al metro quadrato gli appartamenti ai turisti che vengono da tutto il mondo. Questa area che va da Otranto a Gallipoli coprendo parte del Salento è definita dagli studiosi MOLTO SENSIBILE ALLA DESERTIFICAZIONE .
Il concetto di desertificazione si è progressivamente evoluto nel corso degli anni nel tentativo di definire un processo che, seppur caratterizzato da cause locali, sta sempre più assumendo la connotazione di un problema globale. A questo termine è associata nell’immaginario collettivo il processo di espansione dei deserti sabbiosi.
Quest’immagine non corrisponde alla complessità dei fenomeni di degrado in atto nel nostro territorio.
Un elemento comune che inconfutabilmente associa le aree soggette a desertificazione è costituito dalla progressiva riduzione dello strato superficiale del suolo e della sua capacità produttiva.
In base ad un criterio di produttività biologica, la Conferenza delle Nazioni Unite sulla Desertificazione, tenutasi a Nairobi nel 1977, adottò una definizione di desertificazione (“riduzione o distruzione del potenziale biologico del terreno che può condurre a condizioni desertiche”) che prescindeva dalla collocazione geografica (polari o tropicali) delle aree colpite, dalle loro caratteristiche climatiche, dalle cause (naturali o antropogeniche) e dai processi (salinizzazione, erosione, deforestazione, ecc.) all’origine del degrado del potenziale biologico del suolo. (continua…)

giu
29th

Il presidente delle Maldive: «Ormai siamo a un metro dal mare»

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«Le nostre isole sono diventate un campanello d’allarme. Bisogna far pagare le emissioni dannose»

le maldive sempre più a fondo

Vi ricordate qualche tempo fa vi avevamo informato sulla tragedia che si sta consumando in questo angolo di paradiso. Beh se il paradiso può attendere, le maldive decisamente non se lo possono più permettere.

MALÉ – «Vado a pied i al lavoro e lascio a casa la limousine. Pratico lo snorkeling e le immersioni. E cerco di entrare in contatto con la vita marina». Le doti da sub le aveva già mostrate guidando alle Maldive il primo consiglio dei ministri sott’acqua della storia. Mohamed Nasheed, presidente delle 1.192 isole paradiso dei turisti (ma a rischio scomparsa), “Eroe dell’ambiente 2009” per Time Magazine, “Campione della Terra Onu 2010”, è diventato uno dei leader mondiali nella lotta al riscaldamento globale.
Otto mesi dal vertice subacqueo per denunciare l’innalzamento dei mari. Quali i risultati ottenuti?
Le nostre isole sono diventate un campanello d’allarme: il canarino nella miniera di carbone. Dico sempre ai leader stranieri: “Ciò che accade a noi oggi, può succedere a voi domani”. Si pensi a una città come Venezia. In un certo senso, siamo già tutti maldiviani”.

Al vertice sul clima di Copenaghen si raggiunse un accordo non vincolante. Nessun progresso al G8 e al G20 in Canada. Come superare questo stallo?
Copenaghen è stato un piccolo passo avanti. Ma è deludente che non si affronti più la crisi ambientale. Sarebbe invece il momento di costruire, occupandoci proprio di economia. Finora chiunque ha emesso anidride carbonica senza pagare. Ma è folle che qualcosa da cui tutti dipendiamo – l’atmosfera – non abbia valore economico.
Quale la strategia alternativa?
Far pagare le emissioni. A un prezzo così alto da compensare i danni ambientali. Sarebbe più esplosivo della Rivoluzione industriale: le fonti rinnovabili diventerebbero più economiche dei combustibili fossili, nascerebbero nuovi posti di lavoro e i Paesi consumatori di petrolio non trasferirebbero più le loro ricchezze ai venditori stranieri.
A Copenaghen l’Europa apparve schiacciata da Stati Uniti e Cina. Quale ruolo può giocare nella lotta al cambiamento climatico?
All’Europa piace vedersi leader della questione ambientale. Io le dico: sii più audace, il mondo ha bisogno della tua leadership. Noi appoggiamo la proposta di alcuni Paesi europei di alzare il taglio delle emissioni dal 20 al 30% entro il 2020.
Appena insediatosi, nel 2008, disse di voler comprare una nuova terra per il suo popolo. Fu solo una strategia di comunicazione?
Siamo a un metro e mezzo sul livello del mare e gli effetti del riscaldamento globale, come erosione e danni ai coralli, si avvertono già. Se il mondo consentirà la catastrofe ambientale, non potremo che trasferirci. Nessuno però lo vuole. E poi, dove finirebbero le farfalle? Dove i suoni? Dove la nostra cultura?.
I cambiamenti climatici e la recessione stanno modificando l’offerta turistica?
Le nostre spiagge restano tra le migliori al mondo per le vacanze. Di recente il governo ha creato un sistema di collegamento tra le isole e alle famiglie locali sarà consentito allestire alloggi. Così i turisti potranno continuare a sdraiarsi al sole ma anche esplorare gli atolli.
Povertà, legge islamica e trent’anni di regime sotto cui lei stesso fu arrestato: l’altra faccia delle Maldive. Il Paese è cambiato da quando lei è il primo presidente democraticamente eletto?
Viviamo una situazione fluida. Come un bambino che inizia a camminare e inciampa. Ma i diritti fondamentali sono riconosciuti. Reporters sans frontières, ad esempio, ci pone due posizioni sotto l’Italia per la libertà d’informazione.

Da Corriere della Sera del 29 giugno 2010

giu
28th

Il 3 luglio si chiude la raccolta firme per l’acqua

Per celebrare la chiusura della campagna referendaria promossa dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, il Comitato Provinciale Roma Nord organizza il 3 luglio in Piazza Mazzini a Bracciano un’intera giornata di approfondimento e di divertimento collettivo!

Grazie al coinvolgimento di numerose associazioni e di tantissime sensibilità del territorio, e grazie al sostegno di diverse amministrazioni, abbiamo organizzato un viaggio attraverso l’arte, la musica, l’informazione e la sostenibilità ambientale, il tutto all’insegna della condivisione e della spontaneità.

Si parte alle 16, con un laboratorio artistico-ecologico e un’estemporanea di pittura collettiva, mentre per tutta la piazza e le vie circostanti si alterneranno giocolieri e percussionisti.

Alle 18:30, momento di informazione e di confronto coordinato dal Comitato con i rappresentanti delle esperienze di Anguillara, Bracciano, Canale, Cerveteri e Ladispoli.

Dopo la cena, serata musicale animata da Massimo Fedeli, La Grande Madre e Anna Maria D’Ubaldo.

E siamo soltanto all’inizio, perchè contiamo di proseguire la campagna anche nel prossimo autunno.

Abbiamo raccolto 1 milione di firme, ora dobbiamo arrivare a 25 milioni di elettori!!!

Da Lagone.it

giu
28th

Aumentano le energie pulite prodotte con acqua

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Rinnovare per migliorare l’efficienza energetica e aumentare la quota di energia verde prodotta in Italia. Sono questi i principali obiettivi che hanno ispirato il progetto di ammodernamento del nucleo idroelettrico di Terni di E.ON, uno dei poli di produzione di energia rinnovabile più importanti del Centro Italia, nonché sito di grande valore storico e naturalistico.
Formato da 16 centrali idroelettriche per 38 gruppi di produzione, il nucleo si estende su un vasto territorio nelle province di Terni, Perugia, Rieti e Macerata, e ha una potenza installata complessiva di 681 MW. Mediamente il nucleo produce circa 1.3 TWh di energia elettrica l’anno, quantità equivalente al fabbisogno energetico di circa 500mila famiglie italiane. I lavori di rinnovamento, cominciati nel maggio 2008 per terminare nel 2011, coinvolgono 26 dei 38 gruppi di produzione, circa il 68% del parco impianti. Il progetto riguarda in particolare la sostituzione di macchinari idraulici ed elettrici (turbine e generatori) e il rinnovamento del sistema centralizzato di controllo della produzione elettrica di tutte le centrali E.ON in Italia. A oggi sono stati completati 19 gruppi, altri 5 sono previsti per fine anno, mentre i lavori per gli ultimi due gruppi si concluderanno nel corso del 2011.
Due i risultati che saranno raggiunti un volta completati gli interventi di rinnovamento sugli impianti. In primo luogo sarà raggiunto un miglioramento dell’efficienza delle centrali nel suo complesso compreso tra il 2% e il 4 per cento. Tale incremento permetterà di soddisfare i consumi di ulteriori 10mila famiglie senza bisogno di ricorrere a maggiori quantità d’acqua.
Vantaggi sono previsti anche per quanto riguarda la potenza installata che, per i gruppi rinnovati del nucleo Terni, aumenterà da 637 MW a 657 MW (+3,1%). Il rinnovamento degli impianti è inoltre in grado di assicurare riflessi positivi sotto il profilo ambientale: dalla riduzione delle emissioni acustiche alla diminuzione del rischio di contaminazione delle risorse idriche utilizzate nel processo di generazione. Il progetto nel suo complesso si presenta come un importante esempio di sostenibilità ambientale, che testimonia l’impegno di E.ON per l’efficienza e la salvaguardia dell’ambiente e del territorio che ospita l’impianto.

Da Il Giornale del 28 giugno 2010