E se la Terra smettesse di ruotare su se stessa? Non è uno scenario probabile in tempi vicini a noi a meno che un asteroide non colpisca il pianeta con una forza e un angolo d’impatto tali da rallentarne la velocità di rotazione fino a fermarla, ma è un’ipotesi quasi fantascientifica. Tuttavia un gruppo di ricercatori dell’Esri, una società che elabora software per risolvere problemi di geografia a livello internazionale, ha voluto comunque verificare cosa potrebbe succedere se si verificasse lo “stop” della rotazione terrestre. E le sorprese sono tante.
Quella più significativa sta nella nuova distribuzione dei mari che si verrebbe a creare. Per la maggior parte di noi la linea di confine tra le terre emerse e gli oceani sembra una cosa del tutto naturale, ma forse mai ci siamo chiesti perché ad oggi il livello del mare è quello che osserviamo e non un altro. E poi, chi controlla il livello del mare? Al di là delle variazioni del livello marino legato ai mutamenti climatici esso è in equilibrio con la gravità del pianeta, che attira l’acqua verso il centro di massa della Terra, e la forza centrifuga che si produce a causa della rotazione del pianeta e che la spinge verso l’esterno.
Dopo centinaia di milioni di anni di rotazione da che prese forma, la Terra ha assunto una forma a cocomero, così che il raggio equatoriale è più lungo di quello polare, con una differenza di 21,4 km. Conseguentemente la forza di gravità che agisce all’equatore è inferiore rispetto a quella in prossimità dei poli. Ma cosa succederebbe a tutto ciò se la Terra si fermasse pur continuando a ruotare attorno al Sole con la medesima inclinazione del suo asse, ma con la durata del giorno uguale a quella di un anno?
In un simile scenario ci sarebbero innanzi tutto catastrofici mutamenti climatici e disastrosi aggiustamenti geologici, ma al di là di questo la mancanza della forza centrifuga porterebbe ad una nuova geografia planetaria. L’acqua infatti, che oggi all’equatore è profonda circa 7 km, si sposterebbe quasi interamente dove la gravità verrebbe ad essere più intensa, cioè verso i poli. In tal modo molti abissi oceanici oggi sommersi in prossimità dell’equatore verrebbero a giorno, mentre molte terre oggi emerse scomparirebbero sotto i mari. Il risultato finale sarebbe un enorme continente che farebbe da cintura all’intero pianeta, mentre due grandi oceani coprirebbero i poli fino ad una latitudine prossima a quella dell’Italia, facendola annegare anch’essa interamente.
Un’altra sorpresa verrebbe dalle cime delle montagne. Il record non sarebbe più sotto i 9.000 m, ma ben al di sopra dei 10.000 m. La vetta del Kilimanjaro, per fare solo un esempio, arriverebbe a 12.786 m. E la nuova fossa delle Marianne? Diventerebbe un punto a sudovest delle isole Kiribati, nell’Oceano Pacifico, con una profondità di 2.760 m, sotto il livello del mare.
Ma arriveremo mai a tanto? Spiega Witold Fraczek, autore del lavoro: “In effetti la velocità di rotazione della Terra sta rallentando. Nel periodo geologico chiamato devoniano, circa 400 milioni di anni fa, la Terra compiva 40 rotazioni su se stessa in più rispetto ad oggi durante una rivoluzione attorno al Sole. A quel tempo gli oceani dovevano essere ancor più sviluppati in prossimità dell’equatore rispetto ad oggi. Ma per vedere la scomparsa della rotazione terrestre sarebbero necessari miliardi e miliardi di anni di là da venire, impossibile perché molto prima di allora il Sole si sarà spento con conseguenza catastrofiche sui pianeti interni del sistema solare”.
Da Repubblica.it del 13 luglio 2010



Prendo spunto dal post di Missunderstanding relativo alla lotta biologica alle zanzare tigre e dai vostri commenti e telefono a Fabio Grattarola tecnico agronomo all’Assessorato all’Ambiente del Comune di Aqui Terme e gli chiedo come funziona esattamente la lotta biologica alla zanzara tigre adottata dal suo comune.
Indolenza ed inattività, rilevazioni incerte, l’ambiguità normativa sono fattori che sommati possono arrecare un danno ingente, di dimensioni spropositate”. Così l’On. Domenico Scilipoti dell’Italia dei Valori sulla questione del cromo esavalente nelle falde acquifere nel bresciano. “Una vicenda letteralmente raccapricciante. L’aspetto che più inquieta – prosegue il deputato IDV – è la cinica lentezza, se non addirittura l’inerzia, con cui si sta procedendo in presenza di una situazione allarmante. Il solo pensiero che l’acqua utilizzata per uso potabile da centinaia di famiglie possa contenere il letale cromo esavalente suggeriva mobilitazione immediata. Invece, si trova modo di temporeggiare, di sollecitare modifiche e coordinamento di disposizioni normative, di chiedere un responso alla Commissione Europea. Eppure patologie quali tumore al naso ed ai polmoni, infertilità, alterazione genetica con ricadute sulle generazioni future sono conseguenze scientificamente dimostrate. Si è sin qui accertata la responsabilità in merito alla contaminazione delle falde? Si provveda, senza ulteriore perdita di tempo, all’inibizione dell’utilizzo dell’acqua inquinata. Si consentano alternative idriche alla popolazione e si depurino, infine, le falde. La qualità dell’acqua – conclude Scilipoti – non può passare come un elemento secondario che si presta ad un balletto di cifre e indici, consentendo, nell’incertezza, un uso che può rivelarsi letale”.









